CIVICUM

CITTADINI E ISTITUZIONI INSIEME PER UNO STATO PIU’ EFFICIENTE

Spese dei Comuni: vincolo di bilancio
di DAVIDE GRIGNANI

Sep 26th, 2008 • Categoria: Comuni, Conti pubblici

Spesso anche gli oneri di urbanizzazione dirottati verso fantasiose spese correnti

Nell’impenetrabile giungla del Moloch pubblico italiano non possono entrare nè i cittadini-contribuenti nè tantomeno gli operatori economici “profit” e “non-profit” che avrebbero possibilità concrete di supplire in modo efficace ed efficiente ai sempre crescenti servizi resi dalla PA secondo i principi di applicazione della sussidiarietà.

La formidabile barriera del vetusto impianto contabile-finanziario degli enti pubblici e la mancanza di trasparenza e rendicontazione analitico-sintetica nella presentazione dei conti pubblici rappresenta il primo micidiale ostacolo che impedisce al cittadino la consapevolezza civica di come si spendono nella “casa pubblica” le risorse che lui finanzia consacrando in tasse gran parte del suo anno lavorativo.

Se oggi, nel pieno della peggiore bufera finanziaria a memoria d’uomo, si attaccano con ragione i regolatori dei mercati, le banche centrali, lo IASB, gli IAS, la FED, l’FSA, la BCE, le rating agencies, i revisori, per non essere stati in grado di proteggere i clienti “retail” e “corporate” dalla cupidigia e dalle storture contabili e manageriali delle multinazionali finanziarie, che cosa possiamo aspettarci dalla opacità quasi totale e dalla incomprensibilità della contabilità e rendicontazione finanziaria del settore pubblico e para-pubblico del nostro paese, gestore di oltre il 50 % del Prodotto Interno Lordo?

Civicum tocca con mano questo problema: da anni il raggiungimento di un migliore livello di contabilità e rendicontazione finanziaria della PA rappresenta un punto fermo della sua missione. Nel far ciò cerca di individuare il metodo per affrontare il problema e fornire soluzioni secondo direttrici ambiziose ma allo stesso tempo semplici e comprensibili ad ogni cittadino. In questa azione non agisce in “solo” , ma supporta piuttosto i molti operatori pubblici che già da tempo hanno intrapreso sforzi di “traduzione” della contabilità finanziaria pubblica in prospetti sintetici guidati da chiari principi di contabilità analitica e sintetica.

Uno dei principi metodologici che più aiuterebbero il contribuente a migliorare la comprensione dell’operato pubblico è il rispetto di una chiara corrispondenza biunivoca tra le molte voci di risorse ed impieghi finanziari della parte di gestione corrente del bilancio degli enti: null’altro che uno dei pilastri fondanti della contabilità, fulcro del corretto equilibrio finanziario di ogni agente economico, in ultima istanza della stessa solidità patrimoniale di ogni attività attraverso la sua corretta finanziabilità.

Sulla base di questo principio, quale dovrebbe essere lo scenario “virtuoso” nel concreto? Una volta fissati i paletti contabili di quali e quante fonti finanziarie vanno a coprire quali e quante voci di impieghi (anche per gruppi di voci con finalizzazione omogenea), l’apparato esecutivo della PA - in tutte le sue infinite declinazioni e configurazioni amministrative - non dovrebbe avere poi molte flessibilità interpretative, discontinuità legislativa, “distrazione o scappatoia” nella esecuzione operativa del suo mandato di spesa sociale, rendendone poi conto al cittadino-contribuente in modo sintetico ed analitico. Questo processo dovrebbe mantenersi quanto più stabile ed inalterato nel lungo periodo evitando il più possibile adempimenti, discontinuità procedurali e metodologiche che confondano ulteriormente le possibilità di render conto e infine comprendere.

