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Palermo bifronte: un bilancio, due letturedi GIANNI DE FELICE

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Controllate, Newsletter, Primo piano

Gian Antonio Stella scrive: “Il grande buco dei conti di Palermo”. Il sindaco Cammarata risponde: “I nostri conti sono in ordine”. Com’è possibile?

Conforta constatare che grandi giornali come il Corriere della Sera e il Sole24ore affrontano, con attenzione e frequenza sempre maggiori, il tema dei bilanci degli enti locali. Significa che Civicum non abbaiava alla luna, quando cominciò ad occuparsi delle amministrazioni dei grandi Comuni e della gestione delle loro partecipate, intuendo margini ancora vasti di miglioramento in termini di efficienza, economia e chiaro rapporto con i cittadini . In questo risveglio dell’informazione quotidiana – merito anche di Civicum osiamo pensare – si inserisce un caso meritevole di segnalazione. Quello della polemica fra Gian Antonio Stella, un giornalista informato dei fatti, e Diego Cammarata, il sindaco di Palermo che i fatti nella fattispecie li ha fatti.

La settimana scorsa, sulla prima pagina del Corrierone appare questo titolo, non vistoso ma di inequivocabile essenzialità: “Il Grande Buco dei Conti di Palermo” . Segue, condito con l’abituale ironia veneziana del co-autore della “Casta”, un articolo zeppo di non meno essenziali cifre. Dice che il buco “richiederebbe una toppa immediata di almeno 200 milioni di euro”. Riferisce che la Corte dei Conti ha appena chiesto al Comune di Palermo “chiarimenti su un mucchio di cose: dai 26 miliardi di debito fuori bilancio nel 2007 all’abnorme versamento di 247 milioni alle società partecipate”. Sintetizza: “Su 866 milioni l’anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti”. Calcola: i dipendenti comunali di Palermo sono “ottomila più di dieci anni fa. Un po’ diretti, un po’ precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti”. Analizza costi, qualità ed efficienza del non brillantissimo sistema palermitano di nettezza urbana, concludendo: “Uno spazzino ogni due chilometri di strada da pulire: primato planetario”.

All’indomani sul Corrierone appare, vistosamente impaginata su sei colonne, una lettera del sindaco di Palermo intitolata “Cammarata: i conti di Palermo e i precari”. Il sindaco contesta subito l’esposizione “di Palermo a una lettura non corretta dei dati del suo bilancio”. Denuncia che “la situazione dei precari a Palermo è una realtà che ha trovato concretezza quasi vent’anni fa e con la quale è impossibile non fare i conti”. Ricorda che l’ammucchiata dei precari venne fatta prima della sua elezione, ma rivendica “la scelta di stabilizzare questi precari… e di inserirli efficacemente all’interno del sistema produttivo comunale”. Operazione non sempre riuscita, dal momento che egli stesso confessa qualche dubbio, scrivendo un po’ sibillinamente: “Non avrei mai potuto accettare di mettere sulla strada migliaia di persone, anche se alcune di queste dovrebbero imparare ad acquisire maggiore dignità di lavoratori”. Ma lapidaria resta l’affermazione: “Nonostante questo, non esiste alcun buco. I nostri conti sono perfettamente in ordine”.

Non sorprende la risposta di Gian Antonio Stella: “Ma se Palermo è così virtuosa e i conti sono così in ordine perché Cammarata batte cassa?”
Non sorprende la cultura – radicata non solo a Palermo e non da ora – della pubblica amministrazione come strumento di soccorso sociale (o clientelismo politico) in favore di pochi, più che come garanzia di servizi economici ed efficienti in favore di tutti.
Non sorprende la discussione sull’amministrazione comunale palermitana dal momento che anche al vaglio dell’analisi comparata dei bilanci di 23 Comuni italiani di Civicum-Politecnico, Palermo – cui va riconosciuto comunque il merito di avere accettato l’analisi, diversamente da Catania e Messina che si sono sottratte – non si è classificata ai primissimi posti.

Ma bisogna riflettere – visto che non è una sorpresa neanche questa – sulla realtà di un bilancio che può essere indifferentemente catastrofico per un giornalista e perfettamente in ordine per un sindaco. Sulla intrinseca labilità di cifre che consentono di dire Bianco e Nero, Bene e Male, Giusto e Sbagliato con pari sicurezza. Di fronte a tecniche che consentono un così spiazzante bifrontismo, appaiono purtroppo giustificati il disorientamento dell’opinione pubblica e l’ondata di sfiducia, che hanno globalmente travolto e devastato tutto il mondo della finanza pubblica e privata, bancaria e comunale.

E appare ancor più fondata, necessaria, urgente la proposta di Civicum per un bilancio comunale standard, semplice ed eguale per tutti, soprattutto comprensibile ai cittadini. Con il bilancio “modello Civicum” – che il Comune di Reggio Emilia intende adottare e che Civicum mette a disposizione di tutti i Comuni – questo caso non ci sarebbe stato. O Stella non avrebbe potuto scrivere il suo articolo, o Cammarata non avrebbe potuto scrivere la sua risposta.
A chi non piace questa soluzione? E perché?

Un esempio da BolognaUn impegno da Napolidi CIVICUM

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Controllate, Newsletter, Primo piano

Alla presentazione della ricerca Civicum-Mediobanca lapidaria testimonianza di Galimberti, presidente Amsa: “Spesi 25 milioni per pulire i muri di Milano, la nettezza urbana dipende dall’educazione dei cittadini”

Nonostante qualche defezione importante “per imprevisti e improrogabili impegni”, la presentazione del rapporto sui bilanci delle società “controllate” dei Comuni di Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia e Bologna, edizione 2009, realizzato da Ufficio Studi Mediobanca per Civicum, è stata seguita con straordinaria attenzione la mattina di mercoledì 4 marzo nella sala conferenze della Camera di Commercio di Milano e ha avuto vasta eco negli organi d’informazione locali e nazionali.

Non poteva essere altrimenti sia per la dimensione economica della massa di imprese esaminate, sia per ricchezza di dati informazioni e rilievi della ricerca eseguita da Gabriele Barbaresco, sia per la prospettiva di valutazione che analisi eseguite nell’arco di un quinquennio consentono a cittadini, amministratori, imprenditori e studiosi.

