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Stato

COMUNI ITALIANI AI RAGGI X: quanto incassano, quanto spendonodi CIVICUM

gen 15th, 2009 • Categoria: Comuni, Conti pubblici, Costume e Cultura, Newsletter, Primo piano, Stato

Presentata a Roma la grande ricerca del Politecnico su 23 bilanci Centinaia di dati, decine di tabelle, i più significativi indicatori
Lo studio completo è scaricabile da questo stesso sito

L’analisi comparata dei rendiconti 2007 dei grandi Comuni italiani, realizzata per Civicum da Giovanni Azzone e Marika Arena del Politecnico di Milano, è la più vasta ricerca svolta in Italia nel settore della pubblica amministrazione locale. Essa ha l’obiettivo di aiutare i cittadini a comprendere le scelte della propria amministrazione, “superando” la mancanza di trasparenza nelle informazioni disponibili. A questo scopo, le informazioni vengono lette “per politiche”: cioè, quanto si spende per la cultura o per l’istruzione, qual è l’incidenza delle entrate tributarie, eccetera. In più, le diverse amministrazioni vengono comparate: il benchmarking rende infatti le informazioni maggiormente significative. Per evitare distorsioni nella valutazione, derivanti dalla diversa dimensione demografica dei vari Comuni, i valori assoluti vengono indicati anche in rapporto al numero dei cittadini (valori pro-capite) in modo da rendere quanto più oggettiva e omogenea la valutazione. Confrontando le informazioni sulla propria città con quelle di altre amministrazioni, il singolo cittadino può così formarsi un proprio giudizio.

I bilanci del Comuni, anche nel formato attuale, consentono di rispondere a queste domande: in quali modI il Comune acquisisce le proprie risorse, cioè tasse, imposte, dividendi, contravvenzioni eccetera; quali sono le politiche a cui sono destinate le risorse, cioè l’analisi delle spese correnti e degli investimenti; di quanto sia indebitato il Comune, dunque l’analisi del suo stato patrimoniale; infine, quale percentuale di risorse il Comune spende per il proprio funzionamento (autoamministrazione) e quanto destina ai servizi da erogare ai cittadini. Il bilancio non consente invece oggi di rispondere ad altre domande, egualmente importanti ai fini di una valutazione dell’amministrazione, come per esempio: quali sono i risultati ottenuti dalle politiche pubbliche, qual è l’efficienza della spesa nei servizi, qual è l’avanzamento dei grandi progetti infrastrutturali. Questi quesiti potranno avere risposta soltanto dallo sviluppo dei “cruscotti gestionali” che Civicum sta elaborando.

L’analisi ha interessato 23 Comuni italiani, nei quali complessivamente risiede il 18% della popolazione. Sono rappresentate nella ricerca tutte le regioni, ad eccezione della Val d’Aosta, per le diverse regole contabili che non consentono una comparazione, e la Calabria, per la quale erano stati i Comuni di Catanzaro e Reggio Calabria, senza però che nessuno dei due sia stato disponibile. Fra i 28 Comuni contattati, oltre a Catanzaro e Reggio Calabria, non hanno dato la propria disponibilità i Comuni di Catania e di Messina. Tuttavia, anche la indisponibilità di quattro importanti Comuni del Sud – quelli di Catania, Catanzaro, Messina e Reggio Calabria – a far analizzare i propri rendiconti del 2007 rappresenta un elemento, non tecnico e non diretto, ma egualmente significativo della ricerca.

Le città interessate dalla analisi sono ripartibili, per collocazione geografica e per dimensione demografica, in nove gruppi. Città con meno di 150.000 abitanti: Bolzano, Novara e Trento per il Nord; Ancona e Pescara per il Centro; Campobasso, l’Aquila, Potenza e Sassari per Sud e Isole. Città con più di 150.000 e meno di 600.000 abitanti: Bologna, Brescia, Trieste e Venezia per il Nord; Firenze e Perugia per il Centro; Bari e Cagliari per Sud e Isole. Città con oltre 600.000 abitanti: Genova, Milano e Torino per il Nord; Roma per il Centro; Napoli e Palermo per Sud e Isole. La varietà è tale da rendere particolarmente interessante e significativo il confronto di dati e politiche. L’intero studio, completo di dati e tabelle, può essere reperito sul sito di Civicum www.civicum.it .

Incalcolabile il vero costo di Istruzione e Giustiziadi GIANNI DE FELICE

dic 4th, 2008 • Categoria: Conti pubblici, Diritto e giustizia, Istruzione, Newsletter, Primo piano, Stato

Sono 42.000 gli edifici scolastici a carico di Comuni e Province, sono 850 i Comuni sedi di uffici giudiziari: praticamente impossibile sommarne gli oneri ai budget per gli stipendi

Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha reso noto qualche mese fa che circa il 97% del budget del suo ministero è assorbito dalle retribuzioni del personale. Improbabile che il restante 3% sia sufficiente per mantenere e gestire tutta l’edilizia scolastica ammontante, secondo la specifica “anagrafe”, a circa 42.000 immobili. Compreso quello del liceo Darwin di Rivoli (Torino), dove è venuto giù un controsoffitto e il pesante tubo di ghisa che vi era adagiato ha ucciso uno studente diciassettenne e ferito altri. Sull’episodio indaga la magistratura. Sullo scenario, che dichiarazioni ministeriali e tragedia torinese aprono, qualcosa merita di esser chiarito, per dovere di trasparenza, ai tanti cittadini che ne sanno meno di nulla.

