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Comuni

I rendiconti 2008 dei grandi comuni italiani a cura del POLITECNICO DI MILANO – prof. GIOVANNI AZZONE e dr.ssa MARIKA ARENA. Città analizzate: Bolzano, La Spezia, Trento, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Trieste, Venezia, Genova, Milano, Torino, Ancona, Firenze, Perugia, Catanzaro, Pescara, Potenza, Bari, Cagliari, Napoli, Palermo.

nov 26th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Primo piano, Studi e ricerche, Studi e ricerche - Bilanci comunali

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Leggi la rassegna stampa relativa allo studio.

INDICE

1. Gli obiettivi
2. Chi c'è e chi non c'è...
3. I comuni e i cluster
4. Le entrate
4.1 Le entrate tributarie
4.2 Le entrate extra tributarie
4.3 I trasferimenti
5. Le spese
5.1 Le spese correnti
5.2 Gli investimenti
5.3 I più e i meno
6. L'auto-amministrazione
7. La situazione patrimoniale
8. I residui

INDICE DEGLI ALLEGATI

Le entrate
Le entrate tributarie
Le entrate extra-tributarie
I trasferimenti
Le spese
Autoamministrazione
La situazione patrimoniale

Palermo bifronte: un bilancio, due letturedi GIANNI DE FELICE

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Controllate, Newsletter, Primo piano

Gian Antonio Stella scrive: “Il grande buco dei conti di Palermo”. Il sindaco Cammarata risponde: “I nostri conti sono in ordine”. Com’è possibile?

Conforta constatare che grandi giornali come il Corriere della Sera e il Sole24ore affrontano, con attenzione e frequenza sempre maggiori, il tema dei bilanci degli enti locali. Significa che Civicum non abbaiava alla luna, quando cominciò ad occuparsi delle amministrazioni dei grandi Comuni e della gestione delle loro partecipate, intuendo margini ancora vasti di miglioramento in termini di efficienza, economia e chiaro rapporto con i cittadini . In questo risveglio dell’informazione quotidiana – merito anche di Civicum osiamo pensare – si inserisce un caso meritevole di segnalazione. Quello della polemica fra Gian Antonio Stella, un giornalista informato dei fatti, e Diego Cammarata, il sindaco di Palermo che i fatti nella fattispecie li ha fatti.

La settimana scorsa, sulla prima pagina del Corrierone appare questo titolo, non vistoso ma di inequivocabile essenzialità: “Il Grande Buco dei Conti di Palermo” . Segue, condito con l’abituale ironia veneziana del co-autore della “Casta”, un articolo zeppo di non meno essenziali cifre. Dice che il buco “richiederebbe una toppa immediata di almeno 200 milioni di euro”. Riferisce che la Corte dei Conti ha appena chiesto al Comune di Palermo “chiarimenti su un mucchio di cose: dai 26 miliardi di debito fuori bilancio nel 2007 all’abnorme versamento di 247 milioni alle società partecipate”. Sintetizza: “Su 866 milioni l’anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti”. Calcola: i dipendenti comunali di Palermo sono “ottomila più di dieci anni fa. Un po’ diretti, un po’ precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti”. Analizza costi, qualità ed efficienza del non brillantissimo sistema palermitano di nettezza urbana, concludendo: “Uno spazzino ogni due chilometri di strada da pulire: primato planetario”.

All’indomani sul Corrierone appare, vistosamente impaginata su sei colonne, una lettera del sindaco di Palermo intitolata “Cammarata: i conti di Palermo e i precari”. Il sindaco contesta subito l’esposizione “di Palermo a una lettura non corretta dei dati del suo bilancio”. Denuncia che “la situazione dei precari a Palermo è una realtà che ha trovato concretezza quasi vent’anni fa e con la quale è impossibile non fare i conti”. Ricorda che l’ammucchiata dei precari venne fatta prima della sua elezione, ma rivendica “la scelta di stabilizzare questi precari… e di inserirli efficacemente all’interno del sistema produttivo comunale”. Operazione non sempre riuscita, dal momento che egli stesso confessa qualche dubbio, scrivendo un po’ sibillinamente: “Non avrei mai potuto accettare di mettere sulla strada migliaia di persone, anche se alcune di queste dovrebbero imparare ad acquisire maggiore dignità di lavoratori”. Ma lapidaria resta l’affermazione: “Nonostante questo, non esiste alcun buco. I nostri conti sono perfettamente in ordine”.

Non sorprende la risposta di Gian Antonio Stella: “Ma se Palermo è così virtuosa e i conti sono così in ordine perché Cammarata batte cassa?”
Non sorprende la cultura – radicata non solo a Palermo e non da ora – della pubblica amministrazione come strumento di soccorso sociale (o clientelismo politico) in favore di pochi, più che come garanzia di servizi economici ed efficienti in favore di tutti.
Non sorprende la discussione sull’amministrazione comunale palermitana dal momento che anche al vaglio dell’analisi comparata dei bilanci di 23 Comuni italiani di Civicum-Politecnico, Palermo – cui va riconosciuto comunque il merito di avere accettato l’analisi, diversamente da Catania e Messina che si sono sottratte – non si è classificata ai primissimi posti.

Ma bisogna riflettere – visto che non è una sorpresa neanche questa – sulla realtà di un bilancio che può essere indifferentemente catastrofico per un giornalista e perfettamente in ordine per un sindaco. Sulla intrinseca labilità di cifre che consentono di dire Bianco e Nero, Bene e Male, Giusto e Sbagliato con pari sicurezza. Di fronte a tecniche che consentono un così spiazzante bifrontismo, appaiono purtroppo giustificati il disorientamento dell’opinione pubblica e l’ondata di sfiducia, che hanno globalmente travolto e devastato tutto il mondo della finanza pubblica e privata, bancaria e comunale.

E appare ancor più fondata, necessaria, urgente la proposta di Civicum per un bilancio comunale standard, semplice ed eguale per tutti, soprattutto comprensibile ai cittadini. Con il bilancio “modello Civicum” – che il Comune di Reggio Emilia intende adottare e che Civicum mette a disposizione di tutti i Comuni – questo caso non ci sarebbe stato. O Stella non avrebbe potuto scrivere il suo articolo, o Cammarata non avrebbe potuto scrivere la sua risposta.
A chi non piace questa soluzione? E perché?