In altro articolo di questa newsletter troverete la sintesi dei dati di maggiore interesse emersi dalla ricerca: Nel sito www.civicum.it potete consultare, e scaricare se volete, tanto il rapporto nella sua versione integrale quanto le tabelle e i grafici che ne evidenziano sin otticamente i risultati. Pertanto è possibile limitarsi qui a dare sinteticamente conto del convegno.

Apprezzando la chiarezza con la quale il consigliere Russo della CTP di Napoli ha spiegato che la realtà attuale della sua azienda, ora appartenente tutta alla Provincia, è sostanzialmente cambiata da quella rappresentata dal bilancio 2007, quando era partecipata al 50% dal Comune di Napoli. Segnalando l’esemplare conduzione della Atc, azienda di trasporto locale bolognese rappresentata dal presidente Francesco Sutti, e lo schietto realismo finanziario di Marco Cesaretti, dirigente del GTT torinese (alle aziende di trasporto locale non possono restare margini per grandi investimenti). Ricordando che Sergio Galimberti, presidente della milanese Amsa, ha lapidariamente enunciato una semplice ma sacrosanta verità: l’andamento di un’impresa di nettezza urbana dipende dalla educazione dei cittadini. E ringraziando, infine, i main sponsor Amsa e Roma Metropolitane, lo sponsor Ctp e il sostenitore GTT per il contributo con il quale hanno reso possibile l’incontro.

La presentazione è stata aperta dal saluto del presidente di Civicum, Federico Sassoli de Bianchi, che ha ricordato l’impegno della Fondazione per la trasparenza dei conti pubblici, come primo passo verso l’efficienza e l’economicità, e sottolineato come, nel caso delle “controllate”, siano spesso proprio i Comuni “controllanti” a non dotarsi di efficaci strumenti di verifica e, appunto, di controllo. Con la proiezione di 49 slides l’autore della ricerca, Gabriele Barbaresco, ha messo a fuoco situazione, tendenze e fenomeni di rilievo riguardanti le aziende esaminate, evidenziando la “voragine del trasporto pubblico locale” particolarmente profonda a Roma e a Napoli. In merito alla milanese ATM, il relatore ha ricordato “i 400 milioni in portafoglio di cui si era parlato l’anno scorso per investimenti, ma sono ancora là”.

I problemi del trasporto pubblico locale e dell’igiene ambientale hanno dominato la tavola rotonda, coordinata da Mario Camozzi, fondatore promotore di Civicum. Marco Cesaretti, dirigente di pianificazione e finanza del GTT Torino, ha sostenuto che “i grandi investimenti sono insostenibili dalle aziende e in certi casi anche dai Comuni controllanti”, ma richiedono sostegno finanziario a livello nazionale: “Per noi un impegno di quattrocento milioni di euro sarebbe impensabile”.

Da parte sua, Sergio Russo, consigliere di CTP Napoli, ha chiarito che i dati del 2007 riguardano il passato della sua azienda, che dal 2008 non è più partecipata al 50% dal Comune di Napoli ma è passata al 100% alla Provincia. Parlando di questa “nuova” CTP, Russo ha ricordato che “nel 2008 è stata valutata da Moody’s con un rating A3”, quello che si riserva alle aziende più virtuose. Ha inoltre aggiunto che “nel 2008 CTP ha risparmiato 4 milioni di euro e varato un piano triennale che farà risparmiare altri tre milioni”. “Abbiamo ridotto gli amministratori da 5 a 3, abolito la carica onerosa di vicepresidente e ridotto del 10% i compensi del cda. Abbiamo rinnovato la flotta con bus a metano, riducendo spese e inquinamento ambientale. Avendo molte linee nella zona tra Caserta e litorale tirrenico, affollatissima di extra-comunitari. abbiamo attuato con la Caritas un programma di sensibilizzazione civica per combattere l’evasione tariffaria. Siamo più che soddisfatti del risultati ottenuti. E abbiamo le tariffe più basse – ha concluso. – Non si può ignorare, quando si parla di tariffe, che il trasporto pubblico locale, specialmente in certe zone, fa parte del welfare”. Francesco Sutti, presidente della ATC Bologna, per restare nell’ambito del trasporto pubblico, ha detto di ritenere ingiustificata “la distinzione fra pubblico e privato, bisogna invece distinguere fra amministratori competenti e amministratori non esperti del settore”. “In quattro anni – ha detto – ci siamo ridotti di 62 persone, abbiamo ringiovanito la flotta con mezzo eco-compatibili, abbiamo chiuso bilanci con utili e stiamo anche investendo in grandi progetti di infrastrutture”.

Unico rappresentante del settore igiene ambientale, Sergio Galimberti, presidente e ad della milanese Amsa, ha focalizzato le difficoltà del suo campo: “Il settore energetico rende perché si fa pagare direttamente dagli utenti. Le aziende di igiene ambientale hanno di solito una diversa forma di ricavo. Ora che l’Amsa è passata alla Aem e quindi alla A2A, gruppo quotato in Borsa, faremo fatture al Comune di Milano e questo migliorerà, fin dal 2008, l’aspetto del suo bilancio. Ricordiamoci, inoltre, che la vita di un’azienda come la nostra dipende anche dall’educazione dei cittadini. Amsa e Comune di Milano hanno speso 25 milioni di euro per tenere puliti i muri, ma guardatevi intorno…”.

Le privatizzazioni sono considerate impraticabili nel trasporto pubblico locale. “Il costo vettura/chilometro – ha detto Cesaretti – è di 5 euro per il bus e 10 euro per il tram. Col biglietto a 1,5 euro occorre il sostegno pubblico”. “I ricavi tariffari – ha riferito Russo – sono assorbiti interamente dal costo del personale. Più possibilista Sutti: “Abbiamo ottenuto buoni risultati senza aumentare le tariffe. Credo che sia fondamentale la capacità di auto-finanziamento”. Un accenno è stato fatto anche al “tesoretto” di 400 milioni di euro della milanese ATM, non rappresentata alla tavola rotonda. “Se ne discusse l’anno scorso – ha detto il relatore Barbaresco – e si parlò di investimenti. Ma ora quei quattrocento milioni sono ancora là…”. Il mondo dei servizi pubblici gestito da società “private” è talora un po’ troppo riservato. Ancora una volta Civicum è soddisfatto di averci aperto una finestra e invitato i cittadini ad affacciarvisi.

