La “tassa” sulle imposte
di VITTORIA FERRARIS
Sep 22nd, 2008 • Categoria: Costume e Cultura, Diritto e giustizia, Fisco, Newsletter, Primo piano
Troppo pesanti in Italia gli adempimenti fiscali
In tempi di crisi economiche profonde come quelli che stiamo vivendo, numerosi governi europei hanno tentato di contrastare la difficile congiuntura internazionale e la drammatica debolezza del dollaro statunitense con pacchetti di misure fiscali espansive mirati a sostenere le imprese dei rispettivi paesi nella loro sfida in difesa della competitività.
I margini di manovra sulla politica fiscale dipendono dalla congiuntura (problema di tutti), dalla solidità della finanze pubbliche (problema che in Europa un tempo accumunava Belgio e Italia, ora siamo rimasti soli), e dalla capacità di combattere l’evasione in modo preventivo (trasformando il reato fiscale in reato contro la morale, come avviene negli Stati Uniti): tre elementi che condannano il nostro paese a decenni di politica fiscale tutt’altro che accomodante. Le prospettive delle imprese italiane di recuperare competitività grazie a manovre sulla fiscalità sono dunque scarse.
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La Confindustria solleva però un altro problema, non meno importante: il costo generato dalla massa di adempimenti fiscali che grava sulle imprese italiane, conseguenza di una pubblica amministrazione inefficiente.
Le fa eco il risultato di un interessante e autorevole rapporto della Banca Mondiale, intitolato ‘Paying taxes 2007’. Secondo questo rapporto, le imprese italiane sopportano il tasso d’imposizione totale più elevato del gruppo dei paesi EU 25, confermando sostanzialmente ciò che Confindutria sostiene da anni: che tra gli ostacoli alla competitività delle imprese italiane, lo Stato si colloca in prima linea. Considerando che il tasso d’imposizione totale rilevato nel rapporto comprende, oltre alla tassazione del profitto d’impresa, i contributi sul lavoro, la tassazione dei dividendi, delle transazioni finanziarie, dei capital gain, della proprietà, l’Italia ha un tasso d’imposizione totale del 76%, contro il 29% dell’Irlanda, il 36% del Regno Unito, 51% della Germania, il 66% della Francia (penultima in posizione).
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Il dato la dice lunga sulla capacità di ogni singolo membro dell’Unione di attrarre investimenti produttivi provenienti da paesi extra-europei ed offrire nuovi sbocchi al mercato del lavoro nazionale. Ma, se è difficile attrarre nuove imprese interessate a stabilire nel nostro paese insediamenti produttivi, che cosa viene fatto per sostenere – come sarebbe opportuno – le imprese esistenti?
Secondo lo stesso rapporto, vien fatto ben poco sotto il profilo della politica fiscale. In un confronto mondiale, all’Italia è assegnato il penultimo posto (prima della Russia) nella graduatoria riguardante la facilità di pagamento delle tasse. L’indicatore cattura, oltre al tasso d’imposizione totale, il numero di pagamenti necessari ad una nostra impresa per chiudere i propri conti con il fisco e il numero di ore necessario per il pagamento delle imposte.
Sotto il profilo del numero dei pagamenti, l’Italia si difende bene con “soli” 15 pagamenti, contro i 16 della Germania e i 23 della Francia, ancorché sia distanziata notevolmente dalla Spagna (8) e dalla Svezia (2). Ma decisamente peggiore è il nostro posizionamento rispetto al numero di ore necessarie per l’assolvimento degli adempimenti fiscali: l’Italia è terz’ultima nell’area EU25, seguita soltanto da Polonia e Bulgaria, e penultima prima della Russia in un confronto mondiale. Secondo il rapporto, un’impresa italiana “spende” più di 350 ore per regolare i propri rapporti con il fisco. Siccome il tempo è danaro, l’eccessiva burocratizzazione dell’adempimento fiscale genera un costo occulto, che potremmo definire “tassa sulle imposte”.
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Se non è possibile avere politiche fiscali espansive in Italia, si può ragionevolmente attendere – a beneficio delle imprese – almeno una semplificazione dei processi di pagamento delle imposte? Il governo in carica ha fatto della semplificazione della macchina amministrativa uno dei suoi più reclamizzati impegni. Bene, aspettiamo di vederlo realizzato con un sensibile miglioramento della posizione dell’Italia nella classifica FPI (Facilità Pagamento Imposte) nei rapporti della Banca Mondiale dei prossimi anni.
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