A prima vista si constata che, essendo tutt’altro che semplice calcolare costi e oneri dei 42.000 immobili di tutta l’edilizia scolastica, diventa praticamente impossibile stabilire quanto ancora debba essere aggiunto a quel 97% del budget ministeriale assorbito dalle retribuzioni, per arrivare al vero totale che l’Italia spende ogni anno per la voce “Istruzione”. E’ una situazione analoga a quella della voce “Giustizia”, per la quale bisogna aggiungere, al budget assorbito dalle retribuzioni al personale dipendente dal ministero, gli oneri e i costi dell’edilizia giudiziaria e penitenziale gravanti sulle tasche dei contribuenti attraverso altre amministrazioni. Anche in questo caso alla domanda “quanto ci costa fare giustizia?” è praticamente impossibile dare risposta.

Ufficialmente, la ragione per la quale quasi tutti gli edifici scolastici non gravano sul ministero dell’Istruzione e gran parte di quelli giudiziari non gravano sul ministero della Giustizia è attribuita a un criterio di decentramento e di territorialità. Un criterio che tuttavia – come le cronache troppo spesso confermano – non garantisce né uniformità né efficienza e comunque impedisce un effettivo controllo della spesa pubblica per i settori interessati. Purtroppo anche decentramento e territorialità – due modalità che dovrebbero portare chiarezza – finiscono per contribuire drammaticamente alla opacità della spesa pubblica. Vale la pena di capire come e perché accada.

Nel gennaio 1996 la legge n.23/96 fissa nuove norme per l’edilizia scolastica, stabilendo che: “In attuazione dell’articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n.142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici: a) i comuni, per quelli da destinare a scuole materne, elementari e medie; b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali. Comma 2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti al comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti”.

E se comuni e province non lo fanno? Niente di grave, nessuna denuncia: si scala semplicemente di responsabilità. All’art.4, comma 9, la legge chiarisce: “Qualora gli enti territoriali non provvedano agli adempimenti di loro competenza, provvedono automaticamente in via sostitutiva le regioni o le province autonome di Trento e Bolzano, in conformità alla legislazione vigente. Decorsi 30 giorni, in caso di inadempienza delle regioni o delle province autonome di Trento e Bolzano, provvede automaticamente in via sostitutiva il commissario del Governo”. Ecco un esempio classico di deresponsabilizzazione legale delle istituzioni: in caso d’inadempienza, provvede in sostituzione il grado superiore o, nella peggiore delle ipotesi, c’è il commissariamento. E’ la tecnica del potere a rischio zero.

La vecchia legge degli enti locali n.142/90 viene sostituita nell’estate del 2000 dalla n.267 intitolata “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, ma la legge sull’edilizia scolastica n.23/96 rimane intatta. Fra i suoi buoni propositi è andata avanti, intanto, la realizzazione di una “Anagrafe dell’Edilizia Scolastica”, depositata presso il ministero competente. Opera preziosa, ma non risolutiva. Sapere che ci sono migliaia di edifici scolastici non a norma, non significa stanziare subito i fondi per metterceli. E sapere che a Rivoli (Torino) un vecchio seminario è stato adibito a sede del liceo Darwin non significa essere al corrente che certi suoi controsoffitti sono in laterizi e qualcuno contiene un pesante tubo in ghisa.

Impegnati sul fronte della trasparenza della spesa pubblica non solo come cittadini contribuenti, ma anche come operatori specifici della chiarezza, anche gli addetti ai lavori giudiziari hanno qualcosa da dire su un assetto – i palazzi di giustizia appartenenti in gran parte ai comuni – che risale addirittura al 1941, quando l’Italia era un regno e il governo fascista l’aveva portata in guerra al fianco di Hitler. Il tema dell’edilizia giudiziaria è stato affrontato ben prima che calcinacci e lastre crollassero, per fortuna di notte, all’interno del palazzo di Giustizia di Milano.

Il sito ministeriale www.giustizia.it riporta un intervento di Gabriella Pergola, direttore generale delle Risorse Materiali, dei Beni e Servizi, in cui si legge tra l’altro: “La maggioranza dei Palazzi di Giustizia italiani sono di proprietà comunale, mentre sono demaniali gli edifici giudiziari di Roma e i Palazzi ‘storici’ di alcune città come Palermo, Milano, Catania, Bari, Cagliari, Firenze, Messina, Trento, Salerno, Reggio Calabria. Pertanto, visto il numero esiguo di edifici demaniali rispetto agli oltre 2000 immobili sedi giudiziarie, l’attività in materia di edilizia giudiziaria si svolge principalmente in collaborazione con i Comuni. Infatti dal 1941 in poi sono i Comuni ad essere direttamente responsabili delle sedi giudiziarie, nel senso che debbono fornire locali idonei dove amministrare la Giustizia. Cosicché una tipica funzione dello Stato centrale viene svolta all’interno di strutture messe a disposizione dai Comuni e sono i Comuni, sede dell’Ufficio giudiziario, ad anticipare le spese di gestione e funzionamento dei locali; spese che vengono rimborsate successivamente in percentuale a seconda dello stanziamento del bilancio statale”.

