Secondo i dati del CTP il 40% dei passeggeri viaggia gratis: deve essere così per sempre?
Erano molto da ammirare i due signori napoletani che, venuti a sentire le cifre della ricerca realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca sulle società controllate dai Comuni interessati, nella tavola rotonda sul dilemma se aumentare le tasse o le tariffe hanno trovato con grande eleganza il modo di spiegare – dal loro punto di vista – le cause profonde, forzate, antiche di quel piazzamento da “maglia nera”. I presenti hanno sempre ragione, anche quando non hanno in mano carte da scala reale. Chi accetta la sfida, il confronto, la discussione ispira sempre più simpatia di chi dà forfait.
Vanno notate certe sfumature. Più freddo, più distaccato Emilio Baldoni, direttore di finanza e controllo della Arin, controllata dell’acqua. Era in rappresentanza del presidente Maurizio Barracco, rappresentava un’azienda con “numeri” più che accettabili nella realtà napoletana. Si è mantenuto su principi generali, non riguardanti la sua azienda, ma meritevoli di qualche attenzione.
Primo: se 17 milioni di euro sono il 3% del fatturato di una controllata, vuol dire che si tratta di un fatturato molto alto: perché non contenere un po’ gli incassi ed abbassare il prezzo dei servizi?
Secondo: l’osservazione sulla scarsezza dei punti-luce dell’illuminazione urbana non contrasta con gli inviti al risparmio energetico?
Più appassionato, più caldo, starei per dire: più sanguigno, Antonio Simeone, presidente dell’Azienda Napoletana Mobilità. Dunque: settore Trasporto Pubblico Locale, certamente fra i più difficili e problematici, dove non dico l’utile ma perfino il pareggio di bilancio è una inafferrabile chimera. Simeone è un ex sindacalista, viene dai ranghi della Uil, ha una lunghissima esperienza di servizi pubblici. E la sua arringa – degna della più antica tradizione forense napoletana – è stata puntualmente scandita.
Primo: le cifre non vogliono dire tutto, bisogna contestualizzarle col territorio e le realtà sociali.
Secondo: il trasporto locale non è un servizio imposto, come energia e acqua, igiene urbana e aeroporti, ma è un’opzione: il cittadino può scegliere di spostarsi in macchina o, al limite, di andare a piedi.
Terzo: il bilancio di una controllata dipende anche dalla puntualità dell’ente che, controllandola, la finanzia; se le risorse arrivano con ventiquattro mesi di ritardo, i costi finanziari schizzano verso il cielo.
Quarto: se il mezzo di trasporto pubblico non ha sufficienti corsie preferenziali, la velocità commerciale si dimezza e i costi salgono.
Tutto vero. Ma cosa c’entra con questi innegabili problemi la percentuale abnorme di “senza biglietto” sui mezzi pubblici napoletani? Quasi il 40% dei passeggeri non paga sui mezzi della CTP, l’azienda derivata dalle ex “Provinciali”. Ignota la percentuale dei “non paganti” sui mezzi della ANM, l’azienda presieduta da Simeone, che in merito non ha fornito alcun dato. E questo riserbo non induce all’ottimismo.
Domanda: perché una così considerevole quantità di napoletani può viaggiare gratis sui mezzi pubblici, contribuendo a un disavanzo che deve essere ripianato dal Comune, che a sua volta deve essere alimentato dallo Stato con i trasferimenti?
Dal palco della Camera di Commercio milanese il presidente di Civicum, Federico Sassoli de Bianchi, aveva portato a mo’ di esempio ciò che tutti possono vedere salendo su un mezzo pubblico di Parigi (e di qualsiasi città francese): i passeggeri salgono dalla porta anteriore e, se devono far biglietto, lo fanno presso l’autista; la cui postazione è completata a destra da un ripiano con bigliettatrice e cassettino per i soldi.
Questa modalità, considerata normalissima in una città come Parigi, non meno intasata, ingorgata, affannata e, in certi punti, tortuosa di Napoli, è apparsa impraticabile, anzi assolutamente lunare, al presidente Simeone. Che ha osservato: “Ve lo immaginate se all’ora di punta, a Napoli, l’autista deve fermarsi dieci minuti per fare il biglietto a dieci viaggiatori?”
No, ma gli autisti francesi vendono dieci biglietti in molto meno di dieci minuti e nulla lascia temere che quelli napoletani sarebbero meno efficienti. Dietro agli autobus francesi, alle fermate, le auto aspettano senza strombazzare, perché i loro guidatori sanno che quello è il traffico e quelle sono le regole. Ma forse la ragione dell’autista che non vende biglietti è un’altra e non ha molto a che vedere col traffico: i guidatori di mezzi pubblici urbani non vendono biglietti in Italia – non solo a Napoli – per una vecchia questione sindacale, che in Francia fu invece superata con un sostanzioso aumento di stipendio.
Allora, non c’è soluzione? Napoli deve restare la città dei mezzi pubblici urbani a deficit obbligatorio e biglietto facoltativo? Le spiegazioni sono, di solito, quasi tutte fondate e più o meno convincenti. Ma ai manager, agli esperti, ai tecnici. i cittadini chiedono soluzioni e non spiegazioni. Non vogliono arrendersi alla rassegnazione dell’ineluttabile. Lasciatemi sperare, da napoletano milanese, che l’anno venturo Napoli si classifichi non dico prima, ma almeno penultima.