Nomine: impariamo da Cina e Pakistan
di FEDERICO SASSOLI DE BIANCHI
Sep 11th, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Costume e Cultura, Istituzioni, Newsletter, Primo piano
Come in Australia, cercano i top-manager pubblici sull’Economist
Cercasi Presidente per l’Authority per l’energia. L’annuncio a pagamento è stato pubblicato sull’Economist del 9 agosto dal Governo del Pakistan. Erano richiesti tra l’altro: master in un’università di fama internazionale, competenza nel settore, dimostrazione dei risultati ottenuti.
Nello stesso numero l’amministrazione di Hong Kong ricercava un direttore generale; il governo australiano l’amministratore delegato per l’agenzia nucleare.
In Italia farebbe scalpore se, per una nomina pubblica, si procedesse in questo modo. Nel nostro paese vige un sistema che definirei “ neo-feudale”. Vi ricordate il sistema medievale in cui il re nominava i vassalli e questi i valvassori? Il nostro è un meccanismo analogo, fondato non sulla competenza ma sulla fedeltà al capo a cui si deve obbedienza e disponibilità a combattere contro altre cordate di potere. E’ un sistema inefficiente, penalizzante per il paese ed eticamente disdicevole. Eppure viene attuato sistematicamente, con il consenso dei cittadini e dei media.
- La giustificazione teorica di tale meccanismo di potere risiede nella cosiddetta “priorità della politica”. Un tempo si giustificava la monarchia assoluta con il diritto divino, ora si presenta la scelta nelle nomine da parte di chi ha ricevuto un’investitura dagli elettori, come democratica e quindi ottimale. Non è così. Non si può far passare come priorità degli interessi generali quello che è spesso solo arbitrio dei politici. Nei secoli, alla libertà senza vincoli dei sovrani si sono posti dei limiti. Sono state stabilite leggi a cui anche il re doveva sottostare. Così dobbiamo cominciare a fare ora in Italia, imparando da paesi in questo evidentemente più avanzati di noi, come il Pakistan, la Cina e l’Australia.
La qualità delle istituzioni è prima di tutto fatta dalla qualità delle persone che le dirigono. In Italia, dove il 50.3% dell’economia è pubblica, non possiamo più permetterci modalità scadenti di selezione delle persone che occupano posti-chiave. La cosa è evidente. Eppure, essendo il meccanismo attuale al centro del nostro sistema di potere politico, pochi se ne occupano e ancora meno sono i giornali che indugino in approfondimenti che potrebbero risultati sgraditi all’apparato politico. Un’eccezione è Giuseppe Turani che recentemente, su “Repubblica”, ha affrontato il tema delle nomine dei direttori delle ASL ( ma cosa avrà di politico la gestione di un ospedale?), proponendo la pubblicazione dei risultati di concorsi con tanto di classifica e motivazione della scelta.
- E’ chiaro che il Sindaco o il Presidente del Consiglio devono poter scegliere presidenti ed amministratori che condividano la loro linea strategica, ma questo non li esime dall’obbligo di individuare persone che dimostrino – curriculum alla mano – di avere competenza e capacità. Non solo. Molto spesso le strategie “politiche” per gli enti in questione non sono neanche esplicitate e pubblicizzate, con il risultato che nessuno saprà mai se gli amministratori nominati hanno raggiunto gli obiettivi per cui erano stati nominati oppure no. Ad esempio: chi è stato amministratore di Alitalia negli ultimi anni deve essere considerato incompetente e quindi scartato per ogni ulteriore incarico oppure incompetenti erano i politici ? Come risolvere il rebus? E’ semplice: in tre mosse. Primo, l’autorità che ha il potere di nomina definisca pubblicamente quali sono gli obiettivi strategici dell’ente.
Secondo, il Parlamento o il Consiglio Comunale, nomini una commissione composta da persone esperte nella scelta di top-managers, i quali avranno il compito di verificare l’adeguatezza professionale del candidato indicato dall’autorità politica. Questa procedura avrebbe anche il vantaggio di essere un deterrente per i politici alla nomina di persona incompetenti, per evitare che vengano bocciati. E’ una procedura che viene seguita negli Stati Uniti e in Europa. Ad esempio, la candidatura di Rocco Buttiglione a commissario venne bocciata dalla commissione competente.
Terzo, annualmente si renderanno pubblici, in modo comprensibile e trasparente, i risultati in termini economici e qualitativi, confrontandoli rispetto agli obiettivi prefissati, rendendo in questo modo possibile un giudizio sereno sull’operato dei managers.
- Attendiamo che qualche politico coraggioso avvii un programma del genere, che sicuramente gli darebbe un grande seguito. Nel frattempo i giornalisti potrebbero essere un po’ più cattivi. quando trattano di nomine pubbliche e non fermarsi ad indicare che un candidato è in quota ad un partito o all’altro, ma scavare nel loro passato professionale e verificare il loro curriculum. Anche i comuni cittadini possono intervenire, scrivendo ai giornali o a Berlusconi o al loro sindaco.
Vi è un problema di qualità delle persone ma anche di quantità, se una società come A2A, risultato della fusione delle due società eccellenti dell’energia di Milano e Brescia, ha 900 tra consiglieri di amministrazione e sindaci. Naturalmente, di fronte a simili fenomeni di costume – per tornare al Pakistan, alla Cina, all’Australia e alla loro ricerca di personale sull’Economist – bisognerebbe garantire una procedura trasparente che alla fine garantisca la scelta del candidato davvero migliore.