A parte la nebulosità di questo rimborso parziale e variabile, sia sui tempi di quel vago “successivamente”, sia sull’entità di quello “a seconda dello stanziamento”, sembra opportuno ricordare che sono 850 i comuni italiani sedi di uffici giudiziari. E che il dissesto finanziario del comune di Napoli era così inquietante fin dal 1994, che il ministero di Giustizia – anche su sollecitazione del procuratore generale Agostino Cordova, che non gradiva sentirsi inquilino dell’amministrazione comunale partenopea – sollecitò la legge n.102/94 per l’istituzione di un “Ufficio Speciale” che assumesse direttamente la gestione dell’edilizia giudiziaria napoletana.

Bastano questi pochi flash sull’assetto dell’edilizia scolastica e giudiziaria per capire che, nei molto confusi conti del nostro Stato, non siamo in grado di stabilire con ragionevole approssimazione quale sia l’effettivo costo “tutto compreso” dell’Istruzione e della Giustizia. Per di più, ogni confronto con gli altri paesi europei è reso impossibile dalla sostanziale eterogeneità dei nostri schemi. Per confrontarci, e avere dunque una misura dei nostri sperperi, o della nostra miseria, dovremmo omologare certi nostri servizi fondamentali, come istruzione e giustizia, a quelli dei più vicini partner Ue. Ma è dubbio che il “sistema Italia” voglia rinunciare a certe sue redditizie “specificità”. Forse non è un caso che il coinvolgimento delle Province nell’edilizia scolastica avvenga proprio quando, a metà degli anni Novanta, si comincia a metterne in dubbio l’utilità, visto che a presidiare il territorio sono arrivate da oltre vent’anni le Regioni. Honny soit qui mal y pense…

Al cittadino non far sapere…di FEDERICO SASSOLI DE BIANCHI

nov 20th, 2008 • Categoria: Conti pubblici, Newsletter, Primo piano, Stato

I budget delle società sono comprensibili, i bilanci preventivi delle pubbliche amministrazioni no: stranamente quasi tutti accettano queste reticenze

La crisi finanziaria ed economica che stiamo attraversando, ha reso lo Stato il garante dei nostri risparmi e il responsabile dell'attuazione di misure necessarie per contrastare la recessione e per difendere i ceti più esposti. Per questo dovremmo essere tutti più interessati a capire cosa fa lo Stato, con quali risorse, e con quale credibilità. Evitiamo di sostituire ad una fiducia cieca nelle società di Rating e nella finanza globale una fiducia altrettanto acritica nelle capacità del Pubblico.

A fine anno le società fanno i budget e le amministrazioni pubbliche i bilanci preventivi. Gli uni di solito sono comprensibili, i secondi no. Stranamente i giornalisti che di solito sono dei tipi "curiosi" sui conti pubblici - con qualche eccezione - prendono quello che passa il convento e si accontentano. Cominciamo da quelli dello Stato dove vige l'abitudine, scandalosa, di presentare solo le variazioni di un anno rispetto all'altro. In questo modo se uno non ha a mente il bilancio consuntivo dello Stato dell'anno precedente , non capisce niente.

L'anno scorso il Ministro Padoa Schioppa aveva presentato una tabellina che riassumeva per missioni le risorse allocate e quelle che quindi potevano essere da allocare. Le missioni erano 34 e la loro individuazione era il risultato di un lavoro di riclassificazione della spesa Statale. E' stato un primo passo benvenuto verso una maggiore comprensibilità dei conti pubblici.

Quest'anno potrebbe essere migliorato inserendo anche le entrate e la proposta del governo di modifiche, aggiornandolo e tenendolo on line con le misure approvate definitivamente dal Parlamento. Infine, sempre nell'ottica di far capire il cittadino, non guasterebbe un quadro riassuntivo di come va la spesa pubblica consolidata , cioè quella aggregata di tutti i livelli della Pubblica Amministrazione.