Un esempio da BolognaUn impegno da Napolidi CIVICUM

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Controllate, Newsletter, Primo piano

Alla presentazione della ricerca Civicum-Mediobanca lapidaria testimonianza di Galimberti, presidente Amsa: “Spesi 25 milioni per pulire i muri di Milano, la nettezza urbana dipende dall’educazione dei cittadini”

Nonostante qualche defezione importante “per imprevisti e improrogabili impegni”, la presentazione del rapporto sui bilanci delle società “controllate” dei Comuni di Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia e Bologna, edizione 2009, realizzato da Ufficio Studi Mediobanca per Civicum, è stata seguita con straordinaria attenzione la mattina di mercoledì 4 marzo nella sala conferenze della Camera di Commercio di Milano e ha avuto vasta eco negli organi d’informazione locali e nazionali.

Non poteva essere altrimenti sia per la dimensione economica della massa di imprese esaminate, sia per ricchezza di dati informazioni e rilievi della ricerca eseguita da Gabriele Barbaresco, sia per la prospettiva di valutazione che analisi eseguite nell’arco di un quinquennio consentono a cittadini, amministratori, imprenditori e studiosi.

In altro articolo di questa newsletter troverete la sintesi dei dati di maggiore interesse emersi dalla ricerca: Nel sito www.civicum.it potete consultare, e scaricare se volete, tanto il rapporto nella sua versione integrale quanto le tabelle e i grafici che ne evidenziano sin otticamente i risultati. Pertanto è possibile limitarsi qui a dare sinteticamente conto del convegno.

Apprezzando la chiarezza con la quale il consigliere Russo della CTP di Napoli ha spiegato che la realtà attuale della sua azienda, ora appartenente tutta alla Provincia, è sostanzialmente cambiata da quella rappresentata dal bilancio 2007, quando era partecipata al 50% dal Comune di Napoli. Segnalando l’esemplare conduzione della Atc, azienda di trasporto locale bolognese rappresentata dal presidente Francesco Sutti, e lo schietto realismo finanziario di Marco Cesaretti, dirigente del GTT torinese (alle aziende di trasporto locale non possono restare margini per grandi investimenti). Ricordando che Sergio Galimberti, presidente della milanese Amsa, ha lapidariamente enunciato una semplice ma sacrosanta verità: l’andamento di un’impresa di nettezza urbana dipende dalla educazione dei cittadini. E ringraziando, infine, i main sponsor Amsa e Roma Metropolitane, lo sponsor Ctp e il sostenitore GTT per il contributo con il quale hanno reso possibile l’incontro.

La presentazione è stata aperta dal saluto del presidente di Civicum, Federico Sassoli de Bianchi, che ha ricordato l’impegno della Fondazione per la trasparenza dei conti pubblici, come primo passo verso l’efficienza e l’economicità, e sottolineato come, nel caso delle “controllate”, siano spesso proprio i Comuni “controllanti” a non dotarsi di efficaci strumenti di verifica e, appunto, di controllo. Con la proiezione di 49 slides l’autore della ricerca, Gabriele Barbaresco, ha messo a fuoco situazione, tendenze e fenomeni di rilievo riguardanti le aziende esaminate, evidenziando la “voragine del trasporto pubblico locale” particolarmente profonda a Roma e a Napoli. In merito alla milanese ATM, il relatore ha ricordato “i 400 milioni in portafoglio di cui si era parlato l’anno scorso per investimenti, ma sono ancora là”.

I problemi del trasporto pubblico locale e dell’igiene ambientale hanno dominato la tavola rotonda, coordinata da Mario Camozzi, fondatore promotore di Civicum. Marco Cesaretti, dirigente di pianificazione e finanza del GTT Torino, ha sostenuto che “i grandi investimenti sono insostenibili dalle aziende e in certi casi anche dai Comuni controllanti”, ma richiedono sostegno finanziario a livello nazionale: “Per noi un impegno di quattrocento milioni di euro sarebbe impensabile”.

Da parte sua, Sergio Russo, consigliere di CTP Napoli, ha chiarito che i dati del 2007 riguardano il passato della sua azienda, che dal 2008 non è più partecipata al 50% dal Comune di Napoli ma è passata al 100% alla Provincia. Parlando di questa “nuova” CTP, Russo ha ricordato che “nel 2008 è stata valutata da Moody’s con un rating A3”, quello che si riserva alle aziende più virtuose. Ha inoltre aggiunto che “nel 2008 CTP ha risparmiato 4 milioni di euro e varato un piano triennale che farà risparmiare altri tre milioni”. “Abbiamo ridotto gli amministratori da 5 a 3, abolito la carica onerosa di vicepresidente e ridotto del 10% i compensi del cda. Abbiamo rinnovato la flotta con bus a metano, riducendo spese e inquinamento ambientale. Avendo molte linee nella zona tra Caserta e litorale tirrenico, affollatissima di extra-comunitari. abbiamo attuato con la Caritas un programma di sensibilizzazione civica per combattere l’evasione tariffaria. Siamo più che soddisfatti del risultati ottenuti. E abbiamo le tariffe più basse – ha concluso. – Non si può ignorare, quando si parla di tariffe, che il trasporto pubblico locale, specialmente in certe zone, fa parte del welfare”. Francesco Sutti, presidente della ATC Bologna, per restare nell’ambito del trasporto pubblico, ha detto di ritenere ingiustificata “la distinzione fra pubblico e privato, bisogna invece distinguere fra amministratori competenti e amministratori non esperti del settore”. “In quattro anni – ha detto – ci siamo ridotti di 62 persone, abbiamo ringiovanito la flotta con mezzo eco-compatibili, abbiamo chiuso bilanci con utili e stiamo anche investendo in grandi progetti di infrastrutture”.