Unindustria e Legacoop con Civicum per Bolognadi ELENA DI FAZIO

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Newsletter, Primo piano

Accordo per l’evento, che sarà organizzato con la collaborazione del Comune

Civicum presenta a Bologna il “Rapporto Civicum per la città di Bologna”, un approfondimento dello studio effettuato sui bilanci dei 23 principali comuni italiani in collaborazione con il Politecnico di Milano.

L’obiettivo è di rielaborare l’analisi sullo specifico caso bolognese, facendo emergere le scelte allocative dell’amministrazione, evidenziando le politiche cui vengono destinate maggiori risorse e le diverse pratiche gestionali. A completamento dell’analisi saranno presentati dei focus tematici su alcuni servizi chiave: all’infanzia, agli anziani, trasporti e sicurezza, con particolare attenzione all’efficienza nell’erogazione dei servizi e alla loro efficacia.

L’idea è stata accolta con interesse e condivisa da due soggetti fra i più rappresentativi del tessuto sociale e produttivo bolognese: Unindustria Bologna, l’associazione che rappresenta e tutela le imprese del territorio, e Legacoop, che rappresenta le cooperative associate, co-sponsor dell’evento. Ci pare particolarmente rilevante questa collaborazione, già verificatasi in altre occasioni e ormai consolidata, segno tangibile della volontà delle due organizzazioni di collaborare e di porsi al servizio della collettività.

In questo quadro si è inserita la convinta partecipazione del Comune e, in particolare, dell’Assessore al bilancio, dott.ssa Paola Bottoni, che ha contribuito alla realizzazione della ricerca fornendo il necessario supporto informativo e ha accolto positivamente l’idea della presentazione e discussione pubblica dei dati. Ci sembra opportuno sottolineare come l’amministrazione di Bologna abbia compreso l’importanza dello studio e ancor più della presentazione, al di là degli aspetti puramente tecnici, come un primo importante passo per avviare un migliore rapporto con i cittadini e per una maggiore responsabilizzazione del proprio staff. La presentazione dei dati sarà infatti l’occasione per confrontarsi su temi di stringente attualità: le modalità di rendicontazione dell’amministrazione locale nei confronti dei cittadini, le scelte politiche e strategiche che soggiacciono a quelle gestionali, il livello di efficienza ed efficacia dei servizi erogati, a partire dalle tipologie maggiormente rilevanti per la vita quotidiana dei cittadini.

Il caso di Bologna e le sinergie che si sono sviluppate rappresentano un modello virtuoso: un’amministrazione ricettiva, pronta a raccogliere le sollecitazioni e gli stimoli provenienti dalla società civile e il mondo dell’associazionismo di categoria che, sentendo l’esigenza di disporre di dati comprensibili e più facilmente fruibili, ci ha stimolato e sollecitato alla realizzazione del Rapporto garantendoci il sostegno economico per la realizzazione dell’evento.

Manca un solo tassello, per ora: la partecipazione dei cittadini bolognesi, ma siamo certi sarà attenta e numerosa!

Conti online della Liguria troppo difficili da trovaredi VITTORIA FERRARIS

mar 5th, 2009 • Categoria: Conti pubblici, Newsletter, Primo piano, Regioni

Sestri Levante o Finale Ligure? Santa Margherita oppure Varazze? Veri e propri dilemmi per milanesi affetti da ansia da week-end. Poco importa. Siamo in una regione italiana definita la più “anziana” per struttura demografica (il clima dolce attira gli ex-giovani) : la Liguria. Non brilla in alcuni tratti per la trasparenza del mare, ma non è detto che non si distingua per la trasparenza sulla sua situazione di bilancio. Verifichiamo? Pronti a partire dal sito della Regione Liguria

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Di tutto, di più: dal meteo, ai contributi in conto capitale aperti agli enti pubblici allo sportello del cittadino. Vediamo se, tra gli interessi percepiti del ligure ‘medio’, c’è anche quello per il bilancio regionale.

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Prima delusione. Purtroppo come in altri siti regionale la sezione riservata al cittadino non accoglie sezioni dedicate agli approfondimenti della situazione contabile della Regione. A questo punto disponiamo di una casistica abbastanza numerosa che consente di affermare che i temi del bilancio non sono assolutamente percepiti come un’area di interesse del cittadino medio. La manifestazione diffusa del fenomeno suggerisce inoltre che, in generale, la scarsa trasparenza su alcune informazioni pubbliche deriva anche da un’assenza di domanda per questo bene primario. Riprendiamo il nostro percorso se esploriamo i contenuti alla voce ‘istituzioni’

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Nella sezione dedicata all’ente troviamo un collegamento all’attività finanziaria della Regione: informazioni, documenti, statistiche. Approdiamo velocemente ad una schermata che vede al centro una spiegazione sintetica sul bilancio regionale, si intende qui bilancio di previsione (altro fenomeno che oramai constatiamo di continuo: il bilancio consuntivo sembra essere lontano mille miglia per il solo fatto di chiamarsi rendiconto) alla sinistra i collegamenti verso i principali documenti della programmazione economico-finanziaria tra cui il bilancio di previsione. Andiamo a vedere il bilancio regionale.

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Ecco, trovato il bilancio di previsione per il 2009. Facciamo notare che il bilancio regionale 2009 è stato approvato in data 24 dicembre 2008 e ricordiamo quanto raro sia per le regioni italiane inaugurare un anno nuovo disponendo già di un bilancio approvato.

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Purtroppo non riusciamo a consultare il documento pdf per una questione di blocco di “pop up”, ma possiamo facilmente intuire che i documenti proposti in formato pdf riflettono fedelmente la struttura istituzionale del bilancio regionale pubblico che risulta difficilmente consultabile ai neofiti della materia. Dobbiamo in compenso dirci abbastanza soddisfatti (e un po’ fortunati) di avere individuato il bilancio abbastanza velocemente. A questo punto siamo liberi di rivolgere la nostra attenzione al rendiconto e abbiamo la sensazione di dover ripartire da zero. Per farlo utilizzeremo il motore di ricerca e digiteremo rendiconto 2007 (non pensiamo di trovare il rendiconto 2008 a fine febbraio dell’anno successivo).

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La ricerca ci propone una serie di collegamenti e il terzo dall’alto, la Legge n.32/2008 sembra fare al caso nostro.

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Eccoci approdati sul rendiconto regionale per l’esercizio 2007: Il Capo I riassume in breve le entrate accertate e le spese, dalle quali deriva nel 2007 un saldo finanziario passivo di circa 200 milioni di euro. Non siamo entusiasti dalla presentazione, il cittadino val bene uno schema semplificato un poco più ‘handy’. Siamo arrivati a destinazione.

