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Mission

Mission: per uno Stato più giusto

dic 4th, 2008 • Categoria: Mission, Stampa, Varie
“… dare un nostro contributo, limitato ma concreto, al miglioramento del nostro paese. La nostra non è una battaglia economica ma etica perché una Stato che non spreca è uno Stato più giusto, che ha risorse per i più deboli e per lo sviluppo. Siamo convinti che la trasparenza sia il grimaldello indispensabile per produrre nei cittadini il senso di appartenenza e nelle istituzioni la necessità di migliorare efficienza ed efficacia. In questo paese dove predomina l’individualismo e manca cultura civica e senso del bene comune, noi abbiamo una piccola-grande missione: quella di tenere alta una fiammella di speranza. Nel buio che a volte sembra inghiottire la nostra vita pubblica noi crediamo che le armi della luce prevarranno. Trasparenza vuole dire anche onestà, responsabilità, merito. Per questi valori vale la pena di impegnarsi, cominciando da noi stessi, con l’obiettivo di sapere di fare quanto possiamo per rendere l’Italia un paese di cui essere un po’ più fieri. Non possiamo però limitarci a dare il nostro contributo; anche in questo siamo chiamati ad essere leaders. Dobbiamo trovare le forme organizzative per permettere anche ad altri, a tutti quelli che lo vogliono, e sono di più di quanto si pensi, di impegnarsi con noi…” (dalla relazione del Presidente Federico Sassoli de Bianchi al Comitato Direttivo di Civicum –Milano, 22 luglio 2008)

Un contributo per migliorare il nostro Paese

lug 24th, 2008 • Categoria: Controllate, Costume e Cultura, Mission, Stato
PICCOLA GRANDE  MISSIONE La nostra non è una battaglia economica ma etica: uno Stato che non spreca è uno Stato più giusto, che ha risorse per i più deboli e per lo sviluppo di  Federico Sassoli de Bianchi- Presidente di Civicum Questo è l’ultimo lancio della newsletter di Civicum prima della pausa estiva, è un arrivo di tappa, una pausa di bilancio. Perciò chiediamo permesso di parlare, una tantum, un po’ di noi. Per dirvi, per esempio, di cosa pensiamo di dover essere soddisfatti. Ecco una sintesi. Abbiamo presentato in gennaio, con la Fondazione Corriere della Sera, i conti dei grandi Comuni, elaborati dal Politecnico di Milano,  con la partecipazione di Letizia Moratti sindaco di Milano e Walter Veltroni sindaco di Roma. Abbiamo poi continuato a presentare con Ufficio Studi Mediobanca l’analisi sui bilanci e su costi qualità ed efficienza delle controllate comunali e dei maggiori competitors. Abbiamo mandato entrambi gli studi – circa 1.000 copie – a tutti gli assessori e consiglieri dei Comuni interessati. Abbiamo avviato il rating della trasparenza dei bilanci dei principali 25 Comuni, in collaborazione con Ernst & Young, Deloitte, KPMG e PricewaterhouseCoopers (le Big Four della revisione) della revisione che hanno lavorato gratuitamente: alla speciale e inedita analisi – voluta e seguita dal co-fondatore di Civicum Mario Camozzi – il Sole 24Ore ha dedicato un’intera pagina. Nell’ottica della collaborazione con le istituzioni, abbiamo poi scritto a tutti i sindaci indicando quali erano le aree del loro bilancio da migliorare.

Controllate comunali

Abbiamo avviato, sempre con il Politecnico, gli approfondimenti su trasporti pubblici locali e viabilità, sicurezza,  servizi all’infanzia e  per gli anziani: i famosi “cruscotti” che hanno l’obiettivo di andare oltre la pura analisi dei bilanci, per  rispondere non solo alla domanda  “dove vanno i soldi” ma anche di rilevare se sono spesi in modo efficiente ed efficace.

Fundraising

Abbiamo sviluppato i nostri servizi, con una nuova formula di questa newsletter che viene ora inviata via e mail ogni due settimane a circa 15.000 lettori tra cui 12.000 giornalisti; con l’elaborazione di un rendiconto sintetico per i cittadini di Milano, Napoli, Roma e Torino, che è stato inviato a tutti i consiglieri comunali; con l’organizzazione in modo professionale della nostra raccolta fondi e l’assunzione di una responsabile del fundraising. Queste realizzazioni ci fanno sperare di aver accreditato ancora di più Civicum come interlocutore rigorosamente scientifico, assolutamente no profit e politicamente indipendente. Ma non scrivo per celebrare i successi degli ultimi dodici mesi. Vorrei piuttosto anticipare qualche cenno di cosa Civicum si propone di fare – compatibilmente con le risorse disponibili – nei prossimi diciotto, cioè fino a dicembre 2009. Conferma di tutte le iniziative ormai tradizionali, istituzione di nuovi programmi di analisi ricerca e collaborazione, realizzazione di eventi idonei a sensibilizzare l’opinione pubblica, avendo come sempre nel mirino un solo grande obiettivo: dare un contributo, limitato ma concreto, al miglioramento del nostro paese.