Unico rappresentante del settore igiene ambientale, Sergio Galimberti, presidente e ad della milanese Amsa, ha focalizzato le difficoltà del suo campo: “Il settore energetico rende perché si fa pagare direttamente dagli utenti. Le aziende di igiene ambientale hanno di solito una diversa forma di ricavo. Ora che l’Amsa è passata alla Aem e quindi alla A2A, gruppo quotato in Borsa, faremo fatture al Comune di Milano e questo migliorerà, fin dal 2008, l’aspetto del suo bilancio. Ricordiamoci, inoltre, che la vita di un’azienda come la nostra dipende anche dall’educazione dei cittadini. Amsa e Comune di Milano hanno speso 25 milioni di euro per tenere puliti i muri, ma guardatevi intorno…”.

Le privatizzazioni sono considerate impraticabili nel trasporto pubblico locale. “Il costo vettura/chilometro – ha detto Cesaretti – è di 5 euro per il bus e 10 euro per il tram. Col biglietto a 1,5 euro occorre il sostegno pubblico”. “I ricavi tariffari – ha riferito Russo – sono assorbiti interamente dal costo del personale. Più possibilista Sutti: “Abbiamo ottenuto buoni risultati senza aumentare le tariffe. Credo che sia fondamentale la capacità di auto-finanziamento”. Un accenno è stato fatto anche al “tesoretto” di 400 milioni di euro della milanese ATM, non rappresentata alla tavola rotonda. “Se ne discusse l’anno scorso – ha detto il relatore Barbaresco – e si parlò di investimenti. Ma ora quei quattrocento milioni sono ancora là…”. Il mondo dei servizi pubblici gestito da società “private” è talora un po’ troppo riservato. Ancora una volta Civicum è soddisfatto di averci aperto una finestra e invitato i cittadini ad affacciarvisi.

Unindustria e Legacoop con Civicum per Bolognadi ELENA DI FAZIO

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Newsletter, Primo piano

Accordo per l’evento, che sarà organizzato con la collaborazione del Comune

Civicum presenta a Bologna il “Rapporto Civicum per la città di Bologna”, un approfondimento dello studio effettuato sui bilanci dei 23 principali comuni italiani in collaborazione con il Politecnico di Milano.

L’obiettivo è di rielaborare l’analisi sullo specifico caso bolognese, facendo emergere le scelte allocative dell’amministrazione, evidenziando le politiche cui vengono destinate maggiori risorse e le diverse pratiche gestionali. A completamento dell’analisi saranno presentati dei focus tematici su alcuni servizi chiave: all’infanzia, agli anziani, trasporti e sicurezza, con particolare attenzione all’efficienza nell’erogazione dei servizi e alla loro efficacia.

L’idea è stata accolta con interesse e condivisa da due soggetti fra i più rappresentativi del tessuto sociale e produttivo bolognese: Unindustria Bologna, l’associazione che rappresenta e tutela le imprese del territorio, e Legacoop, che rappresenta le cooperative associate, co-sponsor dell’evento. Ci pare particolarmente rilevante questa collaborazione, già verificatasi in altre occasioni e ormai consolidata, segno tangibile della volontà delle due organizzazioni di collaborare e di porsi al servizio della collettività.

In questo quadro si è inserita la convinta partecipazione del Comune e, in particolare, dell’Assessore al bilancio, dott.ssa Paola Bottoni, che ha contribuito alla realizzazione della ricerca fornendo il necessario supporto informativo e ha accolto positivamente l’idea della presentazione e discussione pubblica dei dati. Ci sembra opportuno sottolineare come l’amministrazione di Bologna abbia compreso l’importanza dello studio e ancor più della presentazione, al di là degli aspetti puramente tecnici, come un primo importante passo per avviare un migliore rapporto con i cittadini e per una maggiore responsabilizzazione del proprio staff. La presentazione dei dati sarà infatti l’occasione per confrontarsi su temi di stringente attualità: le modalità di rendicontazione dell’amministrazione locale nei confronti dei cittadini, le scelte politiche e strategiche che soggiacciono a quelle gestionali, il livello di efficienza ed efficacia dei servizi erogati, a partire dalle tipologie maggiormente rilevanti per la vita quotidiana dei cittadini.

Il caso di Bologna e le sinergie che si sono sviluppate rappresentano un modello virtuoso: un’amministrazione ricettiva, pronta a raccogliere le sollecitazioni e gli stimoli provenienti dalla società civile e il mondo dell’associazionismo di categoria che, sentendo l’esigenza di disporre di dati comprensibili e più facilmente fruibili, ci ha stimolato e sollecitato alla realizzazione del Rapporto garantendoci il sostegno economico per la realizzazione dell’evento.

Manca un solo tassello, per ora: la partecipazione dei cittadini bolognesi, ma siamo certi sarà attenta e numerosa!

Sorprendente: la Iervolino assegna più poltrone della Morattidi CIVICUM

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Controllate, Newsletter, Primo piano

Il sindaco di Napoli nomina 55 amministratori, quello di Milano 48. Al primo posto il torinese Chiamparino con 60 nomine

Nel sito www.civicum.it è possibile trovare le tabelle, i grafici e le slides della ricerca edizione 2009 dell’Ufficio Studi di Mediobanca sui bilanci delle società controllate dai sei maggiori comuni italiani (Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Torino), presentato il 4 marzo 2009 a Milano. Ma per comodità e guida di consultazione, viene egualmente offerta una selezione condensata dei dati più significativi.

Galassia di 338 società. Lo studio copre le maggiori fra le società controllate dai sei comuni: si tratta complessivamente, tra partecipazioni dirette ed indirette, di 338 società (218 delle quali facenti capo gruppi quotati in Borsa), così suddivise: 85 a Milano (gruppo più numeroso), 80 a Roma, 60 a Torino, 51 a Bologna, 41 a Brescia, 21 a Napoli.

Partecipazioni di minoranza. Ma la presenza dei comuni è ancora più tentacolare e comprende anche partecipazioni di minoranza: si tratta di ulteriori 65 partecipazioni (che portano il totale a 403) ed il giardinetto più nutrito è quello di Torino (22) seguito da Brescia (14), Bologna (9), Milano e Roma (8) e Napoli (4).

Solo Napoli non ha “quotate”. La struttura dei gruppi comunali è fortemente condizionata dalle società quotate (energetiche, presenti ovunque tranne che a Napoli); ogni gruppo quotato consta mediamente di 45 imprese (compresa la holding), ogni gruppo non quotate di due sole società (compresa la capogruppo).