Possiamo affermare che la Liguria dà accesso alle informazioni contabili, comunque presenti sul sito istituzionale della Regione. Non possiamo invece affermare che ci sia uno sforzo da parte della Regione per rendere il bilancio regionale un tema caro ai cittadini e agevolmente frequentabile. Eppure i liguri, alle palanche, sono tradizionalmente affezionati..

Sorprendente: la Iervolino assegna più poltrone della Morattidi CIVICUM

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Controllate, Newsletter, Primo piano

Il sindaco di Napoli nomina 55 amministratori, quello di Milano 48. Al primo posto il torinese Chiamparino con 60 nomine

Nel sito www.civicum.it è possibile trovare le tabelle, i grafici e le slides della ricerca edizione 2009 dell’Ufficio Studi di Mediobanca sui bilanci delle società controllate dai sei maggiori comuni italiani (Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Torino), presentato il 4 marzo 2009 a Milano. Ma per comodità e guida di consultazione, viene egualmente offerta una selezione condensata dei dati più significativi.

Galassia di 338 società. Lo studio copre le maggiori fra le società controllate dai sei comuni: si tratta complessivamente, tra partecipazioni dirette ed indirette, di 338 società (218 delle quali facenti capo gruppi quotati in Borsa), così suddivise: 85 a Milano (gruppo più numeroso), 80 a Roma, 60 a Torino, 51 a Bologna, 41 a Brescia, 21 a Napoli.

Partecipazioni di minoranza. Ma la presenza dei comuni è ancora più tentacolare e comprende anche partecipazioni di minoranza: si tratta di ulteriori 65 partecipazioni (che portano il totale a 403) ed il giardinetto più nutrito è quello di Torino (22) seguito da Brescia (14), Bologna (9), Milano e Roma (8) e Napoli (4).

Solo Napoli non ha “quotate”. La struttura dei gruppi comunali è fortemente condizionata dalle società quotate (energetiche, presenti ovunque tranne che a Napoli); ogni gruppo quotato consta mediamente di 45 imprese (compresa la holding), ogni gruppo non quotate di due sole società (compresa la capogruppo).

Brescia “controlla” solo al 33%. La “presa” dei comuni sulle proprie partecipate ha diversa intensità; quello di Napoli ha mediamente il 77% del capitale delle partecipate (suddiviso tra l’82% delle controllate ed il 13% di quelle di minoranza), seguito da Torino con il 59% (73% e 4% rispettivamente); Roma controlla in modo più intenso di Milano (44% contro 41%) che ha diluito il proprio controllo con l’operazione A2A; molto lasco il controllo di Brescia (33%) e Bologna (solo 19%).

Colosso da 18,6 mld fatturati e 77.306 dipendenti. Se le attività dei sei comuni fossero rappresentate da una holding unica, si configurerebbe a fine 2007 il sesto gruppo industriale italiano per fatturato (18,6 miliardi, più grande della Finmeccanica) ed il quarto per dipendenti (77.306, più dell’ENEL).

E’ l’energia il business dei Comuni. A fine 2007 Letizia Moratti, attraverso le imprese a controllo comunale, rappresentava l’11° gruppo italiano (9 miliardi di fatturato, più della galassia dei Benetton), Alemanno il 29° (4,1 miliardi di fatturato, più della Barilla), Paroli (Bs) il 67° (2,3 miliardi, più della Ferrero), Chiamparino il 72° (2 miliardi, più della Mondadori); è l’effetto delle imprese energetiche, senza le quali il portafoglio comunale dimagrirebbe clamorosamente: Milano crollerebbe da 9 a 2 miliardi (diventando il 71° gruppo italiano), Roma da 4,1 a 1,6 miliardi (86° gruppo), Torino da 2,3 miliardi a 0,8 (195° posto). Bologna, con 168 milioni sprofonderebbe in 791° posizione, Brescia (con appena 92 milioni di fatturato), “sparirebbe” oltre la milleduecentesima posizione.

Milano ha il portafoglio più ricco (2,5 mld). Tenuto conto dei corsi di Borsa di fine 2008 e degli ultimi bilanci disponibili (dicembre 2007), il portafoglio detenuto dai sei comuni è valutabile in 7,5 miliardi di euro circa, 3,5 dei quali rappresentati da quotate, 3,6 da non quotate e 0,4 miliardi rivenienti da partecipazioni di minoranza; il gruzzolo più cospicuo è del comune di Milano (2,5 miliardi), cui segue Roma (1,8 miliardi), Brescia (1,4 miliardi), Torino 810 milioni, Napoli 524 milioni e Bologna con 390 milioni.

Effetti della crisi dei mercati. La crisi dei mercati ha svalutato pesantemente anche i portafogli comunali, bruciando, nel solo secondo semestre del 2008, circa 2,4 miliardi di euro; i colpi più pesanti li hanno subiti Brescia e Milano (quasi 900 milioni di euro a testa); Roma si è fermata a 260 milioni circa, Torino a 210, Bologna a 160 circa; se nel giugno 2008 il portafoglio comunale era determinato per oltre il 60% dalle quotate, a fine 2008 il loro peso è equivalente a quello delle non quotate.

Rendono le partecipazioni di minoranza? Quanto al portafoglio di minoranza (386 milioni il valore complessivo), le partecipazioni di maggiore valore fanno capo ai comuni di Roma (164 milioni), Milano (102 milioni) e Bologna (51 milioni); si tratta di un investimento di cui sarebbe interessante valutare la funzione, poiché esso non frutta alcun introito finanziario di rilevanza (circa 5 milioni di dividendi sui risultati 2007, ossia poco più dell1% dei valori immobilizzati).

Possibile realizzare 1,5 mld mantenendo il controllo. I comuni possono valutare di dismettere parte del proprio portafoglio, ad esempio portando le proprie partecipazioni al 51% ove superiori; cedrebbero azioni per un valore di libro pari a circa 1,5 miliardi di euro, e l’ipotetico maggiore incasso sarebbe quello del comune di Milano (620 milioni), seguito da Roma (300 milioni), Torino (240 milioni) e Napoli (200 milioni); ma se “osassero” maggiormente, rinunciando al controllo di diritto, le somme sarebbero ancora più invitanti: cedendo fino la 40% potrebbero introitare due miliardi di euro (770 milioni Milano, 480 Roma, 320 Torino, 260 Napoli), scendendo al 30% si arriverebbe ad un totale di 2,5 miliardi (900 milioni a Milano, 650 a Roma, 400 a Torino e 310 a Napoli).

