Convegno Civicum sulle “Controllate”
Feb 28th, 2008 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Servizi generaliCOMUNI AZIONISTI
Ecco chi perde e chi guadagna
VEDIAMO PERCHÈ
Presentato il prossimo 5 marzo a Milano lo studio di Mediobanca sui bilanci delle Società “controllate”
Governance e investimenti delle Public Utilities: è il tema del convegno che si svolgerà a Milano, il 5 marzo (inizio alle ore 9,30), presso la sala conferenze della Camera di Commercio, in via Meravigli 9/b, per la presentazione della ricerca realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca “Le Società controllate dei maggiori Comuni italiani: BILANCI”, edizione 2008.
Detto così, potrebbe sembrare un convegno per economisti, specialisti di bilanci e studiosi della materia, invece si tratta di un argomento vicinissimo agli interessi dei cittadini, soprattutto alle loro tasche. Le società controllate sono quelle imprese che hanno natura privata di SpA, ma azionisti – tutti o in maggioranza – di natura pubblica: cioè i Comuni. Le loro caratteristiche più evidenti sono due.
Prima: i cittadini sono nello stesso tempo fruitori (come utenti) dei loro servizi e azionisti indiretti (come contribuenti).
Seconda: la loro gestione ha la libertà delle società private (scelta degli amministratori, assunzioni, acquisti eccetera), ma le loro eventuali perdite richiedono l’intervento delle casse pubbliche (contributi, sussidi, ripianamenti).
Due caratteristiche che rendono le controllate meritevoli di attenzione e trasparenza, nell’interesse dei cittadini. Tanto più, in quanto le dimensioni economiche di molte controllate superano di gran lunga quelle dei Comuni che le controllano.
Indicazioni significative
Al tema della governance delle controllate Civicum ha già dedicato uno studio con la proposta di una formula elaborata dal gruppo di esperti composto da Fulvio Coltorti, Francesco Giavazzi, Giulio Sapelli e Marco Vitale. Tuttavia, intende mantenere costantemente viva l’attenzione sulla materia con l’annuale analisi dei bilanci delle maggiori controllate dei sei maggiori Comuni italiani, realizzata da Fulvio Coltorti e Gabriele Barbaresco dell’Ufficio Studi di Mediobanca. Una ricerca sintetizzabile, al di fuori del rigoroso lessico dei tecnici, in questo schema: i Comuni azionisti, chi guadagna, chi perde e perché. Detta così, non solo gli economisti, ma tutti i contribuenti avranno qualche buona ragione per incuriosirsi e leggere.
Leggere anche i resoconti del convegno che, introdotto da Federico Sassoli de Bianchi, presidente di Civicum avrà dopo la presentazione dello studio da parte di Gabriele Barbaresco, un intervento di Andrea Boitani, professore di economia politica presso l’università Cattolica di Milano. Seguirà la tavola rotonda, coordinata da Mario Camozzi, fondatore promotore di Civicum, con la partecipazione di Elio Catania (presidente e ad ATM), Giancarlo Guiati (pres. GGT), Andrea Mangoni (ad Acea), Alfredo Mazzei (v.pres. CTP) e Raffaele Morese (pres. Trambus). L’evento è sponsorizzato dalla Acea di Roma, GTT – Gruppo Torinese Trasporti, CTP –Compagnia Trasporti Pubblici di Napoli e Metronapoli.
Ecco infine, alcune indicazioni – significative e talvolta sorprendenti –ricavate dall’analisi dei bilanci delle maggiori controllate dei maggiori Comuni italiani.
In portafoglio di 6 Comuni: le azioni di 407 società
Il parco delle società controllate dai Comuni costituisce una delle realtà più importanti dell’economia e finanza italiane. Bastano poche cifre per averne una dimensione.
I sei maggiori Comuni italiani Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Torino) controllano 341 imprese, 230 delle quali dipendenti dalle quattro big quotate in borsa: A2A, Acea, Hera e Iride.
Aggiungendo le partecipazioni di minoranza in altre 66 imprese, risulta che sei Comuni hanno in portafoglio 407 società.
Le prime 47 spendono fra tutte oltre 16 miliardi di euro (+19% dal 2005 al 2006), che è più del doppio d quanto spendono i sei Comuni per le attività dirette (7,8 miliardi di euro, -3% nello stesso periodo).
In maggioranza trasporti locali, ma anche p.r. e restauro film
I settori tradizionali delle società “controllate” comunali sono il trasporto pubblico locale, la distribuzione dell’acqua, la produzione e/o distribuzione di elettricità e gas, la gestione dei mercati comunali e in due casi la gestione degli aeroporti (la milanese SEA è però l’unica a maggioranza assoluta comunale).
Tuttavia non mancano le attività inconsuete: il Comune di Torino controlla, per esempio, una società di pubbliche relazioni e quello di Bologna una società di restauro cinematografico.
Ottimo investimento, se bene amministrate
Sono un buon investimento le controllate comunali? La risposta è: se bene amministrate, sì, sono un ottimo investimento. Vediamo perché.
Il capitale sociale delle controllate (4,7 miliardi di euro) e gli investimenti nelle partecipazioni di minoranza (223 milioni di euro) portano a un “nominale” complessivo di quasi 5 miliardi di euro.
Ma il valore delle società quotate, secondo i listini fine 2007, era di 7,6 miliardi e quello delle non quotate (valore del patrimonio netto a fine 2006) era valutabile in 3,5 miliardi di euro: totale, circa 11,1 miliardi di euro.