Brescia “controlla” solo al 33%. La “presa” dei comuni sulle proprie partecipate ha diversa intensità; quello di Napoli ha mediamente il 77% del capitale delle partecipate (suddiviso tra l’82% delle controllate ed il 13% di quelle di minoranza), seguito da Torino con il 59% (73% e 4% rispettivamente); Roma controlla in modo più intenso di Milano (44% contro 41%) che ha diluito il proprio controllo con l’operazione A2A; molto lasco il controllo di Brescia (33%) e Bologna (solo 19%).

Colosso da 18,6 mld fatturati e 77.306 dipendenti. Se le attività dei sei comuni fossero rappresentate da una holding unica, si configurerebbe a fine 2007 il sesto gruppo industriale italiano per fatturato (18,6 miliardi, più grande della Finmeccanica) ed il quarto per dipendenti (77.306, più dell’ENEL).

E’ l’energia il business dei Comuni. A fine 2007 Letizia Moratti, attraverso le imprese a controllo comunale, rappresentava l’11° gruppo italiano (9 miliardi di fatturato, più della galassia dei Benetton), Alemanno il 29° (4,1 miliardi di fatturato, più della Barilla), Paroli (Bs) il 67° (2,3 miliardi, più della Ferrero), Chiamparino il 72° (2 miliardi, più della Mondadori); è l’effetto delle imprese energetiche, senza le quali il portafoglio comunale dimagrirebbe clamorosamente: Milano crollerebbe da 9 a 2 miliardi (diventando il 71° gruppo italiano), Roma da 4,1 a 1,6 miliardi (86° gruppo), Torino da 2,3 miliardi a 0,8 (195° posto). Bologna, con 168 milioni sprofonderebbe in 791° posizione, Brescia (con appena 92 milioni di fatturato), “sparirebbe” oltre la milleduecentesima posizione.

Milano ha il portafoglio più ricco (2,5 mld). Tenuto conto dei corsi di Borsa di fine 2008 e degli ultimi bilanci disponibili (dicembre 2007), il portafoglio detenuto dai sei comuni è valutabile in 7,5 miliardi di euro circa, 3,5 dei quali rappresentati da quotate, 3,6 da non quotate e 0,4 miliardi rivenienti da partecipazioni di minoranza; il gruzzolo più cospicuo è del comune di Milano (2,5 miliardi), cui segue Roma (1,8 miliardi), Brescia (1,4 miliardi), Torino 810 milioni, Napoli 524 milioni e Bologna con 390 milioni.

Effetti della crisi dei mercati. La crisi dei mercati ha svalutato pesantemente anche i portafogli comunali, bruciando, nel solo secondo semestre del 2008, circa 2,4 miliardi di euro; i colpi più pesanti li hanno subiti Brescia e Milano (quasi 900 milioni di euro a testa); Roma si è fermata a 260 milioni circa, Torino a 210, Bologna a 160 circa; se nel giugno 2008 il portafoglio comunale era determinato per oltre il 60% dalle quotate, a fine 2008 il loro peso è equivalente a quello delle non quotate.

Rendono le partecipazioni di minoranza? Quanto al portafoglio di minoranza (386 milioni il valore complessivo), le partecipazioni di maggiore valore fanno capo ai comuni di Roma (164 milioni), Milano (102 milioni) e Bologna (51 milioni); si tratta di un investimento di cui sarebbe interessante valutare la funzione, poiché esso non frutta alcun introito finanziario di rilevanza (circa 5 milioni di dividendi sui risultati 2007, ossia poco più dell1% dei valori immobilizzati).

Possibile realizzare 1,5 mld mantenendo il controllo. I comuni possono valutare di dismettere parte del proprio portafoglio, ad esempio portando le proprie partecipazioni al 51% ove superiori; cedrebbero azioni per un valore di libro pari a circa 1,5 miliardi di euro, e l’ipotetico maggiore incasso sarebbe quello del comune di Milano (620 milioni), seguito da Roma (300 milioni), Torino (240 milioni) e Napoli (200 milioni); ma se “osassero” maggiormente, rinunciando al controllo di diritto, le somme sarebbero ancora più invitanti: cedendo fino la 40% potrebbero introitare due miliardi di euro (770 milioni Milano, 480 Roma, 320 Torino, 260 Napoli), scendendo al 30% si arriverebbe ad un totale di 2,5 miliardi (900 milioni a Milano, 650 a Roma, 400 a Torino e 310 a Napoli).

In 5 anni Milano ha guadagnato, Roma ha perso. Nel quinquennio 2003-2007 le società del comune di Milano hanno realizzato utili cumulati pari a 1,6 miliardi, quelle di Brescia a 893 milioni, 191 milioni a Torino, 74 e 74 a Bologna. In perdita cumulata hanno invece chiuso sia Roma (-39 milioni) che Napoli (-225); ma ove si escludano le società energetiche i risultati sono assai meno lusinghieri: 281 milioni è l’utile di Milano (182 dei quali da ascrivere alla SEA che è il solo gestore aeroportuale a integrale controllo comunale), 15 milioni quello di Torino (13 dei quali relativi alla aeroportuale Sagat, di cui ha la maggioranza relativa), sostanziali pareggi Brescia (-2 milioni) e Bologna (+ 5 milioni) , in profondo rosso Napoli (-225 milioni) e soprattutto Roma (-643 milioni) senza la foglia di fico della Acea.

Ecco le maggiori “voragini”. Venendo alle singole società, le maggiori “voragini” nel quinquennio sono quelle di ATAC a Roma (Tpl, 583 milioni), CTP di Napoli (Tpl, 175 milioni, di cui metà di competenza del comune di Napoli), Asia di Napoli (igiene ambientale, 68 milioni), AMA di Roma (igiene ambientale, 45 milioni), Bagnoli Futura di Napoli (immobiliare, 41 milioni) ed ANM di Napoli (Tpl, 25 milioni); la somma delle perdite cumulate all’interno dei sei comuni fa emergere questi deficit complessivi (altrimenti “nascosti” dai buoni risultati delle energetiche): Roma 657 milioni, Napoli 325 milioni, Torino 15 milioni, Milano 12 milioni, Brescia sei milioni, Bologna 1,5 milioni; il totale porta a circa 930 milioni di euro nel quinquennio.