In 5 anni Milano ha guadagnato, Roma ha perso. Nel quinquennio 2003-2007 le società del comune di Milano hanno realizzato utili cumulati pari a 1,6 miliardi, quelle di Brescia a 893 milioni, 191 milioni a Torino, 74 e 74 a Bologna. In perdita cumulata hanno invece chiuso sia Roma (-39 milioni) che Napoli (-225); ma ove si escludano le società energetiche i risultati sono assai meno lusinghieri: 281 milioni è l’utile di Milano (182 dei quali da ascrivere alla SEA che è il solo gestore aeroportuale a integrale controllo comunale), 15 milioni quello di Torino (13 dei quali relativi alla aeroportuale Sagat, di cui ha la maggioranza relativa), sostanziali pareggi Brescia (-2 milioni) e Bologna (+ 5 milioni) , in profondo rosso Napoli (-225 milioni) e soprattutto Roma (-643 milioni) senza la foglia di fico della Acea.

Ecco le maggiori “voragini”. Venendo alle singole società, le maggiori “voragini” nel quinquennio sono quelle di ATAC a Roma (Tpl, 583 milioni), CTP di Napoli (Tpl, 175 milioni, di cui metà di competenza del comune di Napoli), Asia di Napoli (igiene ambientale, 68 milioni), AMA di Roma (igiene ambientale, 45 milioni), Bagnoli Futura di Napoli (immobiliare, 41 milioni) ed ANM di Napoli (Tpl, 25 milioni); la somma delle perdite cumulate all’interno dei sei comuni fa emergere questi deficit complessivi (altrimenti “nascosti” dai buoni risultati delle energetiche): Roma 657 milioni, Napoli 325 milioni, Torino 15 milioni, Milano 12 milioni, Brescia sei milioni, Bologna 1,5 milioni; il totale porta a circa 930 milioni di euro nel quinquennio.

Nel quinquennio 6,5 mld di sostegno pubblico. Merita ricordare che nello stesso periodo, oltre al ripiano delle perdite richiamate, gli enti pubblici hanno iniettato denaro pubblico sotto forma di sussidi e contributi, in particolare nel Trasporto Pubblico Locale (TPL); il totale 2003-2007 ammonta a 6,5 miliardi, assorbiti nella misura maggiore dalla città di Roma (2,4 miliardi che non le hanno impedito di saldare a 643 milioni di perdita), Milano (1,5 miliardi) e Napoli (1,1 miliardi, anch’essi incapaci di evitare perdite per 225 milioni).

Bruciati a Roma 3 mld e a Napoli 1,3. Nel settore del Tpl in particolare, tra contributi e perdite d’esercizio, a Roma sono andati bruciati circa 3 miliardi, a Napoli 1,3 miliardi.

A ogni bresciano +2.093 euro, per ogni napoletano -366. Misurando la ricaduta per ogni abitante come saldo tra quanto gli ritorna in termini di dividendi ed investimenti, e quanto gli viene idealmente “sottratto” in termini di sussidi e contributi versati alle imprese, il cittadino con il saldo migliore è quello di Brescia (2.093 euro), seguito da Torino (83) e Milano (34); presentano invece saldi negativi Bologna (-11 euro), Roma (-50 euro) e soprattutto Napoli (-366); il “prezzo” che il cittadino paga dovrebbe consentirgli di acquistare servizi di qualità: purtroppo questo non accade proprio laddove gli squilibri finanziari sono maggiori: lo scoring ai servizi comunali segnala i livelli meno soddisfacenti a Roma e Napoli.

La crisi ha colpito i più ricchi. Il cittadino più ricco, in base al valore delle partecipate dl suo comune, è quello bresciano (7.230 euro), seguito da quello milanese (2.630), bolognese (1.472 euro), torinese (1.224), romano (769) e napoletano (539 euro); la crisi ha impoverito i cittadini: da luglio 2008, quello bresciano ha visto bruciarsi 4.643 euro del proprio portafoglio (-40%), quello milanese 678 euro (-26%), quello bolognese 424 euro (-29%), quello torinese 332 (-27%) e quello romano 94 euro (-12%).

523 poltrone nei cda. Il computo delle “poltrone” facenti capo ad un più ampio aggregato di 66 imprese a controllo comunale porta a contare 523 posti tra amministratori e sindaci, ossia in media 7,9 posti per società; le società quotate portano soldi ai comuni, ma hanno anche governance complesse: i board più numerosi sono a Brescia (10,9 persone in media) e Milano (9,5) portato del duale in A2A; gli altri comuni sono più “snelli” con medie pari a 8 componenti per Napoli, 7,8 per Roma, 7,7 per Bologna e 7,6 per Torino.

Chiamparino e Iervolino danno più poltrone. Ma ciò che interessa i comuni sono, ovviamente, le nomine dirette: si tratta dell’assegnazione di 279 posti, 224 di pertinenza delle controllate, i restanti 55 relativi alle partecipazioni di minoranza; le nomine nelle controllate sono di maggior “pregio” poiché contengono l’assegnazione di cariche apicali (Presidente, Vice, AD): si trattava nel 2008 di novanta posizioni; Chiamparino è il sindaco che nomina di più (60 posti), seguito dalla Iervolino (55) e da Alemanno (54); un po’ più indietro la Moratti (48), mentre hanno meno lavoro Cofferati (34) e Paroli (28).

Le poltrone costano 11,1 mln di euro. Le nomine dirette hanno comportato l’erogazione di compensi per 11,1 milioni di euro: la maggiori “fette” della torta vanno ai board di Milano e Roma (circa 2,5 milioni ognuno); la remunerazione media è pari a 44.800 euro, valore intermedio tra quanto tocca ai posti in controllate (47.400 euro) ed in partecipate di minoranza (29.100 euro).

Brescia e Milano pagano meglio. I cachet migliori nelle controllate sono quelli di Brescia (58.500 euro), Milano (55.700) e Roma (51.900); nelle partecipate di minoranza hanno un trattamento di riguardo gli amministratori di Bologna (48.600) seguiti da quelli di Roma (36.500), entrambi al di sopra della media generale (29.100), mentre assai morigerati sono i torinesi (11.800); guardando ai settori, il compenso medio delle energetiche (115.700 euro) è doppio rispetto agli altri settori (54.400 Tpl, 52.200 igiene ambientale); nel Tpl gli amministratori milanesi percepiscono compensi doppi rispetto alla media (112.000 euro), seguiti dai torinesi (72.000 euro); questi sono anche i meglio pagati nell’igiene ambientale (74.000 euro rispetto ai 53.000 di Roma ed ai 45.000 di Milano).

