CIVICUM

CITTADINI E ISTITUZIONI INSIEME PER UNO STATO PIU’ EFFICIENTE

Intervento da Napoli: Devoluzione non punizione

Feb 28th, 2008 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Servizi generali

napoliRegole chiare che diano a territori virtuosi pari risorse economiche dei territori ricchi, scrive il giornalista Marco Esposito. Federalismo fiscale come incentivo all’efficienza

Pubblichiamo molto volentieri questo intervento di Marco Esposito sui trasferimenti di entrate fiscali dallo Stato alle città di Napoli e Milano. Responsabile del settore economia de “Il Mattino”, il più diffuso quotidiano napoletano, Marco Esposito è giornalista e studioso particolarmente attento ai temi della fiscalità e della finanza locale, ai quali ha dedicato il libro “Chi paga la devolution”, edito da Laterza.


L’intervento di Esposito è un interessante contributo al dibattito sui criteri dei trasferimenti fiscali dallo Stato ai Comuni, che Civicum ha aperto con l’articolo del presidente Federico Sassoli de Bianchi sulla newsletter n. 24. In esso veniva posto, senza alcuna valutazione di merito, un interrogativo: perché nel 2006 Napoli ha ricevuto dallo Stato trasferimenti di 561 euro per cittadino e Milano invece di 65, cioè oltre otto volte di meno?

Un divario che si esprime con un rapporto di 8 a 1 merita qualche approfondimento. Ringraziamo Marco Esposito per il primo contributo che ci offre e mettiamo la newsletter di Civicum a disposizione di chiunque altro volesse fornirne di nuovi, confermando l’impegno di continuare le nostre ricerche e di tener fede alle parole che chiudevano il commento del presidente di Civicum: “Vi faremo sapere”.

di MARCO ESPOSITO

“I cittadini sono uguali davanti alla legge, ma non per le casse dello Stato” scriveva Federico Sassoli De Bianchi per commentare il confronto tra i bilanci comunali. Il confronto però dice che, almeno in questo, i cittadini di Roma, Milano, Napoli e Torino sono uguali visto che costano tutti 1.300 euro. Sassoli de Bianchi si stupisce però fin dal titolo dell’editoriale che per raggiungere tale obiettivo di 1.300 euro uguali in tutti i comuni i trasferimenti statali siano a Napoli otto volte superiori che a Milano. Come se non fosse ovvio che dove c’è più ricchezza c’è anche maggiore gettito fiscale locale e quindi minore necessità di sostegno da parte delle casse statali.

L’argomento è troppo serio, e il lavoro di Civicum troppo importante, per cavarsela con una battuta. Certo, a Napoli l’evasione fiscale è più alta che altrove.
Sicuro: il comune non fornisce servizi al livello delle risorse che gestisce. E ciò fa giustamente rabbia a Milano come sotto il Vesuvio.

Per l’inefficienza del mio comune e della mia regione sono punito: pago addizionali Irpef, Irap e sui carburanti più alte che in Lombardia ed è giusto che sia così perché non ho saputo scegliere amministratori capaci. Non accetto però punizioni strutturali, eterne, perché non colpirebbero me ma i miei figli. Per i quali vorrei in prospettiva una scuola e un’assistenza sanitaria di livello italiano e non “napoletano”.

Nella scrittura delle regole del federalismo fiscale, attese dal 2001, non può esserci a mio parere la punizione eterna di una parte d’Italia verso un’altra ovvero la regola che i servizi pubblici devono esser proporzionati non al numero dei cittadini ma al conto in banca. Si deve puntare a un meccanismo che spinga ciascun territorio a essere più efficiente.

Regole che diano a territori virtuosi le medesime risorse economiche dei territori ricchi.
Belle parole? Non credo. E faccio un esempio per capirsi. Nel 2000 la miopia del Sud e l’egoismo del Nord portarono a un decreto (il numero 56) che fotografava la distribuzione delle risorse esistente e gradualmente, in tredici anni, spostava meccanicamente soldi dal Sud al Nord riducendo la perequazione. Ma aveva senso togliere risorse nella medesima misura alla Puglia che aveva avviato un piano di ristrutturazione della sanità e alla Campania che non aveva fatto nulla di simile? Fatto sta che appena il decreto del 2000 cominciò ad avere i suoi effetti, la sua rigidità provocò la reazione del Sud tutto, con il conseguente congelamento del 56. Ben diverso sarebbe un sistema che desse al Sud denaro in proporzione ai costi standard dei servizi (e non alla spesa storica) e che legasse la perequazione a un ragionevole rientro da inefficienze come l’evasione fiscale.

Proviamo insomma a utilizzare il federalismo fiscale per spingere i territori a essere più efficienti e a recuperare competitività. Abbandonando l’idea che il federalismo sia un modo per dare più risorse ai territori che producono maggiore ricchezza. Sgombriamo quindi il campo da informazioni “clamorose” come un’inesistente vittoria di Napoli su Milano per 8 a 1. Perché l’obiettivo di tutti è che la partita “per uno stato più efficiente” tra Napoli e Milano finisca ogni anno 1 a 1.

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