Un contributo per migliorare il nostro Paese

lug 24th, 2008 • Categoria: Controllate, Costume e Cultura, Mission, Stato
PICCOLA GRANDE  MISSIONE La nostra non è una battaglia economica ma etica: uno Stato che non spreca è uno Stato più giusto, che ha risorse per i più deboli e per lo sviluppo di  Federico Sassoli de Bianchi- Presidente di Civicum Questo è l’ultimo lancio della newsletter di Civicum prima della pausa estiva, è un arrivo di tappa, una pausa di bilancio. Perciò chiediamo permesso di parlare, una tantum, un po’ di noi. Per dirvi, per esempio, di cosa pensiamo di dover essere soddisfatti. Ecco una sintesi. Abbiamo presentato in gennaio, con la Fondazione Corriere della Sera, i conti dei grandi Comuni, elaborati dal Politecnico di Milano,  con la partecipazione di Letizia Moratti sindaco di Milano e Walter Veltroni sindaco di Roma. Abbiamo poi continuato a presentare con Ufficio Studi Mediobanca l’analisi sui bilanci e su costi qualità ed efficienza delle controllate comunali e dei maggiori competitors. Abbiamo mandato entrambi gli studi – circa 1.000 copie – a tutti gli assessori e consiglieri dei Comuni interessati. Abbiamo avviato il rating della trasparenza dei bilanci dei principali 25 Comuni, in collaborazione con Ernst & Young, Deloitte, KPMG e PricewaterhouseCoopers (le Big Four della revisione) della revisione che hanno lavorato gratuitamente: alla speciale e inedita analisi – voluta e seguita dal co-fondatore di Civicum Mario Camozzi – il Sole 24Ore ha dedicato un’intera pagina. Nell’ottica della collaborazione con le istituzioni, abbiamo poi scritto a tutti i sindaci indicando quali erano le aree del loro bilancio da migliorare.

Controllate comunali

Abbiamo avviato, sempre con il Politecnico, gli approfondimenti su trasporti pubblici locali e viabilità, sicurezza,  servizi all’infanzia e  per gli anziani: i famosi “cruscotti” che hanno l’obiettivo di andare oltre la pura analisi dei bilanci, per  rispondere non solo alla domanda  “dove vanno i soldi” ma anche di rilevare se sono spesi in modo efficiente ed efficace.

Fundraising

Abbiamo sviluppato i nostri servizi, con una nuova formula di questa newsletter che viene ora inviata via e mail ogni due settimane a circa 15.000 lettori tra cui 12.000 giornalisti; con l’elaborazione di un rendiconto sintetico per i cittadini di Milano, Napoli, Roma e Torino, che è stato inviato a tutti i consiglieri comunali; con l’organizzazione in modo professionale della nostra raccolta fondi e l’assunzione di una responsabile del fundraising. Queste realizzazioni ci fanno sperare di aver accreditato ancora di più Civicum come interlocutore rigorosamente scientifico, assolutamente no profit e politicamente indipendente. Ma non scrivo per celebrare i successi degli ultimi dodici mesi. Vorrei piuttosto anticipare qualche cenno di cosa Civicum si propone di fare – compatibilmente con le risorse disponibili – nei prossimi diciotto, cioè fino a dicembre 2009. Conferma di tutte le iniziative ormai tradizionali, istituzione di nuovi programmi di analisi ricerca e collaborazione, realizzazione di eventi idonei a sensibilizzare l’opinione pubblica, avendo come sempre nel mirino un solo grande obiettivo: dare un contributo, limitato ma concreto, al miglioramento del nostro paese.

Cultura civica

La nostra non è una battaglia economica ma etica perché uno Stato che non spreca è uno Stato più giusto, che ha risorse per i più deboli e per lo sviluppo. Siamo convinti che la trasparenza sia il grimaldello indispensabile per produrre nei cittadini il senso di appartenenza e nelle istituzioni la necessità di migliorare efficienza ed efficacia. In questo paese dove predomina l’individualismo e mancano cultura civica e senso del bene comune, noi abbiamo una piccola-grande missione: quella di tenere alta una fiammella di speranza. Nel buio che a volte sembra inghiottire la nostra vita pubblica noi crediamo che le armi della luce prevarranno. Trasparenza  vuole dire anche onestà, responsabilità, merito. Per questi valori vale la pena di impegnarsi, cominciando da noi stessi,  con  l’obiettivo di sapere di fare quanto possiamo per rendere l’Italia un paese di cui essere un po’ più fieri.