Controllanti più opachi delle loro controllatedi FEDERICO SASSOLI DE BIANCHIPresidente di Civicum

mar 5th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Controllate, Newsletter, Primo piano

I Comuni non hanno procedure di nomine trasparenti, verifica di efficienza, valutazione di impatto economico

Sei per cinque trenta ? No 338. E’ questa la logica dell’economia Comunale. E’ questo il numero di società che fanno capo ai sei maggiori Comuni italiani e che operano in cinque settori essenziali ; energia, ambiente, acqua, trasporti pubblici, aeroporti. Complessivamente i Sindaci hanno a disposizione 279 nomine per società che hanno un giro d’affari di oltre 17 miliardi di euro, quasi il doppio di quello degli stessi Comuni.

Del capitalismo comunale Civicum , con Mediobanca, è stata tra i primi ad occuparsi cinque anni fa. Ci siamo sforzati di rendere trasparenti i contenuti dei bilanci e di metterli in relazione alla qualità dei servizi resi ai cittadini da queste società. In teoria una società pubblica con risultati peggiori di un’altra potrebbe essere giustificata se offrisse una qualità di servizio migliore. Con Mediobanca abbiamo elaborato un indice sintetico della qualità dei servizi nelle varie città e lo abbiamo confrontato con i risultati economici delle gestioni. Ne è emerso che il servizio migliore lo offrono quelle città che hanno società economicamente più profittevoli. Brescia nel 2007 ha avuto un saldo attivo per abitante di 2.093 € e un punteggio sulla qualità dei servizi di 75. La seconda è Torino con 83 € e 70 punti. Meno bene Milano con 34 € e 62 punti, e Bologna con una perdita per abitante di 10€ ma un punteggio di 71. Male Roma – 50€ e 41 punti. Peggio Napoli con – 366€ e solo 38 punti.

Non vi sono quindi scuse per non perseguire gli esempi delle best practices. La domanda che allora ne consegue è : perché non vengono adottate più rapidamente ? Perché manca la cultura della responsabilità. Chi fa bene non viene premiato, chi fa male sa che alla fine le perdite saranno coperte con i denari di tutti.

Ma siamo sicuri che anche le best practices non siano migliorabili? A seguito dell’analisi che abbiamo recentemente presentato sui conti dei principali Comuni italiani ho parlato con il rappresentante di un Comune virtuoso. Mi ha detto che potrebbe ridurre il personale del 25% e sostituirlo con un decimo di giovani capaci di usare il computer. Ho parlato con due esponenti di due Comuni non virtuosi. Mi hanno detto la stessa cosa ma nel loro caso la percentuale di riduzione possibile è del 50%.

Se questo è il livello di attenzione all’efficienza in quelle che sono in qualche modo le holding, vengono dei dubbi anche su quelle che sono le società da loro controllate.
Civicum è convinta che il principale male dell’Italia sia la mancanza di efficienza nella pubblica amministrazione. Chi non la vuole? Chi ne sarebbe danneggiato? Certamente, ma questo è sempre vero, anche in altri paesi più efficienti del nostro. Dove risiede la nostra peculiarità? Nella disattenzione dei cittadini, soprattutto delle classi dirigenti della società civile; nella incapacità di chiedere conto di ciò che sarebbe loro diritto avere. Nella diffusa mancanza di trasparenza di chi amministra beni e servizi pubblici .

Nel caso delle società controllate l’opacità dobbiamo rilevarla soprattutto nei Comuni controllanti. Essi non hanno procedure di nomine trasparenti e che premino la competenza, non hanno spesso neanche la capacità di valutare strategie industriali e l’adeguatezza dei servizi svolti. Quanti sono i Comuni che controllano la rispondenza dei servizi ai requisiti fissati nelle carte dei servizi? E a livello dei bilanci quanti sono i Consigli comunali che comprendono l’impatto dei conti delle controllate sui bilanci del Comune che sono tenuti ad approvare? Manca un bilancio consolidato consuntivo e il bilancio preventivo, che tanto appassiona i consiglieri comunali, non tiene conto della controllate.

E’ tutto senza speranza allora? No. Il Comune di Bologna ci ha chiesto di organizzare un confronto serrato con le sue partecipate e le città che risultano essere migliori di loro, per discutere i dati che emergono dalle nostre ricerche. Il Comune di Reggio Emilia sta lavorando per applicare già da questo aprile un nuovo formato di Bilancio che propone Civicum. Una rondine non fa primavera. Due forse si.

Tappeto di cicche e water… mancato di CIVICUM

feb 20th, 2009 • Categoria: Costume e Cultura, Newsletter

Se getto cicche di sigarette per strada o lascio la toilette del bar in condizione pietosa dopo il mio passaggio, creo un danno agli altri senza averne nessun beneficio. E’ una considerazione ovvia e unanimemente accettata. Eppure, sembra che, al momento di applicarla, siano davvero in pochi a pensarci.

Lina Sotis ha raccontato sul Corriere che in Giappone i fumatori girano con un portacenere in tasca. Qualcuno potrebbe metterli in vendita anche in Italia questi portacenere tascabili, ma è forse diffuso il timore che sarebbero in poichi a comprarli e ancora in meno ad usarli.

In attesa che il marketing dia torto agli esitanti produttori di portacenere tascabili, i gestori dei bar potrebbero mettere dei capienti portaceneri fuori dai loro locali, magari facendoseli pagare mettendo della pubblicità. A condizione che questa non sia famelicamente tassata dai Comuni. Ma è un’idea sulla quale esercenti di bar e amministratori comunali non hanno ancora trovato il tempo di intrattenersi.

Per i gabinetti pubblici, che sono uno scandalo in Italia, si potrebbe cominciare copiando da quel cartello esposto in bella mostra sopra il WC di un locale del Veneto : “ Coraggio, ce la puoi fare… puoi centrarlo”. Ma forse si teme che l’ironico cartello possa essere interpretato come una violenza alla privacy del disattento, e ineducato, fruitore.