Pur tenendo conto del ribasso subito dalla Borsa in questi due mesi (Napoli non ha controllate quotate), il valore complessivo sarebbe comunque intorno ai 10,5 miliardi.
Ed ecco la classifica della ricchezza comunale in miliardi di euro:
- Milano 3,8 (ante fusione Aem-Asm)
- Brescia 2,9 (ante fusione Aem-Asm)
- Roma 2,3
- Torino 1,2
- Bologna 0,6
- Napoli 0,5
Il cittadino bresciano è “l’azionista” più ricco
Il cittadino di Brescia è “l’azionista” più ricco. Dividendo il valore delle società controllate per il numero degli abitanti si ricava questa classifica della ricchezza “azionaria” di ogni cittadino in euro (circa):
- bresciano 15.000
- milanese 2.900
- bolognese 1.500
- torinese 1.300
- romano 900
- napoletano 500
Il segreto di Brescia? Pochi amministratori
E’ vero che meno amministratori ci sono e meglio si amministra? Secondo le cifre delle controllate comunali, sembrerebbe di sì.
I consigli di amministrazione delle controllate di Brescia – che risultano le più brillanti – sono mediamente costituiti di 7,2 persone, cioè un po’ meno della media generale di 7,7 che si ricava dividendo i 488 fra amministratori e sindaci per 63, che è il numero delle loro amministrate.
I board più affollati sono quelli delle controllate di Bologna (8,3) e di Roma (8,2).
Milano fa rendere di più le “risorse umane”
Dai bilanci del 2006 si ricava un fatturato aggregato delle controllate comunali (ricavi più contributi e sussidi) pari a 17,3 miliardi di euro, dei quali quasi due miliardi costituiti da contributi e sussidi. I dipendenti complessivi sono 79.141.
Ai fini di una valutazione dei costi e dell’efficienza, appare interessante vedere come varia da città a città il rapporto fatturato/dipendenti, in percentuale sui valori complessivi:
(Dipendenti - Fatturato)
- MILANO 30% - 50%
- ROMA 40% - 20%
- BRESCIA 4% - 12%
- TORINO 13% - 11%
- BOLOGNA 4% - 3%
- NAPOLI 11% - 3%
Da notare a parità (o quasi) di fatturato la sproporzione dei dipendentiNapoli-Bologna e Brescia-Torino.
Trasporti: a Napoli Il primato dei contributi
Al settore dei trasporti pubblici locali (TPL) va lo scudetto del campionato dei contributi e sussidi: ne percepisce 1,3 miliardi di euro.
Avendo non una ma tre società per il trasporto pubblico, Napoli riceve per questo servizio sussidi e contributi ammontanti a 214 milioni di euro, che costituiscono oltre il 79% del fatturato complessivo delle tre società. Percentuale che è in realtà il 90% dei ricavi, se si tiene conto che – nonostante i sussidi – l’esercizio del sistema napoletano perde 28 milioni di euro.
Non è più efficiente il sistema romano del trasporto pubblico che, sommando i 518 milioni di contributi ai 132 di ripianamento perdite, ottiene un “aiuto” pubblico di circa 650 milioni, pari all’80% circa dei ricavi.
Ma ecco la classifica degli “aiutini” pubblici al settore trasporti locali in rapporto (circa) al fatturato aggregato:
- Napoli 90 %
- Roma 80 %
- Bologna 60 %
- Torino 60 %
- Milano 47%
- Brescia 43%
Solo il Comune di Napoli perde con le controllate
Soltanto il Comune di Napoli non riesce a guadagnare con le società controllate: le sue società sono in perdita già a livello operativo e alla fine perde 70 milioni di euro, pari al 12 % del fatturato.
Gli altri cinque Comuni hanno portato a casa nel 2007 (bilanci 2006) i dividendi secondo questa classifica in milioni di euro:
- Milano 248,4
- Brescia 83,1
- Roma 59,5
- Torino 14,0
- Bologna 12,2
E’ da notare che il boom di Milano è dovuto in gran parte al dividendo – il maggiore in valore assoluto – della SEA, ammontante a 194 milioni di cui 169 da distribuzione riserve.
A Roma Atac e Trambus costate 2,4 mld in 3 anni
Le maggiori perdite nel quadriennio 2003-2006 sono state registrate nel settore trasporti locali di Roma e di Napoli.
A Roma nel quadriennio l’Atac ha perso 489 mln e Trambus 14,4. Sommando alle perdite i contributi e i sussidi, si ricava che l’onere complessivo del trasporto pubblico romano è stato, nel periodo, di 2,4 miliardi di euro.
A Napoli l’ANM ha perso nel quadriennio 25,3 milioni di euro e la CTP 138,1. L’onere pubblico complessivo, calcolando contributi e sussidi, è stato di 1,2 miliardi di euro. Una perdita di 74,2 milioni di euro è stata totalizzata nel quadriennio anche dalla Asia, la società per il settore ambientale del Comune di Napoli.
Atm, Arin e Brescia Mobilità accantonano anche riserve
Le controllate virtuose riescono non solo a distribuire dividendi, ma anche ad accumulare liquidità che generano ulteriori rendite.
La liquidità complessiva del sistema delle controllate ammonta a circa 1,65 mld euro, dei quali 700 mln stanno a Milano (400 mln sono della ATM), 317 a Brescia e 223 a Roma. Altre consistenti riserve sono della Arin – società distribuzione idrica di Napoli – che ne vanta per 102 mln e alla Brescia Mobilità per 74,4 mln.
Questi “gruzzoletti” hanno reso nel 2006 14,6 mln ad ATM, 4,6 mln ad Arin, 2,8 mln a Brescia Mobilità.
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