Cultura civica

La nostra non è una battaglia economica ma etica perché uno Stato che non spreca è uno Stato più giusto, che ha risorse per i più deboli e per lo sviluppo. Siamo convinti che la trasparenza sia il grimaldello indispensabile per produrre nei cittadini il senso di appartenenza e nelle istituzioni la necessità di migliorare efficienza ed efficacia. In questo paese dove predomina l’individualismo e mancano cultura civica e senso del bene comune, noi abbiamo una piccola-grande missione: quella di tenere alta una fiammella di speranza. Nel buio che a volte sembra inghiottire la nostra vita pubblica noi crediamo che le armi della luce prevarranno. Trasparenza  vuole dire anche onestà, responsabilità, merito. Per questi valori vale la pena di impegnarsi, cominciando da noi stessi,  con  l’obiettivo di sapere di fare quanto possiamo per rendere l’Italia un paese di cui essere un po’ più fieri.

Servono regole per la scelta dei manager pubblici

apr 22nd, 2008 • Categoria: Mission, Varie
di Bruno Dente - Ordinario di Analisi Politiche Pubbliche del Politecnico di Milano La valutazione della performance nello svolgimento delle funzioni precedentemente svolte deve costituire un ingrediente essenziale, anche se non automatico, del processo di nomina. Discrezionalità politica e competenza tecnica debbono convivere, ma senza essere confuse Scegliere le persone più valide e mettere quelle giuste al posto giusto rappresenta una pre-condizione necessaria garantire la performance di qualunque organizzazione e quindi anche delle pubbliche amministrazioni. Ciò non significa necessariamente tenere la “politica fuori dalla porta” nel processo di nomina e di assegnazione degli incarichi ai dirigenti, soprattutto apicali. Occorre però che le responsabilità politiche vengano esercitate rispettando regole, criteri e standard il più possibile precisi e predefiniti e che le scelte siano motivate in modo tecnicamente e professionalmente adeguato anche alla luce delle recenti pronunce della Corte Costituzionale. Giudizio professionale E’ importante ribadire che si tratta appunto di un giudizio professionale e tecnico: è del tutto possibile valutare con un sufficiente livello di approssimazione se una persona, sulla base del suo curriculum, delle capacità dimostrate nel corso della sua vita lavorativa e delle potenzialità ancora inespresse sarà in grado di occupare una specifica posizione, identificare le opportunità di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi, eccetera. La discrezionalità politica del politico può e deve esercitarsi nella scelta delle persone che – a parità di competenze professionali – sembrano garantire una migliore capacità di tradurre in pratica gli orientamenti politici, ma non è legittimo (ed è anche politicamente pericoloso) che si sovrapponga al necessario giudizio professionale. Tutta la storia delle amministrazioni pubbliche mostra che discrezionalità politica e competenza tecnica debbono convivere, ma non possono essere confuse tra loro. La valutazione della performance nello svolgimento delle funzioni precedentemente svolte (ivi inclusa la capacità mostrata nella valutazione del personale sottoposto), deve costituire un ingrediente essenziale del processo di nomina, ma da essa non debbono discendere conseguenze automatiche. Infatti la buona performance in una posizione inferiore (o laterale) non è sempre un indicatore valido delle capacità e delle professionalità richieste nella posizione superiori. Supervisione esterna Occorre a questo punto chiedersi se sia necessario e utile svolgere un controllo o una supervisione esterna sull’esercizio del potere di nomina alle posizioni apicali (quelle cioè la cui responsabilità ricade sugli organi politici). I difficili rapporti tra politica ed amministrazione nel nostro paese, l’esigenza di aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, e di rafforzare la legittimità dei nominati all’interno delle organizzazioni cui essi sono preposti suggeriscono che una funzione di controllo esterno potrebbe essere utile. Tra l’altro essa aumenterebbe la trasparenza nel momento della scelta e implicherebbe una maggiore pubblicità dell’intero processo di selezione che potrebbe evolvere verso le migliori esperienze internazionali di avvisi pubblici – anche attraverso i media – per la ricerca dei soggetti in possesso delle necessarie qualificazioni. In ogni caso i meccanismi di supervisione esterna astrattamente possibili possono essere classificati in due categorie: • meccanismi politici, del tipo dell’advice and consent da parte delle commissioni parlamentari; • meccanismi professionali espressi da un soggetto indipendente (del tipo della Civil Service Commission inglese). Meccanismi politici I meccanismi politici hanno i fondamentali vantaggi: (a) di non richiedere complesse trasformazioni, e (b) di assicurare la piena trasparenza del processo dal momento che è interesse dell’opposizione dare grande pubblicità a proposte che considera inadeguate o addirittura irricevibili, anche se non si possono escludere meccanismi di tipo spartitorio e il rischio di una forte politicizzazione dell’alta burocrazia. La scelta di una selezione di tipo professionale comporterebbe certamente maggiori costi e difficoltà di attuazione, ma potrebbe avere il vantaggio, soprattutto se svolta da esperti in materia di valutazione e governo delle risorse umane e non da soggetti che – pur in grado di garantire la piena imparzialità – non posseggono le professionalità necessarie, di contribuire ad aumentare il “tasso tecnico” dei processi di selezione e, a cascata, di valutazione della performance.