Piccoli esempi a dimostrazione che, la qualità della vita, possiamo migliorarla anche con tante piccole azioni individuali. Azioni che non ci vengono in mente perché non siamo abituati a vedere il collegamento tra il proprio benessere individuale e quello collettivo.

Perché questo accada è necessario un cambiamento di prospettiva. E’ necessario capire che la propria felicità è intrinsecamente legata a quella degli altri. Si vive meglio in un luogo dove ci sono meno furti, dove posso camminare da solo di notte e sentirmi sicuro. Non posso trincerarmi dietro porte sempre più blindate: per occuparmi della sicurezza mia e della mia famiglia, devo occuparmi anche di quella di tutti gli altri.

Un Paese può definirsi civile, quando il rimprovero per una deiezione di cane lasciata sul marciapiede non solleciti la più ottusa ma anche la più diffisa delle risposte: “Pensi ai fatti suoi, lei non è mica il padrone della strada!”

Giulio Sapelli: “Un nuovo nemico ci insidia”di ODILE ROBOTTI

feb 20th, 2009 • Categoria: Newsletter, Primo piano, Varie

E’ il neo-capitalismo che, secondo l’economista, minaccia di trasformare gli interventi pubblici da soccorso in trappola.

Negli ultimi tempi siamo stati così sommersi da articoli e libri sulla crisi economica mondiale da essere indotti a cercare rifugio nella cosiddetta letteratura di evasione. Ciò nonostante, consiglio egualmente la lettura del libro di Giulio Sapelli (La Crisi Economica Mondiale – Dieci Considerazioni – 2008 Bollati Boringhieri editore, 7 euro) perché fa riflettere su come la crisi economica abbia influenzato il rapporto fra politica ed economia e perché mette in guardia dalle possibili conseguenze di questo mutamento di equilibrio.

Giulio Sapelli ricerca anzitutto le cause della crisi economica. La prima citata è la progressiva finanziarizzazione dell’economia, accusata di aver spostato importanti quote di capitale da profitto a rendita. Segue, nell’elenco di Sapelli, la corruzione che avrebbe impedito il funzionamento del mercato e creato le condizioni per l’affermazione di un modello di allocazione, basato su “consanguineità, fedeltà, affiliazione, deferenza e complicità” anziché su prezzi e meriti. Sapelli punta poi il dito sul meccanismo delle stockoption: inizialmente concepite come incentivi per allineare gli interessi del management e degli azionisti, esse sarebbero diventate nel tempo rendite di posizione con chiari effetti distorcenti. I top manager “stockopzionisti” (così battezzati per aver privilegiato nel governo aziendale scelte volte a massimizzare i propri guadagni da stockoption) – favoriti da una governance compiacente, da regole contabili insufficienti a garantire la trasparenza e da un sistema nel complesso connivente – avrebbero progressivamente aumentato la propria auto-referenzialità, fino ad attuare un vero e proprio “colpo di stato” plutocratico. Le loro manovre finanziarie spericolate sarebbero state la causa scatenante della crisi di fiducia dei mercati da cui tutto è partito.

Veniamo ora alle conseguenze. Quando il sistema finanziario è entrato in crisi, l’intervento dello Stato non è stato accolto senza critiche e polemiche perché equivaleva a trasformare in “pubbliche” le perdite dopo anni di guadagni “privati”. Le voci contrarie si sono però affievolite, quando la crisi si è aggravata facendo saltare aziende e posti di lavoro e minacciando di travolgere l’economia reale. La partecipazione dello Stato nell’economia, presentata all’opinione pubblica preoccupata e confusa come l’unica possibilità di evitare disastri definitivi, ha finito per assumere una connotazione rassicurante se non addirittura salvifica.

Così siamo arrivati alla situazione attuale (che forse è solo la fine dell’inizio), in cui importanti parti dei sistemi bancari sono nazionalizzate e lo Stato ha riconquistato molto dello spazio che le privatizzazioni di stampo liberista gli avevano sottratto. Sbandierate come l’unico rimedio ai malefici della crisi, le ingenti ricapitalizzazioni di banche e imprese da parte dello Stato hanno quindi sancito il trionfo della politica sull’economia.

Come evolverà la situazione? Ci piacerebbe che al liberismo mercatista degli ultimi vent’anni seguisse una forma più matura ed etica di liberismo, ammaestrato dall’esperienza dei propri errori. Secondo Sapelli, andiamo invece incontro al neo-patrimonialismo, cioè alla proprietà dei beni controllata dalla politica (secondo la definizione coniata dal sociologo israeliano Samuel Eisenstadt). Sapelli descrive il neo-patrimonialismo come una forma di capitalismo “senza mercato”, dove i confini tra politica ed economia si sfumano in una “confusione endemica tra patrimoni delle dinastie regnanti e patrimonio dello Stato”. Il neo-patrimonialismo, avverte Sapelli, porta a una gestione arbitraria della cosa pubblica ed espone a rischio di dilapidazione i beni dello Stato, con conseguente crisi fiscale.

Cosa fare dunque? Sapelli ci esorta a vigilare sulle classi politiche del nuovo millennio. Ben diverse dalle élite descritte da Pareto e da Mosca, le nuove classi politiche – dopo essere arrivate alla politica attraverso un percorso di carriera e non di vocazione – sarebbero ora “alla disperata ricerca di nuovi mezzi di sostentamento”. L’ultimo bene aggredibile – spiega Sapelli – è il territorio “che viene governato in base al consenso elettorale e non secondo il principio di efficienza e di servizio pubblico.”

Come uscirne? Secondo Sapelli bisogna scalzare lo “Stato infeudato dai partiti e dalle lobby neo-patrimonialiste” e promuovere lo Stato “della buona amministrazione, che proceda con legislazioni leggere e trasparenza gestionale…”. Aggiunge Sapelli: “Dobbiamo decidere tutti insieme…quale direzione imboccare per affrontare il futuro…Occorre un impegno di tutti, proporzionale alla responsabilità e alle competenze.”

Su queste ultime affermazioni non si può non essere d’accordo, mentre si potrebbe esprimere qualche riserva su alcuni dei giudizi molto duri espressi nel libro, frutto di qualche generalizzazione di troppo. Sapelli, però, ha il merito di ricordarci, in un momento in cui l’incertezza riguardo al futuro tende a spingerci verso un individualismo di sopravvivenza, che siamo tutti responsabili di vigilare sulla cosa pubblica. Siamo avvertiti: la crisi economica, avendo spalancato le porte a una maggiore presenza della politica nell’economia, aumenta il rischio che alcuni esponenti delle classi politiche, invece di limitarsi a regolare l'uso dei beni pubblici, li esproprino.