CON QUESTI CONTI INCIAMPANO ANCHE GLI ESPERTI

lug 10th, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Servizi generali, Stato
LE CONFUSE CIFRE DELLO STATO Accade così che si presenti come “tagliente” una manovra di Tremonti che è invece molto “morbida”. Quanto costano i ministeri: 40 miliardi di euro o 380? Perfino il Corriere della Sera può sbagliare in prima pagina, quando si tratta di conti pubblici. La mancanza di comprensibilità dei conti dello Stato è tale che non stupisce che anche un giornalista del calibro di Mario Sensini non si ritrovi più nei conti della manovra di Tremonti. In effetti in copertina dell’ultima edizione del supplemento “Corriere Economia” si annuncia una manovra tagliente “con riduzione delle spese dei ministeri del 20% nel 2008, del 20% nel 2009 e del 40.5% l’anno successivo.” Questa manovra è di 8 miliardi nel 2008 e nella proporzione annunciata per gli anni successivi. E’ giusto il conto? Non sembra. Percentuale corretta La percentuale sarebbe infatti corretta, se il costo dei ministeri fosse in totale di 40 miliardi. Ma così non è. Il costo totale dei ministeri è di molto, ma proprio molto maggiore. Per avere un quadro di insieme ed un ordine di grandezza, come appare necessario, bisogna tener presente che la spesa pubblica  totale per il 2007 si attesta intorno a 750 miliardi di euro, di cui 380 di spese correnti (Vedi Istat: Il conto consolidato della Pubblica Amministrazione). Al netto delle spese per interessi, pari a circa 72 miliardi, e dei trasferimenti a enti pubblici, pari a circa 160 miliardi, rimangono oltre 140 miliardi. Riferendoci alle sole spese correnti, stiamo quindi parlando di un taglio del 5% nel 2008 e 2009 e del 10% nel 2011. Comunque una bella riduzione, se attuata creando efficienza. Ma ci piacerebbe che il Ministro dell’economia parlasse partendo dalla situazione complessiva esistente. Nella pubblica opinione è lui il responsabile dei conti pubblici, anche se può influire solo su una parte di essa. Se infatti ci riferiamo alla spesa pubblica totale (circa 750 miliardi nel 2007), il taglio di 8 miliardi nel 2008 corrisponde a poco più del 1%. Un cauto inizio, non un colpo di mannaia. Si può fare di più? E’ una scelta. Ma, se si vuole ridurre maggiormente la spesa pubblica totale senza peggiorare la qualità dei servizi, bisogna che fin dalle prime battute il governo indichi dove e come si intende creare efficienza. Se invece non si intende farlo, lo si dica chiaramente: sarebbe certamente una scelta politica che ha una dignità, ma a patto che la si comunichi con la dovuta trasparenza. In fondo è proprio la scarsa trasparenza dei conti dello Stato – non ancora si è arrivati alla pubblicazione su Internet del bilancio in forma completa, ordinata e comprensibile da tutti – a giocare brutti scherzi a  politici anche di valore  (recentemente un ministro ha confuso la voce “spese di giustizia” con la spesa totale del ministero di Giustizia) ed a giornalisti  anche di consumata esperienza.

Statistiche di Stato e curiose normative

mag 29th, 2008 • Categoria: Conti pubblici, Costume e Cultura, Istituzioni, Primo piano, Servizi generali, Stato
SVELATE DA FIORELLA KOSTORIS In un’intervista al “Corriere” l’ex moglie di Padoa Schioppa, ordinaria di economia politica alla Sapienza, dice: “Alla Commissione europea i conti italiani risultano attendibili solo alla quinta revisione. E il gettone di presenza alla Commissione di garanzia dell’Informazione Statistica è trasmesso dall’Istat” di Gianni de Felice “Se parliamo di finanza pubblica, cioè dei dati che sono alla base delle politiche economiche e del Patto di stabilità e crescita europeo, la mia risposta (alla domanda: che fondamento hanno le critiche che vengono mosse all’Istat? – n.d.r.) sta in un documento della Commissione europea del febbraio 2007: dall’analisi dei dati sul deficit pubblico trasmessi a Bruxelles tra il 1994 e il 2006, quelli italiani risultano sistematicamente sottostimati e solo alla quinta revisione raggiungono il grado di attendibilità che i francesi garantiscono fin dalla prima trasmissione”. A pronunciare questo severo giudizio sulla trasparenza dei conti dello Stato italiano, in un’intervista pubblicata da “Corriere economia” del 26 maggio, non è uno straniero che non ci ama, un Martin Schultz per esempio, ma la professoressa Fiorella Kostoris, ordinaria di economia politica all’università La Sapienza di Roma ed ex moglie di Tommaso Padoa Schioppa. Una persona informata sui fatti. C’è qualcuno che si sente ancora di sostenere che la trasparenza non sia un’esigenza primaria per restituire credibilità a un Paese, pescato sempre più spesso con le dita nella marmellata dei conti truccati? La domanda è tanto più giustificata se, nella stessa intervista al “Corriere economia”, la professoressa Kostoris scopre un altro altarino, conosciuto – forse – soltanto dagli addetti ai lavori e quindi sconosciuto alla stragrande maggioranza degli italiani. Sentite. Sempre parlando dei numeri che dà l’Istat, la professoressa Kostoris spiega: “In Italia c’è una Commissione per la Garanzia dell’Informazione Statistica, formata da eccellenti studiosi, che tuttavia ha problemi di governance. Le norme istitutive non hanno stabilito la terzietà della Commissione rispetto all’esecutivo. In aggiunta, la commissione fra vigilanti e vigilati è del tutto inappropriata: il presidente della Commissione è membro di diritto dell’organo che amministra l’Istat, il presidente dell’Istat partecipa ai lavori della Commissione e il gettone di presenza dei commissari è trasmesso dall’Istat”. In parole meno eleganti, l’organismo che deve garantire la genuinità delle statistiche ufficiali è pagato dall’istituto delle statistiche ufficiali. Conflitto di interessi? Ma, no: sinergie! Coraggio, Brunetta. Per arrivare alla trasparenza pubblica di un paese serio c’è tanto lavoro da fare. Per ora abbiamo cominciato a svuotare il mare con un secchiello.