Nel quinquennio 6,5 mld di sostegno pubblico. Merita ricordare che nello stesso periodo, oltre al ripiano delle perdite richiamate, gli enti pubblici hanno iniettato denaro pubblico sotto forma di sussidi e contributi, in particolare nel Trasporto Pubblico Locale (TPL); il totale 2003-2007 ammonta a 6,5 miliardi, assorbiti nella misura maggiore dalla città di Roma (2,4 miliardi che non le hanno impedito di saldare a 643 milioni di perdita), Milano (1,5 miliardi) e Napoli (1,1 miliardi, anch’essi incapaci di evitare perdite per 225 milioni).

Bruciati a Roma 3 mld e a Napoli 1,3. Nel settore del Tpl in particolare, tra contributi e perdite d’esercizio, a Roma sono andati bruciati circa 3 miliardi, a Napoli 1,3 miliardi.

A ogni bresciano +2.093 euro, per ogni napoletano -366. Misurando la ricaduta per ogni abitante come saldo tra quanto gli ritorna in termini di dividendi ed investimenti, e quanto gli viene idealmente “sottratto” in termini di sussidi e contributi versati alle imprese, il cittadino con il saldo migliore è quello di Brescia (2.093 euro), seguito da Torino (83) e Milano (34); presentano invece saldi negativi Bologna (-11 euro), Roma (-50 euro) e soprattutto Napoli (-366); il “prezzo” che il cittadino paga dovrebbe consentirgli di acquistare servizi di qualità: purtroppo questo non accade proprio laddove gli squilibri finanziari sono maggiori: lo scoring ai servizi comunali segnala i livelli meno soddisfacenti a Roma e Napoli.

La crisi ha colpito i più ricchi. Il cittadino più ricco, in base al valore delle partecipate dl suo comune, è quello bresciano (7.230 euro), seguito da quello milanese (2.630), bolognese (1.472 euro), torinese (1.224), romano (769) e napoletano (539 euro); la crisi ha impoverito i cittadini: da luglio 2008, quello bresciano ha visto bruciarsi 4.643 euro del proprio portafoglio (-40%), quello milanese 678 euro (-26%), quello bolognese 424 euro (-29%), quello torinese 332 (-27%) e quello romano 94 euro (-12%).

523 poltrone nei cda. Il computo delle “poltrone” facenti capo ad un più ampio aggregato di 66 imprese a controllo comunale porta a contare 523 posti tra amministratori e sindaci, ossia in media 7,9 posti per società; le società quotate portano soldi ai comuni, ma hanno anche governance complesse: i board più numerosi sono a Brescia (10,9 persone in media) e Milano (9,5) portato del duale in A2A; gli altri comuni sono più “snelli” con medie pari a 8 componenti per Napoli, 7,8 per Roma, 7,7 per Bologna e 7,6 per Torino.

Chiamparino e Iervolino danno più poltrone. Ma ciò che interessa i comuni sono, ovviamente, le nomine dirette: si tratta dell’assegnazione di 279 posti, 224 di pertinenza delle controllate, i restanti 55 relativi alle partecipazioni di minoranza; le nomine nelle controllate sono di maggior “pregio” poiché contengono l’assegnazione di cariche apicali (Presidente, Vice, AD): si trattava nel 2008 di novanta posizioni; Chiamparino è il sindaco che nomina di più (60 posti), seguito dalla Iervolino (55) e da Alemanno (54); un po’ più indietro la Moratti (48), mentre hanno meno lavoro Cofferati (34) e Paroli (28).

Le poltrone costano 11,1 mln di euro. Le nomine dirette hanno comportato l’erogazione di compensi per 11,1 milioni di euro: la maggiori “fette” della torta vanno ai board di Milano e Roma (circa 2,5 milioni ognuno); la remunerazione media è pari a 44.800 euro, valore intermedio tra quanto tocca ai posti in controllate (47.400 euro) ed in partecipate di minoranza (29.100 euro).

Brescia e Milano pagano meglio. I cachet migliori nelle controllate sono quelli di Brescia (58.500 euro), Milano (55.700) e Roma (51.900); nelle partecipate di minoranza hanno un trattamento di riguardo gli amministratori di Bologna (48.600) seguiti da quelli di Roma (36.500), entrambi al di sopra della media generale (29.100), mentre assai morigerati sono i torinesi (11.800); guardando ai settori, il compenso medio delle energetiche (115.700 euro) è doppio rispetto agli altri settori (54.400 Tpl, 52.200 igiene ambientale); nel Tpl gli amministratori milanesi percepiscono compensi doppi rispetto alla media (112.000 euro), seguiti dai torinesi (72.000 euro); questi sono anche i meglio pagati nell’igiene ambientale (74.000 euro rispetto ai 53.000 di Roma ed ai 45.000 di Milano).

Controllanti più opachi delle loro controllatedi FEDERICO SASSOLI DE BIANCHIPresidente di Civicum

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Controllate, Newsletter, Primo piano

I Comuni non hanno procedure di nomine trasparenti, verifica di efficienza, valutazione di impatto economico

Sei per cinque trenta ? No 338. E’ questa la logica dell’economia Comunale. E’ questo il numero di società che fanno capo ai sei maggiori Comuni italiani e che operano in cinque settori essenziali ; energia, ambiente, acqua, trasporti pubblici, aeroporti. Complessivamente i Sindaci hanno a disposizione 279 nomine per società che hanno un giro d’affari di oltre 17 miliardi di euro, quasi il doppio di quello degli stessi Comuni.

Del capitalismo comunale Civicum , con Mediobanca, è stata tra i primi ad occuparsi cinque anni fa. Ci siamo sforzati di rendere trasparenti i contenuti dei bilanci e di metterli in relazione alla qualità dei servizi resi ai cittadini da queste società. In teoria una società pubblica con risultati peggiori di un’altra potrebbe essere giustificata se offrisse una qualità di servizio migliore. Con Mediobanca abbiamo elaborato un indice sintetico della qualità dei servizi nelle varie città e lo abbiamo confrontato con i risultati economici delle gestioni. Ne è emerso che il servizio migliore lo offrono quelle città che hanno società economicamente più profittevoli. Brescia nel 2007 ha avuto un saldo attivo per abitante di 2.093 € e un punteggio sulla qualità dei servizi di 75. La seconda è Torino con 83 € e 70 punti. Meno bene Milano con 34 € e 62 punti, e Bologna con una perdita per abitante di 10€ ma un punteggio di 71. Male Roma – 50€ e 41 punti. Peggio Napoli con – 366€ e solo 38 punti.

