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Trasporti e comunicazioni

COME VA IL TRAM?

lug 10th, 2008 • Categoria: Comuni, Controllate, Trasporti e comunicazioni
SUL SITO WWW.CIVICUM.IT CIFRE TABELLE E CONFRONTI DELLO STUDIO DEL POLITECNICO SUI TRASPORTI LOCALI Pronte da scaricare! ROMA  SVILUPPATO Nel 2006 ha registrato il 7% di mezzi in più e vanta la maggior crescita del numero di passeggeri. MILANO  EFFICIENTE Primato di produttività per dipendente e buon servizio. il 98% delle corse non supera i 10’ di ritardo. NAPOLI  GENEROSO Offre il biglietto più economico d’Italia e addebita ai passeggeri solo il 18% del costo del servizio. TORINO  COMODO Tutte le stazioni della metro hanno gli ascensori e sul 75% dei mezzi si viaggia con l’aria condizionata. di  Giovanni Azzone I trasporti pubblici locali sono tra i servizi comunali che più influenzano, in modo generalizzato, la nostra qualità della vita. L’analisi delle loro prestazioni rappresenta quindi un modo per capire “dove si vive meglio”. I dati sui quattro principali comuni italiani, Milano, Napoli, Roma e Torino, non forniscono però una risposta univoca. Chi vuole una città efficiente e produttiva, in cui le risorse sono usate razionalmente per assicurare trasporti frequenti e puntuali, sceglierebbe indubbiamente Milano, dove il servizio costa al Comune mediamente 9 centesimi per passeggero, la metà di Torino, un quarto di Roma, un settimo di Napoli. Dove la produttività dei dipendenti è del 50% superiore a Roma e Torino e tripla rispetto a Napoli. Dove i passeggeri per dipendente sono sensibilmente superiori a tutto il resto d’Italia. Dove quasi il 98% delle corse non supera i 10 minuti di ritardo. Diritto gratuito Chi invece vede nel trasporto pubblico un “diritto gratuito” per tutti e giudica il servizio dal prezzo del biglietto, dovrebbe vivere a Napoli, dove il biglietto giornaliero costa meno che in tutto il resto d’Italia e viene “addebitato” ai passeggeri solo il 18% dei costi complessivi, contro il 53% di Milano o il 45% di Torino. Se qualcuno vuole privilegiare il confort e la comodità, dovrebbe scegliere la “sabauda” Torino, dove tutte le stazioni metropolitane sono dotate di ascensore, e l’aria condizionata è in dotazione a tutte le vetture metropolitane e al 75% dei mezzi di superficie. Chi infine è abituato a cercare le occasioni, scegliendo luoghi che verranno valorizzati in futuro, punterebbe tutto su Roma, la città che ha investito maggiormente (quasi 200 € per abitante nel solo 2006), che ha il maggior tasso di rinnovo del parco veicoli (più di un quarto sono stati acquistati negli ultimi tre anni) e che è l’unica delle quattro città dove è aumentato il numero dei veicoli disponibili (+7%). Roma non a caso è la città che ha visto crescere maggiormente i passeggeri del trasporto pubblico locale. A Francoforte e Zurigo Come si dice….città a misura di cittadino. Rimane però un dubbio di fondo: perché questo cittadino dovrebbe scegliere l’Italia? Il confronto tra i quattro “grandi comuni nazionali” e il resto d’Europa è infatti spesso “perdente”, non a caso in Italia l’uso del trasporto pubblico costituisce ancora un fenomeno molto meno diffuso che in altre realtà europee. Un solo dato per tutti: il numero dei passeggeri del trasporto pubblico locale, a parità di popolazione residente, a Francoforte o a Zurigo è quasi il doppio che a Milano o Roma.