FORZA BRUNETTA ! La trasparenza finalmente arriva al governo

mag 29th, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Istituzioni, Primo piano, Stato
LA NOSTRA MISSIONE TROVA GRANDI ALLEATI Complimenti al ministro della Funzione Pubblica che, comunicando stipendi e assenze, ha cominciato con fatti e non parole l’Operazione Trasparenza. Dobbiamo sostenerlo perché la battaglia non ancora è vinta: ricordiamoci delle “liberalizzazioni” di Bersani di Federico Sassoli de Bianchi Presidente di Civicum Complimenti al ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta,  perché ha cominciato l’Operazione Trasparenza non con parole ma con un fatto: pubblicando su internet stipendi e assenze dei dirigenti del suo ministero . In futuro vuole portare  in rete obiettivi, valutazioni e indicatori  di spesa e qualità. La battaglia  di  Civicum di diffusione di una cultura della trasparenza e della rendicontazione comincia a dare i suoi frutti. Possiamo essere soddisfatti? Non ancora. Azionisti dello Stato Fa bene al cuore sentire dal ministro temi e parole che andiamo promuovendo da anni : “I  cittadini  sono gli ‘azionisti’ dello Stato, e devono avere le stesse informazioni che vengono prodotte dalle società quotate“, ha affermato Brunetta. E’ certamente positivo che la grande maggioranza dei dirigenti abbia dato il consenso a far pubblicare i propri stipendi ( ma 13 non lo hanno dato) e che siano stati pubblicati gli importi dei premi legati ai risultati ( spesso uguali per tutte le posizioni dello stesso livello  ) e delle assenze ( da migliorare con formati più omogenei per i vari settori) . Ancora meglio sapere che l’obiettivo del ministro è far recuperare al sistema pubblico il 30–40 % di efficienza attraverso incentivi e sanzioni per i comportamenti improduttivi. Fantastico ! Questo è il punto. Punire i fannulloni è giusto, ha certamente un effetto positivo sui tanti che lavorano seriamente ed è stato astuto porre la questione in termini comprensibili a tutti e difficilmente difendibili da sindacati e politici. I fannulloni sono però la punta dell’iceberg : il grosso del problema è l’inefficienza diffusa in quasi tutta la Pubblica Amministrazione. Sono i tanti che lavorano per produrre poco. Migliorare l’efficienza vuol dire cambiare il modo di operare dello Stato. Ci riuscirà? Il ricordo della “lenzuolata” di liberalizzazioni di Bersani,  in gran parte arenate  per l’opposizione dei vari gruppi di interesse, è ancora forte. Anche lì si era all’inizio del cammino di un nuovo governo e le aspettative erano alte. Cosa imparare allora dai passati insuccessi  e in che modo superare le resistenze che certamente saranno fortissime ? Alcune proposte E’ previsto a breve un tavolo con i sindacati per la revisione dei contratti pubblici. Notoriamente il potere politico è  debole rispetto alle pressioni dei sindacati Pubblici. La determinazione di un ministro può non bastare. Brunetta renda trasparente anche questa trattativa invitando a farne parte  le associazioni che rappresentano i cittadini consumatori dei servizi pubblici e azionisti dello Stato. Oppure trasmetta in diretta su internet le riunioni. Il costo è nullo e in questo modo si attenuerebbero le posizioni sindacali prettamente corporative, più difficilmente difendibili. Bisogna creare forze antagoniste che siano interessate a realizzare la trasparenza almeno altrettanto  di quanto lo sono certi gruppi di interesse a bloccarla. Per questo bisogna quantificarne i frutti e attribuirli per avere degli alleati. Non basta un’ indicazione generale. Quanti miliardi si vogliono risparmiare ? A chi andranno ? Che premi avranno i dipendenti pubblici che riusciranno a realizzare questo piano?  Di quanto si possono ridurre le tasse e a chi? Quali nuove infrastrutture si possono realizzare? L’impegno all’efficienza nello Stato non può allora essere del solo ministro della Funzione Pubblica, ma deve essere di tutto il Governo e del Premier in particolare. Benvenute idee e suggerimenti E’ necessario inventare occasioni, situazioni, strumenti che diano alle istituzioni la possibilità di aprirsi ai cittadini e a questi ultimi di cominciare a comportarsi da “azionisti”, interessandosi alla gestione dei beni comuni. Su questo fronte, benvenute le idee e le proposte. Pronti a valutare ogni suggerimento, ritorneremo sul come dove e quando realizzare qualcosa che esprima a voce ancora più alta, e rafforzi su concrete basi di seguito e consenso, quella domanda di trasparenza ed efficienza rivolta alle istituzioni. Ma intanto non lasciamo solo Brunetta. Facciamogli sentire il peso dei milioni di italiani che condividono la sua battaglia. Forza, ministro!

Il “popolo italiano” non può saper neanche ciò che è stato deciso in… “nome” suo!