Purtroppo vale il contrario nella nostra realtà nazionale ed a tutti i livelli. Ciò in parte è stato causato del ritorno della mano pubblica là dove, con Tangentopoli, si è voluto recidere con modalità diverse lo scellerato scambio di favori economici tra pubblico e privato determinando così la conseguente crescita a dismisura delle necessità pubbliche per far fronte all’arretramento del privato. Ma questo sarebbe il meno: il vero protagonista è stato e continua ad essere l’innarestabile “idrante” legislativo ed amministrativo che a suon di decine di migliaia di leggi, disegni e decreti, commissariati, poteri speciali, circolari etc etc favorisce e determina la continua discontinuità ed elusione del principio contabile prima ricordato.

In questo modo la PA italiana ha perpetuato sino ad oggi una continua “distrazione” delle risorse finanziarie dal mandato politico delegato dalla sovranità popolare a favore di una gestione dettata da “stati di crescente necessità” che si prestano poi perfettamente ad una comoda gestione del potere politico fine a se stesso.

Gli esempi sono macroscopici, di magnitudini enormi e in fattispecie infinite. Ricordiamone solo alcuni, oggetto frequente di interesse da parte della stampa:

  • fondi utilizzati nell’ambito della spesa corrente per il pagamento di interessi e quote capitali relativi alla componente di spese in conto capitale fondi utilizzati per missioni in Italia e all’estero;
  • fondi utilizzati per l’acquisto/locazione di “ambasciate” all’estero;
  • fondi utilizzati per il pagamento di premi e commissioni per prodotti derivati legati al rifinanziamento di bilancio;
  • fondi utilizzati per il pagamento del personale o altri spese di gestione corrente mediante l’utilizzo di oneri di urbanizzazione (uno straordinario incentivo alla cementificazione edilizia da almeno trent’anni!);
  • fondi utilizzati per consulenze esterne e prestazioni professionali;
  • fondi utilizzati per il rifinanziamento “forzoso” di opere pubbliche non completate, ritardate, dismesse, o mai avviate;
  • fondi utilizzati per la creazione e mantenimento di società partecipate, miste, associazioni varie, consorzi e sponsor;

E l’elenco potrebbe continuare per intere pagine trattando non solo i temi per cassa ma le problematiche relative anche alle garanzie fianziarie.

E’ evidente come un potente strumento per sottrarre i nostri tributi alla bancarotta del continuo perpetuarsi e moltiplicarsi di queste distorsioni restino la trasparenza contabile e la conseguente accountability politica della PA.

L’attuale governo si è impegnato a varare finalmente la tanto attesa riforma della contabilità degli enti pubblici. Se nel far ciò riuscirà a declinare il suddetto principio attraverso la stabile osservanza del vincolo di bilancio secondo destinazione specifica sottraendolo definitivamente a “scappatoie” legislative ed amministrative che ne determinano la continua volatilità ed inaffidabilità, allora e solo allora saremo in grado di comprendere appieno l’operato pubblico, di misurarne l’efficacia dell’azione in termini di “welfare”, di valutare l’efficienza economica e finanziaria della prestazione e, in ultima istanza, di giudicarne l’operato sul piano politico.

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È presente un commento »

  1. Lei signor Grignani lamenta la piaga comunale degli Oneri di urbanizzazione vincolati all’ urbanizzazione ma dirottati invece alle spese ordinarie. L’ autore della Legge sugli Oneri, on. Bucalossi, dichiarò che da allora in poi i Comuni si sarebbero affrancati dai mutui per lo più pagati non da chi li accende ma dai successori e - difetto ancora più grave - di essere concessi a piacimento dai referenti governativi locali. Vennero gli Oneri ma il loro gettito non bastò a spegnere i mutui che invece dilagarono come formidabili strumenti di potere, anzi di sottogoverno, insieme con i Trasferimenti ordinari. Oggi i mutui DD.PP. non hanno più il richiamo di ieri ma é tuttora alta la padronanza del Mininterno distributore dei Trasferimenti ordinari che in pratica rende il ministro l’ azionista di riferimento e ogni Comune una Partecipazione dello Stato ricavandone così una sorta di immunità : quello che va bene al ministro va bene per tutti.

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