La trasparenza nei bilanci pubblici, che Civicum chiede da anni, è un formidabile strumento di prevenzione degli abusi paventati da Sapelli ed è, quindi, ora più che mai, un’idea il cui tempo è venuto.

La nostra ricerca sulle controllate nel Rapporto della Corte dei Contidi CIVICUM

feb 20th, 2009 • Categoria: Conti pubblici, Newsletter, Primo piano

Lo studio presentato l’anno scorso è stato adottato come fonte di conoscenza dalla magistratura contabile

“Siamo tra i peggiori Paesi al mondo per corruzione”. L’affermazione mortifica ma non sorprende: ce la ripetono ogni anno le classifiche di Transparency International. Ma suona molto più severa se viene pronunciata, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009, dal presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, come è avvenuto qualche settimana fa a Roma.

“Il moltiplicarsi di notizie di reati concernenti l’Amministrazione – ha chiarito il numero uno della magistratura contabile – dà conferma che i controlli, interni ed esterni, sull’Amministrazione non sono pienamente adeguati e vi è una attuale situazione di scarsa loro efficacia, di pochezza di effetti concreti”. A suo parere, “occorre potenziare e irrobustire i controlli, renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti.”

“Nel campo dell’Amministrazione – ha osservato il presidente della Corte dei Conti – ad un maggiore e migliore uso dei controlli corrisponde simmetricamente un minore ricorso al codice penale. Il primo effetto di ogni attività della Corte è e deve essere l’assicurare trasparenza e chiarezza dell’azione della Pubblica Amministrazione. Laddove manca la trasparenza, si genera il cono d’ombra entro cui possono trovare spazio quei fatti di corruzione o di concussione, che rendono poi indispensabile l’intervento del giudice penale”.

Sono concetti di fondamentale importanza per la vita e il corretto sviluppo del Paese, frequentemente riscontrabili nelle tesi che Civicum va sostenendo da alcuni anni col massimo impegno. E anche con qualche più che confortante risultato, vista la sensibilizzazione di gran parte della cittadinanza e degli organi di informazione al problema della trasparenza nei conti e nelle decisioni della Pubblica Amministrazione. Trasformazioni profonde di cultura e costume richiedono decenni di lavoro duro e costante, esigono la nascita e la crescita di nuove generazioni di cittadini. Non è dunque il caso di cantar vittoria, ma qualcosa comincia a vedersi. Tra questi segnali è da evidenziare anche l’attenzione che proprio la Corte dei Conti comincia a riservare all’azione di Civicum. Nello “Stato dei controlli sugli organismi partecipati dagli Enti locali”, edito con deliberazione n.13/2008 dalla Sezione delle Autonomie, magistrato relatore la Consigliere Cinzia Barisano, è pubblicata come fonte di acquisizione dati l’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca per conto di Civicum e presentata il 5 marzo 2008. Non si tratta di una citazione breve. La ricerca Civicum-Mediobanca sulle controllate dai Comuni delle sei maggiori città italiane viene sintetizzata nei suoi passaggi più significativi – con pubblicazione di tabelle e note – da pagina 51 a pagina 54.

L’ampia citazione della nostra ricerca su un documento ufficiale della Corte dei Conti costituisce un riconoscimento tanto alla rigorosa attendibilità scientifica dell’Ufficio Studi di Mediobanca, quanto al quotidiano sforzo che Civicum compie per perseguire gli obiettivi della sua missione. Un riconoscimento che certifica al tempo stesso la utilità sociale dell’impegno di Civicum e la serietà tecnica delle indicazioni di US Mediobanca.

Privatizzazioni e federalismo: cosa cambia nelle controllatedi CIVICUM

feb 20th, 2009 • Categoria: Controllate, Newsletter, Primo piano

Sarà presentata la seconda parte della ricerca 2009 Civicum-Mediobanca riservata all'analisi dei bilanci delle società dei maggiori Comuni

Federalismo e privatizzazioni. E’ questo l’attualissimo tema del convegno organizzato per il 4 marzo prossimo, presso la sala Conferenze della Camera di Commercio di Milano, in via Meravigli 9/b, in occasione della presentazione della seconda parte – quella dedicata alla analisi dei bilanci, dopo la prima ricervata all’analisi di costi, qualità ed efficienza – dell’edizione 2009 della ricerca Civicum-Mediobanca sulle società controllate dai Comuni di Milano, Roma, Napoli, Torino, Brescia e Bologna.

Il convegno – che avrà inizio alle 9,45 con il benvenuto del presidente di Civicum, Federico Sassoli de Bianchi, e concluderà i lavori a mezzogiorno e mezzo – è sponsorizzato dalla Amsa di Milano, società del Gruppo A2A, e dalla Roma Metropolitane (main sponsor), da CTP, Compagnia Trasporti Pubblici di Napoli (sponsor) e con il contributo della GTT, Gruppo Torinese Trasporti. Dopo la presentazione dell’analisi dei bilanci delle società oggetto della ricerca da parte dell’autore Gabriele Barbaresco, dell’Ufficio Studi di Mediobanca, si svolgerà una tavola rotonda coordinata dal Fondatore Promotore di Civicum, Mario Camozzi, sui due temi in discussione per il futuro prossimo delle controllate di servizi pubblici: il federalismo fiscale e le privatizzazioni. Un futuro che interessa molto da vicino tanto la vita dei cittadini, quanto l’economia e l’occupazione nelle zone interessate, perché tocca l’attività degli aeroporti (si pensi alla Sera e alle questioni di Linate e Malpensa), i trasporti urbani, la produzione e distribuzione di energia, la gestione e distribuzione dell’acqua.

Il panel dei partecipanti alla tavola rotonda sarà formato, come sempre, da manager delle maggiori società controllate che offriranno un determinante contributo di testimonianze, esperienze e proposte, perché i problemi del settore li vivono ogni giorno in diretta “sul campo”. Non solo con l’analisi di bilanci che indicano lo stato di salute di aziende private a capitale pubblico o semi-pubblico, ma anche con questa raccolta di idee e opinioni altamente qualificate Civicum collabora con il sistema della pubblica amministrazione per un più efficace e razionale funzionamento e per un migliore rapporto fra cittadini e istituzioni.