mag 19th, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Istituzioni, Servizi generali, Stato
CASO CURIOSO E SCONOSCIUTO Il Tar del Piemonte e poi il Consiglio di Stato hanno negato a un’associazione di contribuenti il diritto di accedere tutte le sentenze emesse dalle Commissioni Tributarie piemontesi di  Alberto Arrigoni 'Commissione Nazionale norme di comportamento tributarie' In nome del popolo italiano (ma non facciamoci sentire!). Quando secoli fa veniva pubblicato “Del primato degli italiani” il Guicciardini non pensava che tale primato si sarebbe prolungato nel tempo. L’Italia è l’unica nazione europea che ha istituito una autorità garante dei dati personali e della difesa della privacy di cui ci facciamo tutti vanto ed a volte utilizziamo come miope barriera. Il fatto Taluni contribuenti hanno richiesto, tramite una propria associazione, di poter accedere a tutte le sentenze emesse “In nome del popolo italiano” dalle Commissioni Tributarie del Piemonte, sentenze emesse da un organo giurisdizionale che definisce con sentenze controversie tributarie. A fronte del rifiuto hanno chiesto l’accesso con ricorso al TAR Piemonte che ha respinto la domanda (sentenza 3500/2007) ed hanno proposto ricorso in appello al Consiglio di Stato che con la decisione 1363/2008 ha confermato la sentenza del TAR e negato il diritto all’accesso. Il motivo Il motivo? Eccolo: trattandosi di provvedimenti giurisprudenziali, le sentenze -  peraltro pubbliche - non sono tra i provvedimenti amministrativi nei confronti dei quali si possa pretendere il diritto all’accesso in base alla legge posta a base della richiesta. Siamo in presenza di una esasperazione “bizantina” del concetto del diritto come possibilità di negare anche l’evidenza! Lo spauracchio Se un atto è pubblico, e tale deve essere una sentenza emessa “In nome del popolo italiano”, anche se ne viene richiesta copia sbagliando la domanda non si può affermare che non è un atto conoscibile; perché se la domanda fosse stata svolta in altra forma lo stesso atto sarebbe diventato a conoscenza diffusa! Ecco allora due pesi e due misure per la stessa fattispecie, solamente condizionata dall’ottica della visione specialistica da carbonari, con il generale spauracchio della difesa dei dati (i nomi delle parti!).

Le 5 regole per avere credibilità

mag 19th, 2008 • Categoria: Istituzioni, Primo piano, Stato
COME IL NUOVO GOVERNO PUO’ EVITARE I VECCHI VIZI L’Esecutivo indichi dieci obiettivi, chiari e misurabili, da realizzare nei prossimi sette-dieci anni. Controllo trimestrale da Autorità indipendente dell’avanzamento del programma, con comunicazione ai cittadini. Se si registrano ritardi, sostituire Ministro o dirigenti responsabili con altri di eguale matrice politica ma di maggiori capacità. di Federico Sassoli de Bianchi Presidente di Civicum “Se non sai dove vai non ci arriverai mai!” E’ la prima regola che insegnano nei corsi di strategia. Tremonti, ministro dell’Economia e ideologo ufficioso del PDL scrive nel suo ultimo libro che “è necessario un piano a vent’anni per l’Europa”. Padoa Schioppa, ministro uscente dell’Economia, dichiara al Corriere: “E’ necessario un piano a dieci anni per rilanciare l’Italia”. Gli risponde Tremonti: “Lo possiamo fare in meno tempo”. Bene, che il Governo allora indichi al Paese 10 obiettivi chiari e misurabili, da realizzare nei prossimi 7 / 10 anni. Coinvolgimento e convinzione E’ diritto dei Cittadini conoscere dove si vuole andare. E’ dovere dell’Esecutivo svolgere la propria funzione di guida e rendere partecipi i Cittadini informandoli, coinvolgendoli e, soprattutto, convincendoli che quegli obiettivi saranno realizzati. Senza questa convinzione in una democrazia non si raggiungono grandi mete, ne’ si avvia il processo virtuoso per cui una profezia si realizza proprio perché tutti ci credono. Ecco come fare per essere credibili: 1. - Gli obiettivi siano chiari, quantificabili, con delle scadenze e, possibilmente, con i nomi dei  responsabili dell’attuazione. 2. - Vengano indicate, per ogni singolo obiettivo, delle tappe intermedie che indichino ogni trimestre dove bisogna essere per arrivare puntuali a destinazione. 3. - Ogni trimestre si facciano verifiche da parte di un’Autorità indipendente e si dia risalto alla rilevazione sui media. Voto palese 4. - Se sono necessari provvedimenti legislativi, il Governo chieda la fiducia facendo sì che, attraverso la votazione con voto palese, ogni parlamentare si assuma la propria responsabilità. 5. - Se per tre trimestri consecutivi si registra un ritardo, il Ministro o i dirigenti responsabili siano rimossi e sostituiti da altri della stessa provenienza politica, ma con maggiori capacità. Questo è il punto che darebbe maggiore credibilità a tutta l’operazione. E’ anche il più difficile da realizzare.

Proposta al Governo (un segnale subito per dare fiducia)

apr 22nd, 2008 • Categoria: Comunicazione pubblica, Conti pubblici, Primo piano, Stato


di Federico Sassoli de Bianchi - Presidente di Civicum

Il Bilancio dello Stato a casa degli Italiani

Rendere conto ai cittadini di come sono stati spesi i loro soldi sarebbe un cambiamento simbolico: da semplici contribuenti ad azionisti. E non costerebbe un euro, se il documento fosse aggiunto alla lettera dell’Agenzia delle Entrate che certifica la regolarità delle dichiarazioni dei redditi.

