Blog Civicum

Un nuovo sito targato WordPress

Sanità

FARMACI SENZA PREZZO

lug 10th, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Costume e Cultura, Diritto e giustizia, Sanità
STORIA DI UNA LEGGE SILENZIOSA Possiamo leggere sulla confezione quanto costano i cetrioli, ma non quanto costano i medicinali senza prescrizione. Bizzarria italiana frutto di normative frettolose, libere interpretazioni e soprattutto pubblico disinteresse. di  Gianni de Felice Possiamo leggere sulla confezione dei cetrioli al supermercato il prezzo del “pezzo” e il prezzo riferito al chilo, ma non possiamo più leggere in farmacia sulle loro scatole il prezzo del lassativo Ducofrax o dell’antitosse Frugolin (nomi di fantasia). In Italia, naturalmente. Perché in Francia, per esempio, le confezioni dei farmaci senza prescrizione conservano il regolamentare adesivo col prezzo indicato sia in codice a barre per il lettore ottico del registratore di mani avanti contro le eventuali maniere equivoche, le difficili riconoscibilità e le poco chiare leggibilità. Più di così! Ma da noi le norme non si applicano, si interpretano. E quindi, entrato in vigore il comma 801, c’è chi osserva che, con quella esplicita indicazione “mediante listini o altre equivalenti modalità”, il legislatore ha voluto implicitamente escludere che i prezzi debbano essere ancora resi noti sulle confezioni. Qualcuno aggiunge, senza intenzioni ironiche, che l’abolizione del prezzo sulla scatola va a vantaggio del consumatore, perché serve a stimolare la concorrenza. Un po’ di confusione Evidentemente si fa un po’ di confusione: prezzo libero non significa prezzo taciuto. Anche i supermercati e gli ortolani sono liberi di vendere i cetrioli al prezzo che vogliono, e qui sta la concorrenza. Ma devono indicarlo sul prodotto, e qui sta invece la trasparenza, che vuol dire  rispetto per il cittadino. Ma torniamo alla nostra storia. A gennaio 2008 spariscono – in Italia – i prezzi dalle confezioni dei farmaci non soggetti a prescrizione medica. Al loro posto non compaiono, però, quei listini (e neanche quelle “modalità equivalenti”) che il comma 801 comunque prescrive per indicare a chi entra “nel punto vendita” a quale prezzo il titolare ha liberamente deciso di vendere i farmaci senza prescrizione che offre. Ovvia conseguenza della opacità del comma 801: un testo che appare impreciso, vago, frettoloso. Una non-legge. Se ne accorge, in ritardo, anche il ministero della Salute che forse teme di perdere il controllo del settore. Infatti, poco tempo dopo, il ministro Livia Turco si aggancia al decreto “milleproroghe” per emanare l’11/4/2008, praticamente in scadenza di mandato, un decreto-legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale appena poche settimane fa, il 24/6/2008. E’ il decreto che obbliga le case farmaceutiche “a comunicare al Ministero della salute e all’agenzia italiana del farmaco il prezzo massimo ex factory con il quale ciascun medicinale è offerto in vendita” e ogni sua successiva eventuale variazione. Cinque articoli E’ un testo emblematico. Lungo più di sessanta righe, scandito in cinque articoli, il decreto detta minuziosamente le regole del come e quando le case farmaceutiche devono comunicare le variazioni al ministero della Salute e all’Agenzia italiana del farmaco, esibisce in un ardito slancio buro-manageriale l’esotica espressione mezza latina e mezza inglese ex factory (disturba una ministro italiana, nata in Piemonte, usare in un atto ufficiale della Repubblica la vecchia espressione in madrelingua “franco fabbrica”?), ma curiosamente non si domanda in nessun punto se, da chi e come questo prezzo massimo viene comunicato “anche” agli interessati cittadini. Un irrilevante dettaglio. Tenerne conto sarebbe stato eccesso di trasparenza. Avremmo mortificato i farmaci abbassandoli al livello dei cetrioli. Ci saremmo ridotti come la Francia, che – sciocchina! –  senza acrobazie fra commi e decreti, continua semplicemente a indicare con la pecetta incollata sulla scatola anche il prezzo dei medicinali senza prescrizione.