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Mille candele davanti al Parlamento e ai Comuni di FEDERICO SASSOLI DE BIANCHIPresidente di Civicum

feb 3rd, 2009 • Categoria: Conti pubblici, Costume e Cultura, Newsletter, Primo piano

La mobilitazione potrebbe avvenire il 2 giugno. E’ il momento di scegliere il futuro del nostro Paese e serve la partecipazione dei cittadini

Spoglia il politico… e sarai più felice. La proposta potrebbe risultare poco attraente nella maggior parte dei casi se non fosse che invece è proprio quello che è necessario fare per ridare una speranza a questo paese. Come è possibile? Andiamo con ordine.

Siamo nel mezzo della peggiore crisi economica da cinquant’anni a questa parte. E’ crisi finanziaria, economica ma anche di un modello di sviluppo. Un modello fondato sui consumi a debito nei paesi ricchi – soprattutto anglosassoni – finanziato dai paesi poveri, in particolare dalla Cina. Da questa crisi si uscirà, quando se ne uscirà, certamente con un ruolo maggiore degli Stati nell’economia. Potrà piacere oppure no ma è un fatto che non esista oramai un politico o un economista che non sia d’accordo sulla necessità di interventi degli Stati a sostegno della spesa, oltre che della solidità patrimoniale del sistema finanziario. Quale modello uscirà non è ancora chiaro. Potrebbe essere l’occasione per ribilanciare la spesa verso più consumi pubblici e meno consumi voluttuari. Certamente nel momento in cui milioni di risparmiatori decidono di spostare i propri risparmi per investire in titoli di Stato, i soli ritenuti sicuri, la bilancia del potere si sposta a favore di questi.

In Italia sappiamo che non vi sono grandi margini per aumentare la spesa pubblica. Siamo già assai indebitati. Indebitandoci ancora di più, rischiamo di non riuscire a far sottoscrivere i titoli di debito del nostro Stato, se non a tassi proibitivi. Che fare ?

Spogliamo i politici. Non nel senso letterale, ovviamente. Bisogna fargli abbandonare i costumi dietro a cui troppo spesso si mascherano, quando parlano in pubblico. Basta vedere un dibattito politico per rendersi conto che vengono dette frasi ad effetto, destinate solo a cercare di accaparrarsi le simpatie del pubblico ma non a fargli comprendere la realtà della situazione. Le cose vere, quelle che vengono decise nei corridoi della politica, quelle no, non vengono messe in pubblico. Chi deve essere nominato ad un certo incarico? Si pensi alla vicenda dell’Expo, ferma da mesi per non chiarite lotte di potere apparentemente incentrate sul ruolo del dottor Paolo Glisenti. Perché debba essere lui il rappresentante del Comune di Milano e in virtù di quali qualifiche ed esperienze specifiche, non è dato sapere.

Perché fare un certo investimento di danaro pubblico per salvare un’azienda oppure un’altra? Alitalia docet. Un operazione di cui pochi hanno capito quali erano gli obiettivi e se sono stati realizzati. Ora anche Fiat. Sicuramente gli aiuti all’auto saranno necessari, così come lo sono stati quelli al Comune di Catania in dissesto o al Comune di Roma. Ma qualcuno vuole spiegarci ufficialmente il perché di queste scelte? Perché dare soldi a Catania e non, per esempio a L’Aquila, il Comune che – come risulta dal rapporto Civicum-Politecnico sui Comuni – riceve meno soldi da Stato e Regioni?

Sulla questione di Malpensa si urla tanto ma non si dicono alcune cose semplici. E’ chiaro che un hub per funzionare deve essere ben collegato con il resto del paese e con le principali destinazioni internazionali. Più voli ci sono e più corti sono i tempi di attesa di chi vi fa scalo. Tempi di attesa lunghi fanno preferire percorsi alternativi. E’ ovvio che, se Milano divide i propri voli tra Malpensa e Linate, i voli su Malpensa saranno di meno e quindi l’hub non funziona. Quello che non si dice è che gli aeroporti a Milano sono tre. C’è Bergamo che – come risulta dal rapporto Civicum-Mediobanca sugli Aeroporti – registra un tasso di crescita spaventoso, il 170% in cinque anni e che è specializzato nei low cost. Perché non aprire Linate ai low cost, trasferire tutti i voli di linea a Malpensa e collegarla alla città di Milano con un treno più rapido e più frequente dell’attuale?

Portare la discussione politica dall’astrattezza delle frasi ad effetto alla concretezza dei numeri, chiedere di parlarci chiaro quando si tratta di scelte e di nomine è essenziale non solo per il bene dell’Italia, ma anche per ognuno di noi. L’Italia non può più permettersi di sprecare neanche un euro e la trasparenza è il primo passo indispensabile per costringere chi gioca con nostri soldi a svelare se gli obiettivi perseguiti sono quelli del bene comune o altri inconfessati. Ognuno di noi ha però un compito da eseguire. Qualcosa che se non farà lui, difficilmente qualcun altro farà al suo posto. Qualcosa che può dare più valore alla nostra vita. Più sapore alle nostre amicizie. Più fondamento alle nostre relazioni familiari.

Ognuno è grande quanto i sogni che ha. In questa Italia scettica e disillusa tocca a ognuno di noi interrogarsi su quale futuro vogliamo creare. Il nostro futuro è nelle nostre mani. Il paese che vogliamo costruire prima ancora che diventi realtà si è già avverato, nel nostro cuore e in quelli dei nostri figli, dei nostri amici e in tutti quelli a cui trasmettiamo quello in cui crediamo. Una fede, un’idea, un progetto hanno in sé una terribile forza propulsiva contagiosa. Senza queste l’umanità sarebbe ancora nelle caverne. Ai giovani bisogna dire che vi sono cose per cui vale la pena di battersi. Anche se costano fatica. Anche se si rischia di perdere. Non conta il successo, conta la meta. Contano i compagni di strada con cui si condivide la battaglia. Conta la convinzione di fare la cosa giusta, non solo per sè ma anche per gli altri.