Al nuovo governo facciamo il migliore degli auguri: quello di vincere le elezioni del 2013. Questo vorrà dire che rimarrà in carica per cinque anni e che gli elettori considereranno che avrà governato bene, a differenza degli ultimi governi che sono sempre stati bocciati dagli italiani che hanno regolarmente premiato l’opposizione. Nell’anno in cui siamo entrati - secondo l’Economist - nel novero dei paesi più poveri d’Europa, superati dalla Spagna come ricchezza (PIL) pro capite e con la previsione di essere superati dalla Grecia l’anno prossimo, questa è una missione difficile.

E’ necessario un piano d’urto per i primi 100 giorni, che dia un segnale forte di rottura con il passato, cambi le aspettative e indichi le direzioni di marcia, e la capacità di perseguirla per i restanti cinque ( o dieci ) anni. Il problema principale dell’Italia è lo Stato. Quando il 50.3 % del PIL è gestito dalla Pubblica Amministrazione – secondo Eurostat – e quando studi, inchieste e l’opinione corrente di chi ha a che fare con il settore Pubblico sono concordi nell’indicare la presenza di grandi inefficienze , è evidente che il problema è lo Stato.

E’ da lì che bisogna partire. Magari affrontando il tema in un più ampio quadro di riforme da attuare per rilanciare il paese, con una commissione Berlusconi sul modello non partisan di quella voluta da Sarkozy. La buona notizia è che riformare lo Stato è relativamente facile da un punto di vista tecnico, nel senso che si sa cosa fare. Il problema è politico.

Tre scenari

Ci sono tre scenari per il settore Pubblico. 1 - Vince l’immobilismo e la paura di scontrarsi con interessi corporativi: tutto rimane com’è, con la certezza di un continuo declino per l’Italia; 2 - riduciamo i settori in cui lo Stato o le amministrazioni locali fanno da imprenditori, fornendo servizi.

Non c’è un motivo particolare perché servizi che possono essere offerti da aziende o cooperative in competizione tra loro, debbano essere offerti dal settore Pubblico in regime di monopolio o semi monopolio. Non c’è più il panettone di Stato, le banche sono state liberalizzate, scuole ed ospedali potrebbero essere il prossimo passo. Le privatizzazioni hanno molto più successo nei settori dove è possibile la concorrenza che in quelli dove c’è un monopolio naturale ( treni, acquedotti, etc.) .

Lo Stato sussidi i più deboli e stabilisca regole di mercato e controlli, superando l’attuale conflitto di interesse che lo vede controllare le attività che esso stesso svolge; 3 - manteniamo il settore pubblico con l’attuale dimensione dei servizi ma trasformiamo lo Stato rendendolo un campione di efficienza ed efficacia.

Naturalmente gli scenari non sono alternativi ma si possono realizzare in un mix tanto più virtuoso tanto più si sposta sugli ultimi due. Per noi il primo scenario è inaccettabile. La scelta tra privatizzazione o efficientizzazione dei servizi pubblici è una scelta politica in cui Civicum non entra. E’ chiaro però che almeno una delle due è indispensabile. Alitalia docet. Se lo Stato non è capace di gestire bene, alla fine le privatizzazioni si fanno per forza, nel modo peggiore. E non si pensi che certi settori siano riparati dalla concorrenza internazionale.

L’inefficienza nello Stato produce arretratezza e infine richieste di soluzioni privatistiche, anche in servizi un tempo esclusivi del Pubblico: si pensi alla diffusione dei servizi di vigilanza privati, agli arbitrati, ai servizi di posta DHL, etc.

Flessibilità

Questo Governo deve mettere al centro del proprio programma un’ampia riforma dello Stato, che introduca flessibilità e che premi il merito. Il settore pubblico per sua natura di ente destinato a perseguire il bene comune, dovrebbe essere meno vincolato di quello privato, al contrario di quello che succede oggi.

I controlli devono avvenire attraverso indicatori pubblici di efficienza ed efficacia e a posteriori, sui risultati. Non è un’utopia, è quello che è stato fatto ad esempio a New York - otto milioni di abitanti - in due anni. Berlusconi da imprenditore sa che non si può guidare una grande organizzazione senza strumenti di controllo; come grande comunicatore e conoscitore degli umori della gente sa che c’è grande sfiducia verso le istituzioni ; come leader sa che non si vincono le battaglie con un esercito stanco e disilluso. Dia un segnale forte di cambiamento introducendo la trasparenza come priorità. Per l’Italia sarebbe una rivoluzione, pacifica, rapida e senza costi.

Esempi e campagne

Il Governo annunci che a partire dal prossimo anno milioni di cittadini riceveranno un rendiconto di come sono stati impiegati dallo Stato i loro soldi. Sarebbe un cambiamento simbolico : da semplici contribuenti ad azionisti. E non costerebbe un euro in più di spese postali se fosse abbinato alla lettera dell’Agenzia delle Entrate che certifica se vi sono stati errori o meno nella dichiarazione dei redditi.

Civicum, con l’aiuto di tutti quelli che ci supportano, nei prossimi mesi sarà accanto al Governo, così come è stato accanto ai sindaci dei grandi Comuni, per stimolare e promuovere trasparenza ed efficienza, con esempi esteri, studi, campagne ed azioni di comunicazione. Così facendo compiremo un importante salto dimensionale, allargandoci dai temi locali a quelli nazionali.