Non vi sono quindi scuse per non perseguire gli esempi delle best practices. La domanda che allora ne consegue è : perché non vengono adottate più rapidamente ? Perché manca la cultura della responsabilità. Chi fa bene non viene premiato, chi fa male sa che alla fine le perdite saranno coperte con i denari di tutti.

Ma siamo sicuri che anche le best practices non siano migliorabili? A seguito dell’analisi che abbiamo recentemente presentato sui conti dei principali Comuni italiani ho parlato con il rappresentante di un Comune virtuoso. Mi ha detto che potrebbe ridurre il personale del 25% e sostituirlo con un decimo di giovani capaci di usare il computer. Ho parlato con due esponenti di due Comuni non virtuosi. Mi hanno detto la stessa cosa ma nel loro caso la percentuale di riduzione possibile è del 50%.

Se questo è il livello di attenzione all’efficienza in quelle che sono in qualche modo le holding, vengono dei dubbi anche su quelle che sono le società da loro controllate.
Civicum è convinta che il principale male dell’Italia sia la mancanza di efficienza nella pubblica amministrazione. Chi non la vuole? Chi ne sarebbe danneggiato? Certamente, ma questo è sempre vero, anche in altri paesi più efficienti del nostro. Dove risiede la nostra peculiarità? Nella disattenzione dei cittadini, soprattutto delle classi dirigenti della società civile; nella incapacità di chiedere conto di ciò che sarebbe loro diritto avere. Nella diffusa mancanza di trasparenza di chi amministra beni e servizi pubblici .

Nel caso delle società controllate l’opacità dobbiamo rilevarla soprattutto nei Comuni controllanti. Essi non hanno procedure di nomine trasparenti e che premino la competenza, non hanno spesso neanche la capacità di valutare strategie industriali e l’adeguatezza dei servizi svolti. Quanti sono i Comuni che controllano la rispondenza dei servizi ai requisiti fissati nelle carte dei servizi? E a livello dei bilanci quanti sono i Consigli comunali che comprendono l’impatto dei conti delle controllate sui bilanci del Comune che sono tenuti ad approvare? Manca un bilancio consolidato consuntivo e il bilancio preventivo, che tanto appassiona i consiglieri comunali, non tiene conto della controllate.

E’ tutto senza speranza allora? No. Il Comune di Bologna ci ha chiesto di organizzare un confronto serrato con le sue partecipate e le città che risultano essere migliori di loro, per discutere i dati che emergono dalle nostre ricerche. Il Comune di Reggio Emilia sta lavorando per applicare già da questo aprile un nuovo formato di Bilancio che propone Civicum. Una rondine non fa primavera. Due forse si.

Le Società controllate dai maggiori Comuni italiani: bilanci – Edizione 2009a cura dell’Ufficio Studi di Mediobanca

mar 4th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Controllate, Primo piano, Studi e ricerche, Studi e ricerche - Bilanci delle Controllate dei Comuni

Studio completo (versione PDF)
Grafici di presentazione Ufficio Studi Mediobanca (versione PDF)

Leggi la rassegna stampa relativa allo studio.

Indice

Premessa
Glossario
Considerazioni di sintesi

Capitolo 1 - Le società selezionate
Capitolo 2 - Indici economici e patrimoniali
   - Generalità
   - Aspetti economici
   - Aspetti patrimoniali
Capitolo 3 - Gli investimenti
Capitolo 4 - I dati per dipendente
Capitolo 5 - Amministratori e compensi
Capitolo 6 - Acquisizioni e fusioni nel periodo 2003-2008
   - Cronistoria delle acquisizioni
   - Principali aggregazioni societarie
   - Operazioni di Gruppi esteri
Capitolo 7 - Le società quotate in Borsa

INDICE DEGLI ALLEGATI

Dati di dettaglio delle società nel 2008
Numero società controllate nel 2007
Valori patrimoniali delle partecipazioni dei comuni
Fatturato, dipendenti e dividendi
Ricavi operativi
Principali dati di conto economico
Indici per dipendente
Struttura finanziaria
Indebitamento finanziario e disponibilità
Indici di rendimento
Società comunali e principali aziende similari: dati di bilancio
Schede anagrafiche

DATABASE
BILANCI DELLE SOCIETA'


Aggregati per comune
Aggregati per settore
Società controllate dal Comune di Milano
Società controllate dal Comune di Roma
Società controllate dal Comune di Brescia
Società controllate dal Comune di Torino
Società controllate dal Comune di Napoli
Società controllate dal Comune di Bologna
Principali società operanti negli stessi settori di quelle a controllo comunale

NB: Ogni capitolo è scaricabile singolarmente in versione PDF

Glisenti: perché sì? Perché no? Non si dice di CIVICUM

feb 20th, 2009 • Categoria: Comuni, Costume e Cultura, Primo piano

Nell’ultima newsletter ci domandavamo perché i programmi per l’Expo milanese rimanessero bloccati, ormai da quasi un anno, in uno snervante surplace intorno al ruolo da assegnare a Paolo Glisenti, manager di fiducia di Letizia Moratti, senza che si spiegasse per quali importanti motivi tecnico-professionali il sindaco lo volesse a tutti i costi alla guida e al controllo della macchina organizzativa.

Poiché il nostro interrogativo non aveva alcun intento polemico nei confronti di Glisenti, oggi che la situazione si è sbloccata con un colpo di forza a danno di Glisenti, e dunque della Moratti, siamo egualmente indotti a domandarci – anche stavolta senza intenti polemici – perché gli altri compartecipi della cordata Expo lo abbiano a tutti i costi non voluto alla guida e al controllo della macchina organizzativa, senza spiegare per quali importanti motivi tecnico-professionali ci fosse quel pollice verso.