Parla Linda Lanzillotta: Tram, scrivere sui biglietti il prezzo sociale e costo reale

mag 5th, 2008 • Categoria: Comuni, Comunicazione pubblica, Controllate, Trasporti e comunicazioni
di Vittoria FERRARIS LINDA LANZILLOTTA PARLA DI “CONTROLLATE” E PROPONE… SU I BIGLIETTI DI TRAM, BUS E METRO SCRIVIAMO CHIARO PREZZO (SOCIALE) E COSTO (REALE) Il trasporto locale è il servizio più difficile: “Farlo sapere ai cittadini li renderebbe più attenti sulla fruizione sulla qualità del servizio, sull’elusione tariffaria e più consapevoli del valore ciò che consumano. La gestione non può finanziare, oltre la spesa di esercizio, anche gli investimenti” Il tema della trasparenza viene subito affrontato con un esempio pratico e concreto: “Proporrò che il biglietto dell’autobus rechi doppia dicitura: il prezzo del biglietto, ma anche il costo che il cittadino paga – con la fiscalità locale, addizionale comunale IRPEF, ICI e altro – per finanziare il servizio. Il cittadino paga 1€ il biglietto del tram, ma non capisce quale sia il costo di quel servizio. Farglielo sapere, lo ritengo un aspetto fondamentale per elevare l’attenzione sulla fruizione e sulla qualità del servizio, sull’elusione tariffaria, e per accrescere nel consumatore la consapevolezza del valore di ciò che consuma”. Chi parla è Linda Lanzillotta, 59 anni, calabrese di Cassano Jonica, una figlia, ministro pe gli Affari Regionali nell’ultimo governo Prodi, per anni ai vertici delle strutture municipali, ministeriali e governative, tra i massimi esperti italiani di pubblica amministrazione, uno dei quali è suo marito Franco Bassanini. Affrontando il tema della trasparenza delle controllate comunali, a pochi giorni dalle elezioni, è inevitabile parlare di Trasporto Pubblico Locale. E il ministro Lanzillotta spiega: “Il TPL ha caratteristiche particolari. Non ha goduto fino a quest’anno di una prospettiva stabile di finanziamento, solo con la Finanziaria 2008 il problema è stato affrontato e risolto. Questo vuol dire che fino a poco tempo fa, l’assenza di una programmazione finanziaria impediva la definizione di quei corrispettivi pluriennali che devono essere alla base delle gare. Il TPL richiede anche degli investimenti pubblici. Non possiamo pensare che la gestione sia in grado di finanziare, oltre la spesa di esercizio, anche gli investimenti”. Servizio idrico, altro punto cruciale delle controllate comunali: ministro, perché è da considerarsi un caso a parte? “Non c’è alcuna ragione di considerarlo tale. E’ solo un caso che presenta due aspetti: da un lato la risorsa idrica, scarsa, deve essere pubblica come anche le reti ( gli acquedotti sono di proprietà pubblica); dall’altro, sia la gestione delle reti che la gestione del servizio devono avere carattere imprenditoriale. Bisognerà integrarli. Il disegno di legge che presenterò riguarderà anche la gestione del servizio idrico”. A quali servizi pubblici locali gioverebbe maggiormente un sistema più concorrenziale? “A tutti, credo, se le amministrazioni locali – che affidano con concessioni e contratti di servizio la gestione dei servizi – imparano a fare il mestiere del Regolatore, in sostanziale conflitto con quello di Azionista. Svuotati di know how in tanti anni di esternalizzazione dei servizi, i comuni hanno delegato alle società di gestione la definizione degli standard, tralasciando di acquisire una propria competenza. Ritengo necessario un salto di qualità, con l’addestramento delle amministrazioni all’attività di regolazione e controllo. Perciò per alcune regioni ho ritagliato fondi destinati alla formazione di una capacity amministrativa in materia. Senza questa competenza, le gare e la gestione dei contratti di servizio restano prive di un effettivo controllo. E non è giusto. I contratti di servizio vanno presidiati con attività di monitoraggio, col coinvolgimento degli utenti, con la conoscenza tecnica dei settori. Anche con l’aiuto di organismi nazionali, se i Comuni ne hanno bisogno”. Ministro, questo vuol dire trasparenza: ma lo sa che il documento che regola il rapporto di servizio fra ente pubblico e controllata affidataria non è accessibile al pubblico? Le risulta che qualcosa del genere accada in altri Paesi europei? “Non lo so, ma prevedo l’istituzione di una banca dati di tutti i contratti di servizio, accessibile al pubblico, in modo che gli utenti conoscano le clausole e siano in grado di verificare e segnalare l’eventuale mancata osservanza. Nel processo di verifica – fondato su una Carta dei Servizi intesa come strumento giustiziabile – dovranno essere coinvolte anche le