Civicum è una strada, una sfida dall’apparenza impossibile, che testardamente ci ostiniamo a raccogliere. I dati che abbiamo presentato sui Comuni e quelli sulle società da loro controllate sono importanti perché permettono un confronto tra città. Ma lo sono molto di più perché rappresentano lo sforzo comune di cittadini qualsiasi che vogliono attirare l’attenzione del paese sulla necessità della trasparenza. Più dei dati, ci interessa dimostrare agli italiani che è possibile occuparsi della cosa pubblica anche senza fare politica; più delle pagelle ai politici ci interessa mostrare loro che è possibile dare conto del loro operato ai cittadini, così come fanno i loro colleghi in altri paesi. Abbiamo un obiettivo: quello di introdurre in Italia, a partire dai Comuni, la pratica di una amministrazione pubblica che renda conto. Obiettivi definiti e quantificati, risorse dedicate, risultati ottenuti. Per discuterne abbiamo invitato al dibattito a Roma e sono venuti il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta e il ministro ombra Lanzillotta. Per ottenerlo dobbiamo muoverci sia a livello centrale sia nei Comuni, coinvolgendo Sindaci, Direttori Generali, Assessori e consiglieri comunali.

Abbiamo presentato i conti dei Comuni capoluoghi di regione. Ne hanno parlato giornali e televisioni. L’Espresso ci ha dedicato sette pagine, Libero la prima pagina, altri tantissimi articoli ( scaricabili dalla rassegna stampa del nostro sito www.civicum.it). Il Sindaco di Torino più volte è intervenuto sulla stampa locale perché è risultato il più indebitato. Quello di Palermo perché la sua città è quella che offre meno servizi ai cittadini in proporzione alle risorse a sua disposizione. A Bologna il Comune ha pubblicato un documento con il posizionamento della città rispetto alle classifiche di Civicum. Ma non basta.

Dobbiamo creare per ogni città un Rapporto Civicum sull’attività del suo Comune e presentarlo pubblicamente con gli amministratori e le associazioni di categoria e del volontariato cittadine. Per farlo abbiamo i dati e la competenza. Ora ci vogliono cittadini volonterosi nelle singole città che organizzino l’evento e che trovino gli sponsors. Chi è interessato ad impegnarsi si faccia avanti.

Stiamo scrivendo alla commissione parlamentare competente per chiedere una modifica nel testo del disegno di legge in discussione sull’efficienza della Pubblica Amministrazione. Vogliamo che questa legge importante imponga di inserire nei rendiconti annuali indicatori di efficienza ed efficacia. Ma non basta. Vi sono leggi fatte e mai applicate.

E’ giunto il momento di far capire a chi amministra per nostro conto la cosa pubblica con i nostri soldi, che vogliamo comprendere e valutare il loro operato. Non vogliamo fare processi a nessuno ma vogliamo realizzare un sogno: un paese in cui chi paga le tasse sappia che niente viene sprecato. Chi vota sappia cosa hanno realizzato gli amministratori uscenti. Chi lavora nella Pubblica Amministrazione sappia che sarà promosso per il merito e non per anzianità o conoscenze e perciò ritrovi il gusto del suo lavoro e il giusto prestigio sociale.

Per questo dobbiamo avere il coraggio di un gesto che renda più visibile la nostra richiesta. Discutiamone ma poi scegliamo. Ben vengano altre idee migliori. Propongo che il 2 giugno sera si mettano davanti alla sede del proprio Comune o del Parlamento candele accese come segno di luce e trasparenza che chiediamo ai nostri rappresentanti. Non sarà una protesta ma una festa. La festa della luce e di chi ha voglia di impegnarsi a migliorare questa Italia anche senza scendere in politica. Dovremo spandere la voce, internet sarà indispensabile. Se ci saranno tante candele. Se coinvolgeremo in questo pacifica manifestazione civica tutti i parlamentari e consiglieri che condividono la nostra battaglia (e se ci segneremo quelli che non ci saranno a fianco). Se non pioverà…. avremo dato una mano al miglioramento dell’Italia e quella sera, chi ci sarà potrà andare a letto un po’ più felice.

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Sono presenti 4 commenti »

  1. Io sono disposto ad impegnarmi per il Rapporto Civicum e la manifestazione con le candele. Sono di Catania.

  2. Evviva ! Catania e’ una delle citta’ che non ha fornito alcun dato a Civicum. C’e’ bisogno di persone che sappiano testimoniare i propri valori di impegno civico. Certamente altri sono pronti a seguirti. Bisogna fare in modo che chi si riconosce in questa battaglia per la trasparenza possa ritrovarsi e avere modo di unirsi per una lotta incruenta da combattere con le armi della luce.

  3. Il 2 giu è la settimana prima dell’elezione per le europee e diversi sindaci, che poi potrebbero andare al ballottaggio. Sia che si mantenga la data, sia che la si posponga a dopo i ballottaggi, sarò della partita.
    FESTA DELLA LUCE: ottime le candele: che danno luce, ma anche bruciano. Noi vorremo fare luce sulle Amministrazioni

  4. Il 2 giugno ci sarò , accenderò le candele nel mio comune e ancor prima spero di aderire al rapporto civicum con i dati resi pubblici.
    Spenderò il mio prestgio sociale per accendere la speranza.

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