Scaricato Glisenti, è cominciato il gioco del toto-nomine: Chi, Dove e In-Quota-A-Chi. Le previsioni sembrano fondate più sull’appartenenza che sulle norme – già di per sé poco efficaci – fissate dall’art. 57 dello Statuto del Comune di Milano (Nomine dei rappresentanti del Comune). Saranno saltate a pié pari, col rischio di annullamenti?

Sappiamo che non avremo risposte perché in Italia raramente la scelta di un manager pubblico viene fatta in base a valutazioni tecnico-professionali e a norme che garantiscano la bontà sostanziale della scelta. Salvo meritorie eccezioni, al volante – o alla cloche, verrebbe da dire ripensando all’Alitalia – di certi carrozzoni siede di solito un fedele del potere più forte, non importa se abbia o no la patente. Anche questa è opacità, E anche questa è una delle cause, fra le più gravi, del malessere economico e morale del Paese.

A Reggio Emilia il primo sì al bilancio “modello Civicum”di CIVICUM

feb 20th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Newsletter, Primo piano

Entro qualche mese il voto del Consiglio comunale – Fra le altre città interessate all’adozione una metropoli del Nord

Il Comune di Reggio Emilia è il primo ad aver deciso di adottare per il bilancio dei prossimi esercizi il modello di Rendiconto Civicum, studiato dalle Big Four della revisione e presentato il 15 gennaio scorso a Roma. Il Rendiconto Civicum – ispirato alle best practices internazionali e in particolare al bilancio del Comune di Wellington (Nuova Zelanda) – persegue obiettivi di massima semplificazione e massima comprensibilità da parte dei cittadini.

L’orientamento del Comune di Reggio Emilia era stato già preannunciato dal city manager Mauro Bonaretti alla nostra Odile Robotti nell’intervista pubblicata sulla newsletter n.44. Mercoledì ci è pervenuta questa mail, scritta dalla dott. Lorenza Benedetti per conto di Bonaretti:

“Il Comune di Reggio Emilia è la prima amministrazione locale che ha deciso di adottare il Rendiconto Civicum. Abbiamo pensato di presentare lo stesso entro i termini di approvazione del bilancio consuntivo 2008 (che sono stati anticipati al 30 aprile 2009, come da decreto legge 154 del 7 ottobre 2008).
In questo modo cercheremo di fare approvare il nuovo schema al Consiglio Comunale in sede di approvazione del Consuntivo, unitamente alla parte ‘istituzionale’ che il Comune deve obbligatoriamente (DLGS 267) registrare”.

La breccia, nel criptico conservatorismo dei conti degli Enti locali, è dunque aperta. Non sorprende che sia stata aperta in una città del nord di media grandezza, con radicate tradizioni industriali, e in un Comune il cui impegno per un’amministrazione efficiente e moderna appare testimoniata dalla presenza di un city manager.

Vedremo ora se Reggio Emilia, prima a decidere per la scelta del Rendiconto Civicum, sarà anche la prima a votarne l’adozione in Consiglio comunale. I Comuni di altre città – fra le quali una metropoli settentrionale – sono fortemente interessati all’ammodernamento dei loro conti e stanno prendendo contatti per una più approfondita conoscenza del modello Wellington. Anche i loro rappresentanti potrebbero prendere nel giro di poche settimane una decisione e comunicare la loro scelta.

Saranno poi la data e il voto dei Consigli comunali a decidere in quale città – indipendentemente dalla priorità della decisione – verrà effettivamente tenuto a battesimo il primo bilanci comunale italiano “alla Wellington”

La spinta più forte all’efficienza arriva dai cittadini di ODILE ROBOTTI

feb 3rd, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Newsletter, Primo piano

Mauro Bonaretti spiega perché è favorevole al rating per i Comuni e all’adozione del “bilancio trasparente” proposto da Civicum

Brunetta l’ha inserito nell’elenco degli anti-fannulloni. Dopo averlo intervistato vorrei aggiungere che è anche un anti-cinico. Mauro Bonaretti è uno che crede nella possibilità di riformare la PA e di rinnovare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Non ci crede con ingenuità o per principio, ma come qualcuno che ha sperimentato quanto sia difficile fare riforme e innovazione in un Comune e che , ma, alla fine, c’è riuscito. Nell’intervista ci racconta la sua esperienza e quello che ancora resta da fare.

Mauro Bonaretti, laureato in Economia, city manager di Reggio Emilia dal 2005, precedentemente presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’incarico di dirigere programmi di innovazione, esperto in materia di management pubblico per numerosi Ministeri, Regioni ed Enti Locali, e per le più importanti istituzioni nazionali, spesso citato dalla stampa come uno degli elementi di punta della PA comunale…tutto questo si trova su internet. Aggiunga per favore qualcosa che ci possa aiutare a capire Lei chi è.

“L’elemento che mi caratterizza maggiormente da un punto di vista professionale è l’avere svolto molti lavori diversi, nel pubblico e nel privato. Ho iniziato a lavorare già prima di finire l’università, facendo un po’ di tutto. Una volta laureato, sono entrato in Main, la società di consulenza strategica presieduta da Adriano de Maio che in seguito divenne rettore del Politecnico di Milano. Poi, come ricordava, sono stato al Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ho fatto parte di commissioni ministeriali e di gruppi di lavoro con i Ministri Frattini, Bassanini, Piazza e Treu. Infine, ho collaborato per anni con il mondo accademico: con il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma, con la facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma e con la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Ecco: mi definirei un uomo “di confine” o meglio “di cerniera” tra pubblico e privato, tra teoria e pratica. Trovo che sia importante superare queste divisioni, cercando di imparare gli uni dagli altri e sfidando se stessi nell’applicazione di quello che si è teorizzato.”

Ci racconta perché è arrivato alla Direzione Generale del Comune di Reggio? Chi l’ha voluta e perché ha accettato?

“L’attuale sindaco, Graziano Delrio, mi convocò senza avermi mai conosciuto personalmente, sulla base solo del mio curriculum. Un approccio inconsueto - di solito vengono chiamate persone già conosciute - che Delrio aveva voluto seguire perché cercava qualcuno che portasse un’esperienza di innovazione maturata altrove per rendere più efficiente la “macchina” del Comune di Reggio Emilia. In quel momento per me si esauriva una stagione professionale: dopo l’epoca di Frattini e Bassanini, a Roma l’attenzione per i temi della riforma nella PA era un po’ calata… e poi forse avevo voglia di vedere un’applicazione pratica, di misurarmi con la realtà di un Comune. Ho accettato.”

