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Palermo bifronte: un bilancio, due letturedi GIANNI DE FELICE

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Controllate, Newsletter, Primo piano

Gian Antonio Stella scrive: “Il grande buco dei conti di Palermo”. Il sindaco Cammarata risponde: “I nostri conti sono in ordine”. Com’è possibile?

Conforta constatare che grandi giornali come il Corriere della Sera e il Sole24ore affrontano, con attenzione e frequenza sempre maggiori, il tema dei bilanci degli enti locali. Significa che Civicum non abbaiava alla luna, quando cominciò ad occuparsi delle amministrazioni dei grandi Comuni e della gestione delle loro partecipate, intuendo margini ancora vasti di miglioramento in termini di efficienza, economia e chiaro rapporto con i cittadini . In questo risveglio dell’informazione quotidiana – merito anche di Civicum osiamo pensare – si inserisce un caso meritevole di segnalazione. Quello della polemica fra Gian Antonio Stella, un giornalista informato dei fatti, e Diego Cammarata, il sindaco di Palermo che i fatti nella fattispecie li ha fatti.

La settimana scorsa, sulla prima pagina del Corrierone appare questo titolo, non vistoso ma di inequivocabile essenzialità: “Il Grande Buco dei Conti di Palermo” . Segue, condito con l’abituale ironia veneziana del co-autore della “Casta”, un articolo zeppo di non meno essenziali cifre. Dice che il buco “richiederebbe una toppa immediata di almeno 200 milioni di euro”. Riferisce che la Corte dei Conti ha appena chiesto al Comune di Palermo “chiarimenti su un mucchio di cose: dai 26 miliardi di debito fuori bilancio nel 2007 all’abnorme versamento di 247 milioni alle società partecipate”. Sintetizza: “Su 866 milioni l’anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti”. Calcola: i dipendenti comunali di Palermo sono “ottomila più di dieci anni fa. Un po’ diretti, un po’ precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti”. Analizza costi, qualità ed efficienza del non brillantissimo sistema palermitano di nettezza urbana, concludendo: “Uno spazzino ogni due chilometri di strada da pulire: primato planetario”.

All’indomani sul Corrierone appare, vistosamente impaginata su sei colonne, una lettera del sindaco di Palermo intitolata “Cammarata: i conti di Palermo e i precari”. Il sindaco contesta subito l’esposizione “di Palermo a una lettura non corretta dei dati del suo bilancio”. Denuncia che “la situazione dei precari a Palermo è una realtà che ha trovato concretezza quasi vent’anni fa e con la quale è impossibile non fare i conti”. Ricorda che l’ammucchiata dei precari venne fatta prima della sua elezione, ma rivendica “la scelta di stabilizzare questi precari… e di inserirli efficacemente all’interno del sistema produttivo comunale”. Operazione non sempre riuscita, dal momento che egli stesso confessa qualche dubbio, scrivendo un po’ sibillinamente: “Non avrei mai potuto accettare di mettere sulla strada migliaia di persone, anche se alcune di queste dovrebbero imparare ad acquisire maggiore dignità di lavoratori”. Ma lapidaria resta l’affermazione: “Nonostante questo, non esiste alcun buco. I nostri conti sono perfettamente in ordine”.

Non sorprende la risposta di Gian Antonio Stella: “Ma se Palermo è così virtuosa e i conti sono così in ordine perché Cammarata batte cassa?”
Non sorprende la cultura – radicata non solo a Palermo e non da ora – della pubblica amministrazione come strumento di soccorso sociale (o clientelismo politico) in favore di pochi, più che come garanzia di servizi economici ed efficienti in favore di tutti.
Non sorprende la discussione sull’amministrazione comunale palermitana dal momento che anche al vaglio dell’analisi comparata dei bilanci di 23 Comuni italiani di Civicum-Politecnico, Palermo – cui va riconosciuto comunque il merito di avere accettato l’analisi, diversamente da Catania e Messina che si sono sottratte – non si è classificata ai primissimi posti.

Ma bisogna riflettere – visto che non è una sorpresa neanche questa – sulla realtà di un bilancio che può essere indifferentemente catastrofico per un giornalista e perfettamente in ordine per un sindaco. Sulla intrinseca labilità di cifre che consentono di dire Bianco e Nero, Bene e Male, Giusto e Sbagliato con pari sicurezza. Di fronte a tecniche che consentono un così spiazzante bifrontismo, appaiono purtroppo giustificati il disorientamento dell’opinione pubblica e l’ondata di sfiducia, che hanno globalmente travolto e devastato tutto il mondo della finanza pubblica e privata, bancaria e comunale.

E appare ancor più fondata, necessaria, urgente la proposta di Civicum per un bilancio comunale standard, semplice ed eguale per tutti, soprattutto comprensibile ai cittadini. Con il bilancio “modello Civicum” – che il Comune di Reggio Emilia intende adottare e che Civicum mette a disposizione di tutti i Comuni – questo caso non ci sarebbe stato. O Stella non avrebbe potuto scrivere il suo articolo, o Cammarata non avrebbe potuto scrivere la sua risposta.
A chi non piace questa soluzione? E perché?

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È presente un commento »

  1. Se la Corte dei Conti ha davvero chiesto al Comune di Palermo chiarimenti sui 26 miliardi di debiti fuori bilancio si é sbagliata di tre zeri : i debiti fuori bilancio che risultano sugli allegati al Bilancio del 2007 ammontano a 26 milioni, da aggiungere ai noti 445, debito che grava per 26,4 per Rimborso capitale e per 17,5 di Interessi, con rata annua di ammortamento di 43.9 corrispondente al tasso del 9 %. Neppure é fuori misura il carico di Personale, che é ammesso fino al 44 % delle Spese correnti ( e, con varie indulgenze, anche di più ). I parametri di controllo del deficit strutturale bocciano però, e a ragione, la gestione dei residui attivi e passivi, ma questo male é diffuso anche oltre lo Stretto.
    Salto ora a pié pari tutti i “parziali ” del bilancio incriminato per fermarmi un momento sul totale della Spesa corrente e sul suo andamento, ossia sul consumo netto della macchina comunale palermitana, paragonandola a quella degli altri 24 Comuni capoluogo di Regione. Sia come livello di consumo ( é decima fra le città con minore spesa ) sia come rendimento ( é terza dopo L’ Aquila e Milano con minor incremento di spesa nell’ ultimo decennio ) alla fine del 2007 il Comune di Palermo godeva di buona salute.

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