associazioni di consumatori. Quello della trasparenza rimane uno degli obiettivi da perseguire”. Anche nel resto d’Europa i servizi pubblici locali hanno i problemi dei nostri o l’Italia è un caso speciale? “Ogni paese risente della propria tradizione quanto a modello organizzativo dei servizi pubblici. Ma altrove c’è stato un processo di aggregazione e di crescita industriale dei settori, che a noi è un po’ mancato. Tanto che, sul piano della comparazione internazionale, i nostri servizi pubblici costano molto più di quelli di altri paesi europei, e, soprattutto, presentano una frantumazione che impedisce la nascita e il consolidamento di imprese di servizio più competitive ed efficienti”. Ed è un fenomeno solo italiano quello, un po’ paradossale, delle società “private” a capitale pubblico: al riparo dai vincoli della finanza pubblica, ma col rischio economico addossato alla collettività? “No, non è una nostra esclusiva. Anche in Germania, per esempio, si è operato in tal senso nel settore della sanità, per consentire il window dressing dei bilanci pubblici. Da noi originariamente il modello, che risale alla Legge 142 del ’90, ha rappresentato una modernizzazione della gestione di servizi che erano sostanzialmente amministrativi. Allora, fu un traguardo significativo, un salto di qualità. Poi, con l’entrata nel mercato unico europeo e quindi i vincoli sulla concorrenza, con il trattatodi Maastricht e quindi i vincoli del Patto di Stabilità, questa forma – nata per gestire in modo più imprenditoriale i servizi pubblici – è diventata una sorta di ‘fuga dall’amministrazione’, una maniera per eludere i vincoli sia organizzativi – si pensi alla flessibilità delle assunzioni, non più legate a un concorso – sia finanziari – si pensi al collocamento fuori bilancio dei disavanzi e dell’indebitamento generato dalla loro copertura”. E dobbiamo andare avanti così? “No, credo siano necessarie norme che dissuadano dall’uso strumentale dell’affidamento in house. Nel Disegno di legge che presenterò all’inizio della prossima legislatura prevedo che, se si decide di mantenere in house l’affidamento di un servizio, la società affidataria dovrà sottostare a più stringenti vincoli di gestione. Per esempio: il bilancio dovrà essere consolidato nel bilancio dell’ente controllante, le assunzioni devono sottostare alle regole della pubblica amministrazione. In altre parole: o c’è il mercato che stimola all’efficienza, o c’è il controllo pubblico che la impone”. L’affidamento di servizi pubblici avviene di solito con un’asta, che premia il prezzo più basso. Ma l’economicità va spesso a danno della qualità. Come si può trovare un equilibrio fra economicità e qualità? “Modificando il sistema. Finora ha pesato la non-certezza dei flussi finanziari: gli affidamenti in house sono andati avanti mediante negoziazione anno per anno, con sottostima dei costi, e copertura a consuntivo dei disavanzi. Occorre ribaltare questa logica, concedendo finanziamenti corrispondenti a realistiche previsioni di spesa e negoziare ex ante gli standard di servizio ai quali il gestore dovrà attenersi in termini di qualità e di costi”. Le aste per l’assegnazione di servizi pubblici finiscono troppo spesso in ricorsi, che aggravano i costi: un problema di cultura o un problema di sistema? “Non saprei, quello dei ricorsi è un fenomeno molto diffuso nelle gare pubbliche. Immagino però che si potrebbe limitarlo, investendo della formazione e nella competenza, nell’adozione di capitolati standard e anche chiedendo assistenza all’autorità per gli appalti pubblici. Ma credo che potrebbe essere utile una sorta di moral suasion, affinché si impari ad accettare il risultato di una competizione. Un’ultima curiosità, ministro: cosa dovrebbe spingere un Comune a mettere in gara un servizio svolto da vent’anni da una sua controllata, resa poco efficiente dal lungo monopolio e quindi non riciclabile sul mercato? “Semplice: la valutazione dell’interesse pubblico. Ovvio che la riconversione di una simile controllata sarebbe problematica. Il rinvio delle gare è stato più volte ottenuto in nome del fatto che le aziende dovevano prepararsi al mercato. Bene, l’auspicio è che prima o poi saranno pronte alla logica di mercato, rinunciando a parte della rendita di posizione per dipendenti, management, fornitori, cioè per tutte le categorie di stakeholders interessati, la cui aggregazione rappresenta poi una costituency politica. L’idea è di rimettere in circolo il valore nell’interesse della collettività e non di gruppi particolari”. Perfettamente d’accordo, signora ministro.