Alcuni Comuni sono molto più efficienti di altri. A suo avviso, questo potrebbe esser dovuto a cause che ostacolano l’efficienza o al fatto che per alcuni Comuni l’efficienza non è una priorità?

“Credo che queste possano essere alcune delle spiegazioni, ma penso anche che una ragione fondamentale sia che ogni territorio ha la sua storia: le culture sono differenti e il senso civico varia. A Reggio se aumentiamo le tariffe dei trasporti pubblici finiamo sui giornali… l’incentivo all’efficienza viene anche dal basso, dal controllo sociale esercitato dai cittadini. Vorrei aggiungere però che questo controllo sull’efficienza, pur essendo positivo, può avere risvolti patologici e paradossali. Per esempio, quando sono arrivato a Reggio, ho trovato che si era sotto-investito nei meccanismi di management interno: la pressione verso l’efficienza quotidiana aveva ridotto gli investimenti nei sistemi di programmazione e controllo, di reingegnerizzazione dei processi, di indagine sulla qualità dei servizi e in altri supporti fondamentali per creare efficienza di lungo periodo”

Posto che cambiare le culture locali e stimolare il senso civico di controllo dei cittadini richiedono tempi lunghi, cosa si potrebbe fare per aumentare la spinta verso l’efficienza e la trasparenza nei Comuni in tempi più brevi? Una legge che imponga l’adozione di un bilancio trasparente potrebbe servire?

“Una legge sicuramente avrebbe un grande effetto, ma con il rischio di far diventare la redazione del bilancio trasparente un adempimento amministrativo più che uno strumento di gestione manageriale… Riterrei più efficace creare meccanismi incentivanti, quali la pubblicazione di un rating dei Comuni basato su degli indicatori chiave di performance… Se il rating fosse ampiamente divulgato, sarebbe potente nell’esercitare pressione verso l’efficienza attraverso una sana competizione e l’emulazione delle migliori esperienze.”

Quando si fa benchmarking dei Comuni spesso ci si sente dire che le diverse condizioni e le scelte politiche non assicurano comparabilità degli indicatori, cosa ne pensa?

“Le politiche dei Comuni, tipicamente le scelte make or buy, sono diverse e spesso per ottime ragioni di opportunità. Io aderisco all’idea che un Comune sia un organizzatore di comunità e non un semplice erogatore di servizi. Di conseguenza, bisogna fare benchmarking sugli esiti o sulle opportunità per i cittadini, come viene fatto nelle migliori esperienze internazionali, non sulle prestazioni amministrative. In questo modo, la comparabilità è garantita. Facendo l’esempio degli asili nido, non bisognebbe limitarsi a misurare il numero di posti disponibili negli asili nido comunali perché un Comune potrebbe aver deciso di esternalizzare il servizio e aver distribuito voucher spendibili in strutture private. Meglio misurare un tasso di scolarizzazione dei bambini in età da nido che tenga conto delle diverse modalità che il Comune ha di rispondere a questo bisogno. E, comunque, fino a qui abbiamo parlato della realtà oggettiva, ma chi gestisce una città deve anche tenere conto delle percezioni….”

Ci spieghi…

“Le persone hanno una loro percezione dei fenomeni che non è sempre oggettiva. I cittadini sono persone….Per esempio, a Reggio, qualche anno fa c’era molta preoccupazione per la sicurezza, soprattutto in relazione alla popolazione di immigrati extra-comunitari. I dati mostravano un elevato tasso di immigrazione ma un basso tasso di criminalità, e nonostante questo c’era paura perché da noi il fenomeno dell’immigrazione era relativamente recente e l’impatto particolarmente forte nella percezione dei cittadini. In questi casi si devono aiutare le persone a rimettere in prospettiva la propria situazione e ad abituarsi al cambiamento, per esempio, nel caso specifico, facendo campagne di comunicazione e creando occasioni di incontro e conoscenza fra le diverse culture. Avere gli indicatori chiave di performance in regola è una priorità, ma non ci si può dimenticare che i cittadini devono essere il più possibile soddisfatti della propria qualità di vita.”

La sua amministrazione ha avviato un processo di cambiamento e di riforma incentrato, fra l’altro, su una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini. Che lezioni avete imparato nel riformare un Comune?

“Anzitutto ho imparato che bisogna gestire le attese: proporsi come riformatore genera grandi aspettative che, all’atto pratico, può risultare difficile soddisfare. E qui mi collego alla seconda lezione che ho appreso: gli obiettivi di riforma devono essere commisurati alle risorse disponibili, cioè bisogna puntare alla fattibilità. Le riforme migliori sono quelle praticabili, non quelle ottimali da un punto di vista teorico. Infine, la terza lezione. L’approccio sistemico all’innovazione è stato vincente. L’aver affrontato il cambiamento organizzativo tenendo conto delle complesse interrelazioni tra le diverse aree ci ha permesso di avere più impatto.”

Lei ha già fatto molto per Reggio Emilia. Ha qualche rimpianto, cioè c’è qualcosa che ancora non è riuscito a fare?

“Anche se ci siamo mossi nella direzione della trasparenza, per esempio rendendo disponibili in modo chiaro sul nostro sito e con alcune pubblicazioni il Bilancio del Cittadino, non abbiamo ancora messo in chiara relazione gli obiettivi con gli investimenti e le risorse spese per raggiungerli. Quello su cui stiamo ancora lavorando è l’identificazione di una serie di indicatori-chiave di performance rispetto ai quali dichiarare degli obiettivi quantitativi di miglioramento. Insomma, i cittadini possono vedere chiaramente ciò che abbiamo fatto nelle varie aree di intervento, ma non possono altrettanto chiaramente misurarci sulle promesse fatte, quindi non possiamo ancora dire di aver raggiunto una perfetta accountability.”

Il bilancio Civicum serve proprio a questo…

Bonaretti sorride.