Anche con la Web TV: annunci sì, controlli no
di IPPOLITO BEVILACQUA
Sep 26th, 2008 • Categoria: Costume e Cultura
Trasparenza a metà: non fa conoscere ai cittadini l’attività ma non l’operato degli amministratori
La legge 150/2000 ha inteso disciplinare l’informazione e la comunicazione da parte della Pubblica Amministrazione “in attuazione dei princìpi che regolano la trasparenza e l’efficacia dell’azione amministrativa, disciplinano le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”. E ha inteso conseguire, fra l’altro, l’informazione rivolta ai mezzi di comunicazione e la comunicazione esterna rivolta ai cittadini, in particolare finalizzate alla conoscenza delle disposizioni e delle attività delle istituzioni e a promuovere l’immagine.
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Purtroppo non si è tenuto in alcun conto il tema della comunicazione tesa alla informazione ai cittadini delle forme di controllo dell’ operato degli amministratori. Omissione non trascurabile, dal momento che gli amministratori stessi operano per conto e nell’ interesse dei cittadini, che devono quindi esser messi nella condizione di esercitare “effettivamente” quel potere di controllo.
E’ vero poi che la Legge in successivi articoli ha previsto che le pubbliche amministrazioni si dotino di apposito ufficio stampa, con responsabili iscritti all’Ordine dei Giornalisti, con la possibilità di un dialogo diretto con i cittadini, anche senza la mediazione delle strutture tradizionali, e anche tramite sistemi audiovisivi, telematici e Web Tv (che dà, questa, una comunicazione più diretta, con costi di impianto e di gestione più contenuti) posti sullo stesso piano della stampa tradizionale.
Camera e Senato hanno messo a disposizione un servizio di trasmissione in diretta di tutti i lavori parlamentari, accompagnate dal servizio di poter a domanda visionare tutte le sedute in archivio.
Il sistema ha permesso di democratizzare gli accessi, prima esclusiva dei soli giornalisti accreditati. E gradatamente il servizio si sta estendendo alle altre istituzioni pubbliche, a partire dalle Regioni. Del tema si occupa anche il Formez (associazione partecipata dal Dipartimento della Funzione Pubblica, dall’ANCI, dall’UPI, dall’UNCEM) che ha un ruolo propulsivo nei riguardi (oltre che delle comunicazioni tradizionali) del web, dei canali tematici, dei radiogiornali ecc.
Ma sostanzialmente le aree coperte da queste attività in sviluppo delle Pubbliche Amministrazioni sono due:
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1) la migliore conoscenza dei servizi rivolti ai cittadini, ed eventualmente la interattività con essi;
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2) la promozione del territorio.
Vale la pena di riportare integralmente alcuni punti della Legge, per miglior documentazione del lettore.
“Art. 1 - Finalità ed ambito di applicazione
1. Le disposizioni della presente legge, in attuazione dei princìpi che regolano la trasparenza e l’efficacia dell’azione amministrativa, disciplinano le attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni.
2. Ai fini della presente legge sono pubbliche amministrazioni quelle indicate all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.
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3. È fatta salva la disciplina vigente relativa alla pubblicità legale od obbligatoria degli atti pubblici.
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4. Nel rispetto delle norme vigenti in tema di segreto di Stato, di segreto d’ufficio, di tutela della riservatezza dei dati personali e in conformità ai comportamenti richiesti dalle carte deontologiche, sono considerate attività di informazione e di comunicazione istituzionale quelle poste in essere in Italia o all’estero dai soggetti di cui al comma 2 e volte a conseguire:
a) l’informazione ai mezzi di comunicazione di massa, attraverso stampa, audiovisivi e strumenti telematici;
b) la comunicazione esterna rivolta ai cittadini, alle collettività e ad altri enti attraverso ogni modalità tecnica ed organizzativa;
c) la comunicazione interna realizzata nell’ambito di ciascun ente.
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5. Le attività di informazione e di comunicazione sono, in particolare, finalizzate a:
a) illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di facilitarne l’applicazione;
b) illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento;
c) favorire l’accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza;
d) promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;
e) favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonché la conoscenza dell’avvio e del percorso dei procedimenti amministrativi;
f) promuovere l’immagine delle amministrazioni, nonché quella dell’Italia, in Europa e nel mondo, conferendo conoscenza e visibilità ad eventi d’importanza locale, regionale, nazionale ed internazionale.
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Manca del tutto, come si vede, l’obbiettivo di far conoscere ai cittadini l’operato degli amministratori, e permettere agli stessi cittadini di esercitarne il controllo: questa, sì. che sarebbe vera democratizzazione. Peccato! Perchè lo strumento sarebbe utile, poco costoso e facile da usare sia da parte delle amministrazioni che dei cittadini, e potrebbe davvero consentire un salto di qualità in tempi abbastanza rapidi verso la trasparenza.
Appare perciò opportuno chiedere e ottenere che la comunicazione abbia anche come argomento l’operato degli amministratori ai fini del miglior controllo da parte dei cittadini. E spingerne la diffusione sempre più giù verso i singoli cittadini: da Camera e Senato, ai Ministeri, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, agli Enti, ai Servizi.
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